Il Tirreno

Sull’A12

Luigi Bernardini, ci sono due indagati per la morte del custode del cantiere di 76 anni


	Luigi Bernardini
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Luigi Bernardini

Fu travolto da un’auto sull’A12. A colpire tutti, in questa tragedia, il fatto che pur avendo 76 anni, fosse ancora a lavorare per poter poi arrivare a una pensione migliore

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CARRARA. Sono due gli indagati con l’accusa di omicidio colposo, per il tragico incidente sul lavoro costato la vita al carrarese Luigi Bernardini, 76 anni, il custode di cantiere dell’autostrada deceduto nella serata di giovedì 12 ottobre scorso travolto da un’auto sulla A12, intorno alle 19,30. Si tratta del titolare dell’azienda per cui lavorava, la Professional Traffic Service di Marina di Carrara, e dell’automobilista, un cinquantenne della provincia di Alessandria, che guidava un’Audi A3.

Le indagini sono state coordinate dalla Polizia stradale di Brugnato, intervenuta subito sul posto al chilometro 57 dell’autostrada A12, tra i caselli di Deiva Marina e Sestri Levante. Il magistrato titolare dell’inchiesta, la pm Patrizia Petruzziello, ha disposto due atti irripetibili: l’autopsia sul cadavere, affidata al professor Francesco Ventura di Genova, e una perizia ingegneristica per stabilire l’esatta dinamica del sinistro; consulente della procura è l’ingegner Marco Sartini di Genova; la famiglia di Luigi Bernardini (i tre figli e la sorella Carla) si è rivolta per essere tutelata all’avvocato Giammarco Rava di Massa, e questi ha nominato quali suoi consulenti rispettivamente il dottor Stefano Pierotti per l’auopsia e l’ingegner Fabio Bernardini per la dinamica dell’incidente.

L’automobilista ha come avvocato difensore Francesca Cirio del foro di Alessandria, anch’essa ha nominato due consulenti: la dottoressa Francesca Russo di Pavia, che ha assistito all’autopsia, e l’ingegner Riccardo Carrà. L’avvocato Jacopo Memo, che assiste il titolare dell’azienda, non ha invece indicato consulenti. L’avvocato Memo sottolinea che il suo assistito è indagato solo perché atto dovuto, nel momento in cui la procura ha disposto che fossero svolti l’autopsia e la perizia tecnica. L’autopsia si è svolta a metà ottobre, e così anche gli atti peritali sul posto, con tanto di acquisizione delle immagini delle telecamere autostradali che però a quanto emerge, non sarebbero di grande aiuto.

A quanto sembra, sarebbe da escludere che al momento dell’impatto Luigi Bernardini fosse già a terra, perché il tetto dell’Audi che lo ha investito sarebbe danneggiato. I tempi per i responsi sono sessanta giorni, e quindi quasi certamente si andrà ad anno nuovo. Con gli esiti delle perizie in mano, il pm potrà procedere con le ulteriori decisioni, e quindi se chiedere il rinvio a giudizio o il proscioglimento degli attuali indagati.

Ad oggi, come spiega l’avvocato Rava, non vi è contezza della reale dinamica dell’incidente; si sa poco, in sostanza solo che la vettura viaggiava in direzione Livorno-Genova quando ha travolto Luigi Bernardini. Come detto, l’avvocato Rava assiste i figli Matteo, Luca e Maria, e la sorella Carla. Luigi Bernardini era originario di Marina, poi si era trasferito una decina d’anni fa a Ortonovo e infine a Fosdinovo. Il titolare della ditta per cui lavorava, nei giorni successivi all’incidente, aveva spiegato che secondo lui «quella zona, quel cantiere presso il quale è stato investito, in realtà non era di sua competenza».

Un parere senz’altro importante ma appunto solo la magistratura, e in particolare la perizia disposta, potrà fare chiarezza su quanto davvero accaduto. A colpire tutti, in questa tragedia, il fatto che pur avendo 76 anni, Luigi Bernardini fosse ancora a lavorare per poter poi arrivare a una pensione migliore e per dare una mano in famiglia. Uno dei figli, Luca, 22 anni, è studente di economia, mentre Matteo, 31, lavora a Barcellona. Ha anche una figlia grande da un primo matrimonio, Maria. La sua attuale pensione era di circa 800 euro. All’inizio della sua attività era stato perito in un’azienda della zona industriale; chiusa la ditta, si era dedicato in modo professionale alla fotografia, la sua grande passione; lo studio fotografico prima a Marina di Carrarapoi a Marinella di Sarzana. Il digitale lo aveva messo in ginocchio. Aveva cercato un lavoro, aveva bussato alla porta della Professional Traffic Service e aveva trovato l’occupazione che cercava. In sostanza, nel cantiere che gli è stato fatale, era l’addetto alla verifica dell’accensione dell’illuminazione e della giusta disposizione di segnaletica e materiale.

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