Carrara, maxi furto di orologi e gioielli: bottino da mezzo milione
A processo l’amico-tuttofare della proprietaria dei monili
CARRARA. Un maxi furto di gioielli. Un bottino di mezzo milione di euro fra orologi di lusso, brillanti, bracciali di Tiffany e edizioni uniche di Cartier. Per questo colpo avvenuto nell’ottobre del 2017 sono finiti a processo l’amico tuttofare della proprietaria dei monili e un complice dell’uomo che ha acquistato i preziosi pur sapendo, secondo l’accusa, che erano oggetto di furto.
I capi di imputazione a carico dei due uomini sono, rispettivamente, furto con scasso e destrezza aggravato dal rapporto amicizia e lavoro con la padrona di casa e truffa: questo per quel che riguarda la posizione, delicatissima del tuttofare.
Il complice è stato invece accusato invece di ricettazione per l’acquisto dei gioielli oggetto del furto.
Le indagini
Una indagine complessa che ha portato alla ricostruzione accusatoria: basti pensare che sono alcuni frammenti di ferro (le schegge residuo dell’apertura della cassaforte con il flessibile) ad avere incastrato l’amico tuttofare della padrona di una abitazione alla periferia di Carrara.
La signora, come ha riferito in denuncia e raccontato, molto scossa, davanti al giudice aveva un rapporto di estrema fiducia con l’uomo a cui si rivolgeva anche per la manutenzione di casa e guardino e con cui si era creata un’amicizia tale da avere come ospite lui e la compagna in diverse occasioni. Proprio per questo in un primo momento le indagini non si sarebbero concentrate su di lui. Solo in un secondo momento, grazie anche allpintuizione di esaminare il filtro della lavatrice dell’uomo, in cui sono state trovate schegge del materiale della cassaforte, si è arrivati all’imputazione.
La vicenda
L’episodio finito al vaglio degli inquirenti risale alla fine di ottobre di sei anni fa. La padrona di casa era uscita per fare delle commissioni, al suo rientro aveva immediatamente notato un odore acre, di bruciato.
Una volta in casa ha trovato la cassaforte principale letteralmente tagliata col flessibile. Al suo interno non c’era più nulla.
Completamente spariti pezzi importanti della collezione della signora: oggetti di platino, gioielli delle firme più importanti dell’alta gioielleria, da Tiffany a Cartier, a Bulagari. Pezzi che, singolarmente, possono superare abbondantemente i cinquantamila euro.
In un primo momento a consolare la padrona di casa era stato proprio l’amico tuttofare. Che, secondo quanto ricostruito nell’ipotesi accusatoria, le avrebbe consigliato di consegnare a lui anche il resto dei gioielli, sempre preziosi ma meno di quelli rubati, che la donna teneva in una cassaforte più piccola, in camera da letto.
La signora si era fidata e quindi aveva consegnato tutto all’allora amico.
Poi sono partite le indagini che si sono concentrate anche nella figura dell’uomo che era ospite in un piccolo appartamento accanto a quello della donna derubata. E nel corso delle perquisizioni sono emersi i pezzi di ferro nella lavatrice dove erano stati lavati gli indumenti, compatibili con le schegge provocate dal flessibile nell’apertura della cassaforte.
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