Sicurezza
Massa, i piccoli e medi imprenditori contro Sogegross: «Occupazione? Specchietto per le allodole»
Cresce il fronte del “no” al colosso della grande distribuzione
MASSA. É in corso una levata di scudi verso la variante ex Dalmine, detta anche Sogegross, in vista del voto in Consiglio comunale di domani, 13 novembre.
Forze politiche di opposizione, ma soprattutto categorie e mondo imprenditoriale, preoccupati dall’arrivo di un “colosso” nel settore della grande distribuzione quale Sogegross in quell’area di zona industriale, per cui è prevista la variante urbanistica. Tant’è che molti si stanno attivando per chiedere che venga, se non ritirata la variante, almeno tenuto conto delle conseguenze di tale arrivo, non solo per Massa ma per tutta la provincia e dintorni. Venerdì sera, ad esempio, nella sede di Confartigianato si è tenuto un incontro tra alcuni grossisti del territorio, per affrontare questa variante urbanistica oggi tornata all’orizzonte, dove è emersa un’unanime preoccupazione messa poi nero su bianco in un testo comune.
La lettera: 22 firmatari
Ventide firmatari, per una lettera aperta al sindaco Francesco Persiani e alla giunta, che i proponenti sperano venga letta in Consiglio, magari prima di un’eventuale ritiro dell’atto. Sono: Pietro Angeloni, Angelonivini di Salvatore Rigano, Copac, Delmar, Dilac Toscana, Ditta Alberti di Palmiro Alberti, F.lli Bongiorni, Gf1, Gros F4 F.lli Panconi, KC service, La Milanesina, Luma Bevande, Maggi Frutta, Moial, Mosti commerciale, Mottini Catering, Orto Verde, Panconi Catering, Paper One, Ricci distribuzione bevande, Sgm, Zanini Bassano. Appunto 22 firmatari, che a loro volta danno lavoro a circa 200 persone, oltre l’indotto. «Non mettiamo in discussione la legittimità tecnica della variante, ma è nostra volontà richiamare l’attenzione sull’opportunità politica. Perché alla luce della nostra esperienza nonché di studi scientifici emerge chiaramente che l’arrivo, in territori assimilabili al nostro, di aziende di dimensioni rilevanti come quella della variante, comporti un colpo potenzialmente mortale alle piccole medie imprese». In questo caso massesi, «ma anche della provincia e zone limitrofe», precisano, aggiungendo che non temono la concorrenza o di dover lavorare di più e con minori ricavi; «ma l’arrivo di un competitor del genere equivale quasi ad una multinazionale, che si innesta in un territorio con un’economia già depressa e saturo di imprese del settore alimentare, beverage, no food e attrezzature». Tant’è, proseguono, «non sarà possibile un confronto commerciale paritetico, dato lo squilibrio in termini di potere d’acquisto della materia prima, non compensabile sul prezzo finale del prodotto». Ma anche dal punto di vista occupazionale secondo loro l’operazione rischia di essere «uno specchietto per le allodole»: «Nell’immediato un nuovo insediamento può portare l’accrescimento dei posti di lavoro, ma nel periodo successivo farà seguito una repentina riduzione del numero degli occupati, dovuta alla contrazione dei fatturati delle imprese già presenti». Per questo, concludono i firmatari «ciò che vogliamo prospettare è che in caso di approvazione ci aspetta un futuro in cui non sarà consentito sopravvivere a tutte le imprese. É bene che ne prendiate coscienza, perché incentivare l’arrivo di una azienda come quella richiedente, addirittura consentendo una trasformazione d’area, significa adottare un’azione politica indirizzata in senso diametralmente opposto all’interesse del tessuto imprenditoriale e cittadino».
Cna alimentari
Di simile avviso è Andrea Borghini, presidente di Cna Alimentari. «La preoccupazione c'è. I nostri associati sono tutti imprenditori che si sono fatti con le loro braccia, senza mai chiedere aiuti a nessuno, che investono e fanno impresa sul territorio». La linea del presidente di Cna è chiara da tempo, già espressa quando venne proposta per la prima volta la variante nell'autunno del 2022: «Come Cna siamo contrari alla modifica della natura industriale dei terreni, già pochi, e alle varianti urbanistiche ad personam. Non abbiamo niente contro Sogegross, siamo anche per la concorrenza; a patto che esistano regole chiare». Perché come ricorda Borghini, «quell’area venne acquistata con una destinazione industriale, mentre oggi la si vuole cambiare». Eppure, ricorda stupito, «nella recente campagna elettorale il sindaco ha ribadito l’impegno a mantenere la vocazione industriale della Zia. Ma ripeto: non abbiamo niente contro l'arrivo di Sogegross, che può insediarsi in qualunque terreno consono. Purché non sia quello». Perché secondo Borghini «è una questione di principio. Sennò si dice “la legge è uguale per tutti”, ma poi non è così». © RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
