Il Tirreno

La scadenza per le “aste”

Concessioni dei balneari: Montignoso proroga al 2024

Una protesta dei balneari contro le gare a evidenza pubblica, le cosiddette “aste”
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Una protesta dei balneari contro le gare a evidenza pubblica, le cosiddette “aste”

Confcommercio: «È una fuga in avanti, bisognava evitarla». Secondo il sindacato degli operatori del mare prima bisogna chiarire se le gare pubbliche devono essere fatte

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MONTIGNOSO. Il futuro delle concessioni demaniali marittime dei balneari è ancora tutto in divenire: tra sentenze, pareri, normative di riferimento, auspici di rinnovo o di esclusione delle gare a evidenza pubblica, queste ultime diktat della famigerata normativa europea “Bolkestein”. Per questo il comune di Montignoso ha deciso di prorogare di un anno la scadenza di esse, in attesa che si faccia maggiore chiarezza. Una delle poche certezze è del resto che le concessioni scadono il 31 dicembre 2023, tra un mese. Da ora alla fine dell’anno, in questo lasso di tempo brevissimo, si dovrebbero predisporre le (detto impropriamente) “aste” per le quali mancano tra l’altro i criteri. Così il Comune ha deciso di posticipare la data di un anno. Tutto ok, dunque, per gli operatori del mare? Ebbene, no. Ciò che sembrava un assist per le imprese del mare, per Stefania Frandi, presidente regionale di Confcommercio Balneari, sarebbe invece una fuga in avanti.

Con il fiato corto

Andiamo con ordine. Ieri mattina il sindaco Gianni Lorenzetti e l’assessore Giulio Francesconi hanno spiegato, insieme all’avvocato e consulente Carlo Lenzetti, il provvedimento per le 16 concessioni demaniali di Montignoso. «Noi ci siamo posti il problema di come affrontare le gare, rispetto alle esigenze del territorio, del Comune e degli imprenditori. Il 31 dicembre è dietro l’angolo, e la preoccupazione era quella di affrontare il tema delle proroghe o delle gare in tempi stretti». Montignoso già dalla scorsa estate ha fatto diversi incontri con i balneari. «Ci siamo rivisti a inizio novembre, esprimendo la volontà di dare una proroga di un anno che consentisse di affrontare, in maniera adeguata e con tempi giusti, queste gare, che devono contemplare un confronto e una verifica di situazioni, cose impossibili nel giro di un mese»; senza proroga, del resto, dal 1° gennaio le concessioni non hanno più validità.

L’aiuto dalla norma

La soluzione, ha spiegato l’avvocato Lenzetti, «è il comma 3 dell’articolo 3 della legge 188 del 2022, legge che prevede sì la scadenza al 31 dicembre 2023 ma permette, in caso di difficoltà oggettive legate all’espletamento della procedura, di differire il termine non oltre il 31 dicembre 2024, rendendo altresì legittima l’occupazione dell’area demaniale dal concessionario uscente, che altrimenti dal 1° gennaio potrebbe configurarsi come abusiva». In questo modo la norma, «una delle poche a non esser mai stata messa in discussione», ha precisato Lenzetti, «consente di dare fino a un anno in più per ragioni oggettive, come il fatto che non si può avviare e concludere una gara ad evidenza pubblica entro il 31 dicembre».

Le difficoltà

Perché poi non si tratta solo di fare una gara; «Le amministrazioni comunali – continuava Lenzetti – devono inventarsi regole per le gare, che oggi non esistono. Ecco che allora si crea una discrezionalità assoluta, impugnabile». Poi c’è il tema degli indennizzi. «Chi li riconosce? Lo Stato, il Comune, il concessionario entrante? Questa strada allora avrebbe creato difficoltà diffuse, oltre al fatto che a oggi, in virtù della ricognizione della “risorsa”(tema portante della questione, ndr) non si può escludere che un domani venga fuori che le gare non si facciano. E chi le avesse fatte, avrebbe sbagliato». Per cui, dice il sindaco, «intanto proroghiamo, in attesa di quello che succederà il prossimo anno».

«Non va bene»

Non è convinta della bontà della scelta del Comune Stefania Frandi, presidente regionale di Confcommercio Balneari: «Stupisce che mentre tutta la Toscana ha deciso di soprassedere, ci siano dei Comuni che prendono provvedimenti che potrebbero essere di pregiudizio. L’assessore regionale Leonardo Marras aveva detto alla riunione con le categorie e i Comuni che la Regione avrebbe proceduto unitariamente una volta fosse stato chiaro il panorama legislativo, perché immaginiamo che entro fine anno arrivi un chiarimento». Per cui, «secondo noi posticipare la data di un anno significa andare in una direzione sbagliata, perché prima di chiedere tempo per le gare bisogna chiarire se le gare bisogna farle». «Se si applica la legge 118 (quella a cui è ricorso Montignoso, ndr) e non la 14 si disapplica il Milleproroghe. A giudizio del mio sindacato, il Milleproroghe è in vigore, e la sentenza della Sezioni Unite ha imposto al Consiglio di Stato di tenere in considerazione la normativa sopravvenuta». Consiglio che dovrà ripronunciarsi, e allora, conclude Frandi, «il nostro sindacato stigmatizza questa fuga in avanti».
 

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di Redazione web