Il Tirreno

Il racconto

Carrara, palazzo in fiamme: padre trascina via la figlia dal letto. «Era già addormentata dal fumo»

di Daniela Marzano
I vigili del fuoco mettono in salvo una donna
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I vigili del fuoco mettono in salvo una donna

Giovanni Babbini vive accanto all’appartamento devastato dall’incendio. Un giardiniere è riuscito a strappare alle fiamme il ferito più grave

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AVENZA. Un boato e poi tanto fumo. Questo è il ricordo di molti degli abitanti del palazzone giallo, che svetta al semaforo in via Pucciarelli a due passi dal ponte: da ieri mattina alle 9, 15 sono stati evacuati dai loro appartamenti – in tutto 15, di cui 12 abitati, tre di proprietà e gli altri di Erp, l’Edilizia residenziale pubblica – per un incendio che ha devastato un appartamento al secondo piano.

Le immagini

Sono le 11 di ieri mattina. Sul retro che dà in via Europa, c’è un odore di fumo persistente e a terra, accantonate, c’è quello che rimane di due finestre con persiane verdi che appartenevano all’appartamento al secondo piano di Andrea Marchi, 57 anni, carrarese – ustionato in maniera grave – dal quale è partita l’esplosione. Poco più avanti c’è l’oratorio di don Marino, dove la vicesindaca e assessora al sociale Roberta Crudeli sta raccogliendo i dati per organizzare la sistemazione delle famiglie evacuate, fino al via libera dei vigili del fuoco per il rientro negli appartamenti.

Cos’è accaduto?

C’è incredulità mista allo spavento e poi tanta preoccupazione, come quella visibile negli occhi della figlia che sta sistemando nell’auto tre borsoni che contengono le poche cose della madre che è riuscita a prendere, e che non vuole parlare. Veronica Viaggi è l’amministratrice del condominio, è arrivata appena è stata informata dell’accaduto, ma è nuova nell’incarico, non conosce a fondo ancora la realtà del condominio né ancora le è stato fatto un quadro preciso della dinamica dell’accaduto: «Ci sono tanti anziani tra i residenti, in media 75 anni» e qualcuno ha dovuto essere trasportato in braccio per uscire dall’appartamento.

Le testimonianze

Mara Lucetti e Nando Bertani abitano nel piano di sotto a quello incendiato, e si sentono «fortunati perché l’esplosione si è diretta verso l’alto, ma la casa è piena di infiltrazioni dell’acqua usata per spegnere l’incendio». È stata necessaria un’ora di lavoro solo per domare le fiamme. «La nostra vicina – continuano – ci ha raccontato che stava stendendo i panni, ha sentito un botto e si è vista volare finestre e persiane davanti». Giovanni Babbini abita accanto all’appartamento esploso: «Sono salito e ho trovato mia figlia addormentata, già mezza intossicata. L’ho subito trascinata via, per le scale un fumo denso, non si vedeva a un palmo di naso. Del mio appartamento, risparmiato dalle fiamme, ora mi preoccupano le crepe». Stefania Cargiolli abita direttamente sopra l’appartamento esploso: «Ero in casa, ho sentito uno scoppio come di una bomba e mi sono affacciata: da sotto salivano lingue di fuoco e tanto fumo. Sono scappata via. Sicuramente il problema sarà il mio pavimento, non si sa se cederà. Mentre scendevo sono passata davanti all’appartamento di sotto: era tutto nero, i tubi scoppiati, impressionante».

Il panico e la solidarietà

I racconti poi si rincorrono e incrociano. Si racconta della vicina anziana che, al piano di sopra invaso dal fumo, è stata presa dal panico e stava per gettarsi giù: l’hanno trovata con una gamba già fuori dalla finestra, salvata dai vigili del fuoco. Ma si parla anche della solidarietà tra le persone, e del gesto del il giardiniere senegalese che – entrato nel palazzo dopo lo scoppio – ha trascinato via, fuori dall’appartamento in fiamme, Andrea Marchi, il ferito più grave – ha ustioni di secondo e terzo grado alle gambe– dalla cui abitazione si è originato tutto.

Una parola per lui

Saranno le indagini della polizia di Stato a chiarire che cosa è effettivamente accaduto ieri mattina intorno alle 9 nell’appartamento al secondo piano del condominio di via Pucciarelli. Intanto c’è chi pensa proprio a Andrea Marchi – che venerdì era uscito dal carcere dove stava scontando una pena cumulativa – perché lo conosceva. «È un uomo sfortunato – sono le sue parole – che stava scontando solo una pena cumulativa. Il carcere ha incrementato le sue fragilità. È arrivato in una casa senza gas, senza luce né acqua. Qualunque cosa sia accaduta non era certamente intenzionale».

 

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