Il Tirreno

Istruzione

Scuole a Massa, maxi accorpamenti in vista: a rischio otto istituti su 32

di Ivan Zambelli
Studenti in attesa di entrare a scuola
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Studenti in attesa di entrare a scuola

Bocciato il ricorso che voleva evitare “mostruosi agglomerati”: le scuole a rischio

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MASSA. Se il maxi ridimensionamento delle scuole – prospettato dal governo – andasse in porto, già il prossimo anno le scuole di Massa-Carrara che hanno una propria autonomia scenderebbero da 32 a 24. Un quarto in meno. Che non significa chiudere scuole, ma equivale ad accorpare dirigenze, segreterie, personale scolastico. Di conseguenza si prospettano tagli al personale, che proseguiranno per gli anni a venire. Tanto che, si ipotizza – e si teme – che potrebbero venirsi a creare maxi agglomerati scolastici, specie in Lunigiana. Questo perché varie disposizioni contenute nella legge di Bilancio del dicembre 2022 distribuivano in una certa maniera i contingenti organici dei dirigenti scolastici e dei direttori dei servizi generali e amministrativi (i “segretari” delle scuole) .

Il diktat dei 900

La scelta è stata fatta in prospettiva del calo demografico, ma anche per motivi di bilancio pubblico. Il termine imperante in questa “manovra” è distribuzione, ma in tanti lo traducono accorpamento; al di sotto di quota 900 iscritti si accorpa. Di conseguenza, istituti (che già raggruppano più sedi scolastiche) potrebbero venire ulteriormente accorpati.

La battaglia

Per questo alcune Regioni, tra cui la Toscana, avevano fatto un ricorso alla Corte Costituzionale, respinto proprio in questi giorni. Ora la palla torna alle singole Regioni e a scendere agli enti locali, con i sindacati che sperano di poter contenere i danni.

In loco

Siccome a Massa-Carrara si parla di 7 o 8 accorpamenti, l’obiettivo è di scendere almeno a 3 o 4. Tra l’altro la provincia apuana risulta la più penalizzata: su 15 accorpamenti previsti in Toscana i sindacati dicono che 8 spettano a Massa-Carrara, che già ha diverse scuole “unite”. Per fotografare lo stato attuale, per Massa-Carrara si parla dell’esistenza di 32 “istituzioni scolastiche” – cioè scuole che hanno una propria autonomia – ma il termine “istituzioni” può generare fraintendimenti. Sono sì 32, ma raggruppano già più scuole, dislocate anche a certe distanze l’una dall’altra. L’istituzione scolastica non è una scuola ma più scuole insieme.

L’allarme

A lanciare l’allarme – alla luce del respingimento del ricorso contro il piano del governo – è Carlo Romanelli, responsabile regionale di Uil Scuola e delegato per Massa-Carrara: «La regione Toscana sta cercando di contrastare il dimensionamento. A livello regionale sono in bilico i 15 istituzioni scolastiche per il prossimo anno scolastico, e tagli per i successivi altri due. A Massa-Carrara i dimensionamenti dovrebbero riguardare 7 o 8 istituzioni scolastiche, su un totale di 32». Da qui la nuova interlocuzione con la Regione, per capire il da farsi. L’idea, conclude Romanelli, è di limitare i danni, ad esempio individuando nelle scuole effettivamente sottodimensionate gli accorpamenti da fare, senza creare istituzioni scolastiche-mostruose con oltre 1.500 alunni, oppure escludere le zone montane o le aree interne.

Timore “agglomerati”

Perché come dice anche Lucia Natali di Cisl Scuola, il pensiero va subito alla Lunigiana dove, ipotizza, «si potrebbe arrivare a 3 o 4 istituti comprensivi, mentre per le superiori una sola istituzione che però riunisce tutte le scuole. Per questo dico che serve un tavolo tecnico per ridurre i danni. Chi sta a Roma o Firenze non conosce la situazione della Lunigiana», dice amaramente. «Ora vedremo come muoverci anche per un’eventuale deroga sui numeri del ridimensionamento, affinché venga fatto con minore danno possibile. Perché la legge di Bilancio parla di almeno 900 iscritti, ma tra 900 in Lunigiana e 900 a Firenze c’è una bella differenza». Anche secondo la Cgil Scuola, parola di Isa Zanzanaini, se applicata fedelmente la direttiva sarà «un bagno di sangue»: «Adesso la media deve essere di almeno 900 allievi, ma in precedenza si prevedeva un minimo di 600 nella zona di costa e 400 in Lunigiana. E gli istituti grossomodo sono in linea con questi target». Anche lei parla delle conseguenze di questi dimensionamenti: «Se si procede agli accorpamenti di conseguenza vengono meno le segreterie, i dirigenti, il personale o i collaboratori scolastici. E così può accadere, come ad Empoli, che un plesso scolastico è stato chiuso perché non c’erano abbastanza bidelli per coprire tutte le sedi. E lo stesso può accadere nelle zone periferiche, dove la scuola è uno dei piccoli pezzi di Stato che ancora restano». «Per fortuna – sottolinea – abbiamo la Regione che sta lavorando su criteri che non penalizzano le realtà periferiche come le nostre, riducendo al minimo l’impatto di questa cosa. Ma i danni comunque ci saranno», precisa anche lei.

Il piano B

Dopo il respingimento del ricorso, non resta che pensare a un piano B. E proprio di un piano B parlava già a ottobre Gianni Lorenzetti, presidente della provincia e dell’Unione delle Province toscane: «L’auspicio – diceva Lorenzetti durante una riunione di Upi a Grosseto – è che questo sia il punto di partenza di un percorso da intraprendere congiuntamente tra Regione, Province e Comuni, affinché si possa ragionare senza ideologie e automatismi, consapevoli che i mutamenti sociali e demografici impongano una riflessione in merito a soluzioni di efficientamento che possono ritrovarsi utili in termini di margini di finanza pubblica da reimpiegare nel sistema».

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