Il dolore
Carrara, gli anti-putiniani: «Lo yacht Scheherazade lascerà il porto»
Marina Pavchikh, del Fondo anticorruzione dell'oppositore di Putin Navalny. Ma in realtà il mega yacht è in banchina e non in bacino per manutenzioni programmate
CARRARA. Torna a far parlare lo yacht di superlusso Scheherazade, fermo al porto di Marina di Carrara dal 2021; nonostante varie smentite, c’è ancora chi sostiene che appartenga a Vladimir Putin. Il fatto nuovo, segnalato sul suo profilo X (Twitter) da Marina Pavchikh, dirigente del Fondo anticorruzione dell'oppositore russo Alexei Navalny, è che il natante ha lasciato il suo posto all'interno del bacino di carenaggio dei cantieri navali, dove era in manutenzione.
Immagini che hanno poi spinto Pavchikh ad affermare che lo Scheherazade potesse presto salpare per lasciare l'Italia; ma non è così; in sostanza, come spiegato dai vertici di The Italian Sea Group, lo yacht deve essere sottoposto periodicamente a manutenzione extra bacino, e per questo a volte viene “parcheggiato” in acqua, nella banchina dello stesso cantiere, per poi tornare in rimessa nel bacino di carenaggio. La tabella di marcia prevede che queste operazioni esterne al bacino proseguano fino a circa metà gennaio, dopo di che il maxi natante da 140 metri, e del valore di 700 milioni di dollari, rientrerà nel bacino. Peraltro la stessa Marina Pavchikh in successivi post su X mostra foto dall’alto di Scheherazade ancorato alla banchina di The Italian Sea Group. Sempre dall’azienda fanno sapere che di tutte queste operazioni sono costantemente informate la Capitaneria di Porto e la Guardia di Finanza, e quindi è impossibile che lo yacht possa uscire dal perimetro portuale in acque aperte.
L'imbarcazione si trova in stato di congelamento nel maggio 2022 dalla Guardia di finanza dopo un decreto dell'allora ministro dell'Economia Daniele Franco. Fin dal 2021 lo yacht, lungo 140 metri e battente bandiere della Cayman, è sottoposto a Marina ad una serie di lavori di manutenzione e ammodernamento. Inizialmente doveva tornare a salpare nel giugno del 2022, ma l'allora ministro dell'Economia ne aveva disposto il 'congelamento', quindi ancora in corso. Il suo dicastero, che aveva reso nota la decisione in un comunicato, non aveva fornito il nome della persona a cui sarebbe attribuibile il possesso.
Come detto, secondo varie organizzazioni la proprietà sarebbe riconducibile direttamente a Putin. Secondo altri, compresi gli investigatori, la proprietà sarebbe formalmente riconducibile all’ex presidente di Rosneft e proprietario di Villa Altachiara, l’oligarca Eduard Khudaynatov, il cui nome non compare nella lista Ue degli oligarchi sottoposti a sanzioni. A inizio maggio del 2022, gli accertamenti condotti dal nucleo speciale di polizia valutaria della guardia di finanza, da quanto ricostruito dal ministero dell’Economia, avevano evidenziato la presenza di «significativi collegamenti economici e di affari» della persona che ne ha la «disponibilità, anche come titolare effettivo», «con elementi di spicco del governo russo» e con altri soggetti sottoposti alle sanzioni dall’Unione Europea, facendo così scattare il congelamento.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
