Il Tirreno

Il caso

Massa, niente risarcimento dalla banca per l’ex imprenditore Fambrini

L’ex imprenditore Ferruccio Fambrini e la sede del tribunale di Massa
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L’ex imprenditore Ferruccio Fambrini e la sede del tribunale di Massa

Chiedeva 500mila euro per il fallimento della sua azienda

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MASSA. Niente da fare: non ha diritto al risarcimento l’ormai ex imprenditore Ferruccio Fambrini, di Viareggio. Questo ha stabilito il tribunale civile di Massa, in una sentenza che però lo stesso Fambrini intende impugnare.

Nei mesi scorsi, dopo un lungo processo, era stato assolto dal reato di bancarotta fraudolenta, in relazione al fallimento della sua azienda Amors srl che fra l’altro aveva svolto importanti lavori su Massa, e successivamente, aveva fatto causa chiedendo i danni all’istituto di credito – così sostenevano i legali di Fambrini – i cui dirigenti con i loro comportamenti avrebbero determinato il fallimento della Amor.

La causa era stata intentata contro la Carige, in quanto subentrata alla Cassa di risparmio di Carrara con la quale Fambrini aveva i rapporti, tra gli episodi contestati e che avrebbero compromesso la situazione di Amor, il fatto che tra il 2004 e il 2005 ci furono prelievi per 582.000 euro con il consenso dei funzionari di banca e un mutuo, da 550.000 euro. «Dato che il Fambrini non aveva garanzie reali, la banca gli fece acquistare dal cognato un terreno per complessivi 73.000 euro e in pari data su quegli stessi appezzamenti di terreno fu concesso un mutuo di 550.000 euro in quanto valutati 918.000 euro», si faceva notare tra l’altro.

Ma il giudice dottor Domenico Provenzano come detto non è stato dello stesso avviso.

Nella sentenza in cui respinge la richiesta di risarcimento, il giudice fa riferimento a quanto già stabilito nel tribunale di Lucca, in un precedente giudizio. Per questo, scrive, «anche qualora – diversamente opinando circa le considerazioni sin qui esposte – la pretesa risarcitoria del Fambrini venisse ritenuta fondata, la statuizione condannatoria a tale titolo dal medesimo pretesa non potrebbe essere pronunciata – almeno fino a concorrenza della somma di 499.827,50 euro, oltre interessi - per effetto della compensazione impropria con il controcredito, relativo allo scoperto degli stessi conti correnti sui quali risultano avvenute le operazioni contestate nel presente giudizio, accertato in forza della richiamata sentenza irrevocabile del Tribunale di Lucca n. 1873/2014».

E aggiunge: «La pretesa risarcitoria non può trovare accoglimento neanche con riferimento ai danni non patrimoniali dedotti dal Fambrini, non essendovi margine per dare corso alla Ctu (Consulenza tecnico d’ufficio) medico-legale richiesta al fine di accertare la riconducibilità, sotto il profilo causale, delle patologie di cui lo stesso risulta alla vicenda oggetto di giudizio; richiesta, così come formulata, connotata da inammissibile finalità esplorativa».

Insomma, rigettata la proposta risarcitoria di Fambrini nei confronti di Banca Ca.Ri.Ge e oltre tutto dovrà pagare 10mila euro.

E ora? Fambrini come detto non si arrende. Pensa di fare appello.

Nella sua ricostruzione, in sostanza, secondo Fambrini dalla banca gli aprirono linee di credito straordinarie, salvo poi d’improvviso imporre l’ordine di rientrare, quando ormai lui aveva in essere lavori pubblici sempre più importanti con istituzioni pubbliche (soprattutto il Comune di Massa), i cui pagamenti notoriamente hanno tempi lunghi. Di fronte al mancato rientro, la banca avrebbe imposto un proprio amministratore, che in pochi mesi - sempre secondo la ricostruzione di Fambrini e dei suoi avvocati, Gabriele Parrini e Umberto Menconi - portò al dissesto la Amor.

Gli avvocati chiedevano, nell’atto di citazione, di rifondere i danni morali e materiali a Fambrini, a fronte di una condotta definita illecita dell’istituto bancario. La situazione precipitò nel 2006, quando la Cassa chiese e ottenne dal tribunale un decreto ingiuntivo per recuperare gli scoperti di conto, sempre più pesanti. Nel corso di questo contenzioso, era il 2007, la Amor venne dichiarata fallita. Il decreto ingiuntivo diventò esecutivo e scattò la cosiddetta "esecuzione immobiliare", pignoramento e messa all’asta degli immobili di proprietà dei debitori, tra cui la casa di residenza. Fambrini si oppose e la vicenda finì di fronte al tribunale civile di Lucca, che nel 2014 dette ragione alla banca, condannando Fambrini e gli altri ex amministratori della Amor a pagare quasi 500.000 euro. La società Amor fu costituita nel 1998, nel 99-2000 si aggiudicò gli appalti relativi alla pavimentazione di alcune strade del centro storico di Massa, per un valore complessivo di circa un miliardo e 600 milioni di lire e la manutenzione quinquennale del Palazzo di Giustizia di Massa, per un valore superiore ad un miliardo di lire. Ma come detto, secondo il giudice di primo grado, a Fambrini non spetta alcun risarcimento.


 

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