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Carrara, produzione in calo alle cave. Giancarlo Tonini: «Ci preoccupa ma resto fiducioso»
«Molto dipende dalle preparazioni in corso»
Carrara Giancarlo Tonini, storico imprenditore del lapideo, ex presidente di Imm Carrarafiere, commenta con Il Tirreno i dati che abbiano pubblicato nei giorni scorsi e cioé che per la prima volta quest’anno la produzione di blocchi scenderà sotto quota 700mila tonnellate (a parte ovviamente l’anno della pandemia). Innanzitutto osserva: «I dati riportano un calo di produzione alle cave ed è un fenomeno peraltro in costante conferma da diversi anni. Sono dati preoccupanti, così come la situazione economica nazionale ed internazionale, già in sofferenza da diversi anni ma che sta vivendo, purtroppo, un apice di gravità e pericolo forse mai visti prima e che vede aumentare, prima di tutto, le sofferenze per le popolazioni nelle varie aree del mondo colpite dalla guerra».
Ma, aggiunge, «Io terrei separate queste due problematiche, il calo della produzione, la crisi e il panorama internazionale, anche se sono strettamente collegate fra di loro».
La situazione al monte
Puntualizza: «Partiamo dalle cave. Se una persona che abbia un minimo di conoscenza del settore, facesse una visita nei bacini estrattivi di Carrara, non potrà non notare il grande impiego economico e lavorativo che stanno mantenendo, ormai da tanti anni, le imprese nei lavori di bonifica, messa in sicurezza e preparazione dei banchi di lavoro futuri nelle cave da loro gestite. Questo, ovviamente, comporta di per sé una diminuzione della produzione, dovendo destinare una parte considerevole, se non totale, della forza lavoro, alla realizzazione del progetto che, di solito, impiega alcuni anni ma che consente alle aziende di coltivare in maniera razionale e programmare così i propri impegni finanziari e occupazionali, da realizzarsi non appena i piani di lavoro saranno pronti. È ovvio che, se le aziende non seguissero questa metodologia di programmazione di investimenti, e non avessero una visione a lungo raggio del lavoro e degli impegni da affrontare, non avremmo un calo temporaneo della produzione, ma avremmo dopo pochi anni una situazione ben diversa. Le nuove normative che sono state adottate nel settore lapide, in particolare la legge regionale 35 del 2015, non aiutano di certo né le aziende né gli uffici del Comune di Carrara a semplificare le procedure di approvazione dei piani di lavoro e a ridurne i tempi».
Le norme
Secondo Tonini, «Fermo restando che l’indirizzo spetta per legge alla Regione Toscana, quindi le leggi si applicano senza discuterle, forse andrebbe concessa al Comune una maggiore autonomia su tematiche strettamente tecniche affinché il suo ufficio cave, composto da esperti che conoscono perfettamente la situazione di ogni singola cava, possa dare risposte, favorevoli o meno, alle tempistiche esposte dalle aziende, ma in tempi brevi».
Il nodo formazione
Accende poi un focus su un altro tema. «Parliamo di formazione. Questa tematica è fondamentale ed è necessario affrontarla al più presto. È importante formare, sia i giovani già attivi nel settore sia quelli che vogliono entrarvi, non solo all’utilizzo dei macchinari, che sono in continua evoluzione, ma, soprattutto, a “sentire” e conoscere il monte nei suoi minimi particolari, così come insegnavano una volta i cavatori esperti agli apprendisti. Gli veniva spiegato che il marmo ha un “verso”, un “contro” e un “secondo”, che ci sono varie caratteristiche morfologiche e geologiche. Queste conoscenze, una volta apprese, saranno fondamentali per la loro carriera e sicurezza. Questo insegnamento, una volta, era fatto non solo cava per cava, ma soprattutto nella cava scuola, il cui corpo insegnanti era composto da capi cava in pensione e da datori di lavoro esperti che hanno formato un gran numero di cavatori che, a loro volta, diventavano dei capi cava nelle aziende in cui venivano assunti».
Il quadro internazionale
E ora allarghiamo la visuale: «In campo internazionale, le imprese italiane stanno combattendo una lotta impari, poiché i nostri principali competitor, come Spagna, Turchia, Cina, Brasile e altri paesi extra europei, stanno erodendo ogni giorno di più le nostre quote di mercato sia sui prodotti grezzi che su quelli lavorati seriali. Competere è quasi impossibile, visti i costi nettamente inferiori che possono proporre ai nostri mercati di riferimento, senza contare il fatto che hanno fatto tesoro di tutte le nostre criticità e quindi hanno impostato le loro lavorazioni al monte e alla trasformazione con i relativi correttivi: ampie cave e stabilimenti, macchinari moderni e, cosa molto importante, piani di investimento finanziari agevolati. Detto questo, la situazione attuale e quella futura sono sfide che, come si diceva una volta, fanno tremare i polsi, ma possono essere, se affrontate e risolte, una grande opportunità per un progetto condiviso fra gli attori in gioco».
Il futuro
Le prospettive. A detta di Tonini, «Tutto può partire dalla sottoscrizione fra Comune e imprese, della convenzione dove sono previsti, oltre ai vari obblighi delle aziende, anche la data di scadenza delle concessioni. Sembrava impossibile ma, alla data del 31 ottobre si è arrivati alla sua sottoscrizione, presso gli uffici del Settore Marmo. Ebbene, partiamo da questo punto. Le popolazioni che ci hanno preceduto nella nostra Carrara ci hanno dimostrato che tutto è possibile e quindi noi non possiamo né vogliamo essere da meno. Un’ultima annotazione. Al settore lapideo, sia a Carrara che a livello internazionale, manca moltissimo la Fiera Marmo Macchine. Grazie al lavoro continuo dalla sua fondazione dei funzionari, di tutto il personale e dei consiglieri di amministrazione che davano l’indirizzo strategico sia della fiera che dei rapporti con tutto il settore lapideo internazionale, era diventata un punto di riferimento nel panorama del lapideo e dell’architettura ad esso collegato».l
M.B.
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