Il dolore
Carrara, accusato di violenza sessuale parla in aula: «Se è vero, perché è tornata?»
Il 50enne è stato denunciato dalla ex compagna che è stata tre volte all’ospedale: «Non l’ho mai picchiata, non so come si sia procurata quelle ferite»
CARRARA. Lui, dice, non l’ha «mai picchiata, tantomeno violentata». Era lei, a detta sua, che «era violenta e che tutte volte che le dicevo di andarsene di casa, mi minacciava». A parlare in aula è un cinquantenne carrarese accusato dalla ex compagna di violenza sessuale, lesioni e maltrattamenti in famiglia. Il processo a suo carico è iniziato a fine settembre e sono già stati ascoltati alcuni testimoni, tra cui uno degli inquirenti che ha confermato di essere intervenuto a casa della coppia, anche se, quella volta, a chiamare la polizia era stato l’uomo. Oggi parla lui e smentisce tutto. Anzi, dà una versione completamente diversa dove, se c’è una vittima, è lui.
Partiamo dalla prima versione, quella della donna che nel febbraio del 2021 decide di denunciarlo. Per mesi, stando a quanto ricostruito dalla procura, l’uomo l’avrebbe insultata, minacciata e mandata all’ospedale a suon di botte. Ci sarebbero i referti del pronto soccorso a dimostrare le lesioni. Tre per la precisione. Il primo pochi giorni prima di Natale, quello del 2020. Cinque giorni di prognosi. Poi il 25 gennaio. Le minacce nel frattempo diventano più inquietanti. «Ti faccio a pezzi», le dice. «Ti spargo per il mare così nessuno di trova». E, sempre secondo quanto ricostruito dalla procura, inizia a violentarla, ripetutamente.
Lei vorrebbe lasciare quella casa, ma non ha il coraggio di farlo, anche perché non sa dove andare. Poi, nel febbraio del 2021 succede qualcosa. Il compagno, racconterà lei agli inquirenti, la chiude in mezzo alla porta sbattendogliela più volte contro la mano. Il referto dell’ospedale parla di quindici giorni di prognosi. Dimessa dal Noa, va direttamente dai carabinieri a raccontare tutto e a chiedere aiuto. Finisce così in una struttura protetta.
Davanti al giudice per le indagini preliminari, però, durante l’incidente probatorio, ritira l’accusa di violenza sessuale e torna a casa con l’uomo. E nulla cambia. Lui, racconterà lei, la offende quotidianamente e la costringe a fare sesso come e quando vuole. E di nuovo se ne vorrebbe andare ma, non avendo né casa né lavoro, non lo fa. A settembre, però, l’uomo, stando alla ricostruzione dell’accusa, l’avrebbe chiusa per trenta minuti in auto. E allora lei chiede di nuovo aiuto. E questa volta, davanti al giudice, nel secondo incidente probatorio, non ritira le accuse, ma conferma tutto.
Lui invece, difeso dall’avvocato Giuseppe Del Papa, smentisce. A partire dal primo episodio in cui è intervenuta la polizia nel settembre del 2020. «Avevamo iniziato a litigare – racconta in aula -: non ricordo quale fosse il motivo, ma era sempre per cose futili. Io non ne potevo più, lei era ubriaca. Così ho chiamato una mia amica e le ho chiesto di andare a dormire da lei». In quel momento, stando alla sua ricostruzione, «lei ha dato di matto e ha iniziato ad aggredirmi. Io per difendermi posso averla spostata con forza, ma non l’ho assolutamente picchiata. Non mi faceva prendere telefono e chiavi, così me ne sono andato senza». Una volta arrivato a casa dell’amica avrebbe chiamato la polizia e sarebbe tornato a prendere le chiavi e il cellulare.
Però c’è un referto del pronto soccorso su cui il presidente del collegio, Ermanno De Mattia, chiede di fare chiarezza. In particolare il referto parla di «lesione all’avambraccio destro e dolore post trauma al collo e alla spalla sinistra». E una spiegazione deve esserci. «Io non so come se le sia procurate quelle ferite – dice l’uomo -: durante il litigio è caduta due volte perché era ubriaca, inoltre mi ha picchiato contro la schiena almeno quindici volte, è possibile che se le sia procurate così».
Anche sull’ultimo episodio, quello della macchina, la versione dell’uomo è diversa. «Avevamo litigato e le ho detto “ora stai qui. Ma figuratevi se l’ho chiusa dentro. Non si può nemmeno chiudere dentro una persona. Me ne sono andato in casa a mangiare e quando sono tornato lei stava piangendo così le ho detto di salire».
Nega anche le violenze sessuali. «Erano sempre rapporti consensuali. Per fortuna ci sono donne in aula – dice rivolgendosi al pm-. Lei sarebbe tornata a casa di un uomo che l’ha violentata per mesi come dice lei? Io ho un precedente per stalking con la mia ex ma anche lei può confermarvi che non sono mai stato un uomo violento. Non ho mai picchiato né violentato qualcuno».
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