Sicurezza
Carrara piange il professor Sergio Caffaz: le ultime parole al figlio prima di morire
Il ricordo commosso di Simone: «È stata la persona che forse mi ha amato più incondizionatamente, quella che mi ha messo sempre al centro di tutto»
CARRARA. Sergio Caffaz amava sua moglie Isa, i suoi figli Simone e Mirko, sua nuora Alessandra e in particolare il nipote Emmanuel, e poi i parenti e gli amici. Tanti in città sono venuti a conoscenza della sua scomparsa anche attraverso un post su Facebook del figlio Simone, consigliere comunale.
«Oggi purtroppo è mancato il babbo Sergio. Non stava bene dall’inizio dell’anno – sono le parole del figlio – In questi mesi mi sono più volte chiesto come lo avrei ricordato, quando sarebbe arrivato il giorno» della scomparsa. Se ne è andato a seguito di una malattia che recentemente gli aveva lasciato i segni: aveva 77 anni e un curriculum degno di nota.
Laureato in biologia, aveva fatto il ricercatore e l’assistente all’università a Pisa di genetica con il professore Bauer, aveva lavorato alla Montedison a Milano e successivamente alla Farmoplant a Massa e quando queste realtà industriali avevano chiuso era rimasto nel centro di biotecnologia con il ruolo di biologo. Prima di andare in pensione aveva lavorato anche a Torino. Negli ultimi anni aveva affiancato la moglie nella gestione dell’attività di famiglia di Sergio: i nonni di Simoni e Mirko, infatti, avevano la più storica licenza commerciale ambulante della città di Carrara, datata 1908. Era un’attività molto conosciuta in città e ubicata in via Roma, davanti alla Cassa di Risparmio.
Sergio era cresciuto nel centro storico, fra piazza delle Erbe e piazza Alberica, prima di acquistare casa a Montia quando convolò a nozze. I suoi genitori avevano anche un negozio al dettaglio in via Rossi, e Sergio era uno di quei volti noti e amati dalla cittadinanza di Carrara.
Il figlio Simone racconta nel suo post che la sera del 13 dicembre alle 21 gli aveva fatto visita in ospedale e gli aveva promesso che il giorno dopo, nella prima mattina, lo avrebbe chiamato al telefono. Il suo post va in parte a sostituire l’ultimo saluto di un figlio a un padre che gli ha lasciato amore e tanti insegnamenti nel corso del suo cammino. «È stata la persona che forse mi ha amato più incondizionatamente, – ha voluto aggiungere Simone – quella che mi ha messo sempre al centro di tutto. “Il mio occhio diritto” mi chiamava da bambino, e anche negli ultimi giorni non faceva che chiamarmi per chiedermi come stavo per una piccola indisposizione che avevo avuto l’altra settimana. “Simo, come stai? ” : questa sarà la frase che mi mancherà di più da ora in poi, perché nessuno più me lo chiederà come me lo chiedeva lui». Dalle sue parole traspare anche il profilo del padre: d’una riservatezza complessa, che non riusciva a esternare i sentimenti: un uomo dunque di non facili sentimenti ma di sentimenti buoni.
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