Sicurezza
Nara Vangelisti, cent’anni portati bene: «Ricordo le cose belle e non ho rimpianti»
Montignoso, in una fabbrica di mattonelle conobbe il marito Renzo, morto nel 2000, mentre la figlia vive a Firenze: «Ho vissuto il fronte per 7 mesi, abitavamo vicino alla Linea Gotica»
MONTIGNOSO. Fare tombola non significa solo segnare il 90. C’è chi come nel caso di Nara Vangelisti, 100 anni il 20 dicembre 2023, il 90 lo ha già segnato sul calendario da tempo, ma ha fatto tombola incontrando, nel suo cammino, un posto sereno e accogliente che condivide con cinque amiche, la più piccola di “soli” 87 anni. Sono ospiti, tutte completamente autosufficienti, della Residenza per Anziani Alessandra, in Via Delle Cateratte 13 al Cinquale, gestita da Alessandra Cappelli che ha affittato anni fa una villetta con giardino, con stanze e bagni autonomi, per ospitare persone che non possono o non vogliono vivere sole, e che trovano in questa struttura accogliente in mezzo al verde, un posto tranquillo e sereno, dove l’assistenza alla persona e la socialità sono le priorità assolute. Assistenza infermieristica e assistenza medica sempre disponibili, ma soprattutto tanto intrattenimento, come quello che puntualmente svolge Mario Maestrelli – tecnico di animazione socio-educativa - che va dalla musica al ballo, ai riassunti, ai rebus, ai giochi logici, e tanta lettura. “Tutto pane per il cervello” affermano le anziane ospiti.
Nara Vangelisti è nata nel 1923 a Seravezza, dichiara «di aver goduto sempre di ottima salute» e in effetti, allo stato attuale, non prende nemmeno la classica pasticca per la pressione. Dal momento che digerisce tutto, non segue alcuna dieta particolare indicata per la sua età e adora il pane, nessun ricovero tranne quello per il parto. Mai bevuto e mai fumato. Per il resto cammina con il bastone, ma è in grado di salire le scale, spazzare, piegare i panni e a 96 anni si occupava anche del giardino. Si lamenta solo della mano, una artrosi che le ha deformato un pochino la mano, dovuta ai tanti anni passati alla pompa di benzina al freddo, «quando allora si giravano manopole tutti i giorni» spiega Nara. Ma non rimpiange quel periodo: «Mi piaceva stare a contatto con la gente. Prima lavoravo a produrre mattonelle, quelle pesanti, dove ho conosciuto mio marito (Renzo Macchiarini del Direttivo del Seravezza Calcio), poi abbiamo aperto un distributore. Lui è morto nel 2000. Nella mia vita c’è stato il bene e il male come in tutte le famiglie, ma le cose più belle che ricordo è stato quando mi sono innamorata, quando mi sono sposata e quando ho avuto mia figlia nel 1955, che ora vive a Firenze. Non ho rimpianti». E aggiunge: «Sono nata in una famiglia che usciva dalla I guerra mondiale, ho visto salire al potere Mussolini e poi ho vissuto il fronte per 7 mesi - abitavamo vicino alla Linea Gotica – ma non ho mai sofferto la fame, perché avevamo qualche bestia (galline, conigli, una mucca che dava il latte), e tanta farina di castagne. Andavamo al piano e la scambiavamo con il granturco. Però l’ho vissuta male la mia gioventù, ho attraversato a soli 20 anni il peggior periodo che c'è stato, dalla miseria alla disoccupazione, alla guerra e al fronte, ho visto tanta gioventù morire di fame». Ovviamente in un percorso di vita così lungo ci sono momenti che, nonostante l’età, rimangono impressi: «Mi è rimasto impresso quando sono arrivati gli americani. Mi pare di vederli ancora quei militari orientali su per le nostre montagne (probabilmente riferito alle truppe nippo-americane Nisei, ndc). Hanno mandato loro a liberarci perché erano più svelti e salivano veloci. Poi mi ricordo di aver assistito a un cannoneggiamento intenso sul Monte Folgorito, ero con mia mamma e le ho detto “mamma questa è l’ultima” e fu così». Per il resto la vita di Nora è stata caratterizzata dal movimento: «Ho sempre camminato molto e ho sempre viaggiato in montagna (Trentino, Valle d’Aosta, Svizzera, il Trenino delle Centovalli). Fino a 75 anni prendevo il treno ogni domenica per andare alle Cinque Terre e andavo a ballare (per modo di dire, si saltava). Principalmente amavo la bicicletta e portavo mia madre al mare sul bastone della bici da uomo, facendo trenta chilometri al giorno».
C’è stata però una passeggiata in montagna che ricorda con amarezza: «Fu quando andammo a vedere il Vesuvio. Ho camminato una nottata intera per andare fin su al vulcano e la più grande delusione fu vedere una voragine tra monti grandi senza ‘un briciolo de foco, proprio niente, solo fumo di lì, fumo di là, un fumetto ma di foco nulla’» racconta con accento versiliese. Per tenersi la mente lucida ancora oggi legge i quotidiani locali e ama discutere con le compagne le varie notizie, oltre a partecipare alle attività di animazione.
Riguardo alla festa per il suo compleanno risponde: «Io la festa l’ho già fatta, arrivare a 100 anni, è già assai. Non è come quando ero giovane e volevo le frittelle per San Giuseppe». Comunque, assicura la premurosa Alessandra: «Ci sarà la torta, verranno le amiche del suo paese e la faremo qui in questa nostra famiglia allargata. Se vorrà venire il sindaco sarà un piacere. Per la musica ci penserà Mario».
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