Il Tirreno

L’allarme

Massa, l’ordine dei medici: «Turni massacranti e ferie non godute, i medici fuggono dal pubblico»

di Gian Ugo Berti
Massa, l’ordine dei medici: «Turni massacranti e ferie non godute, i medici fuggono dal pubblico»

Il presidente Carlo Manfredi: «Ma i disagi saranno contenuti»

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MASSA. È allarme rosso per i sindacati del settore sanitario. Medici stressati e sottopagati sono in fuga. È una realtà che non giunge inattesa e il futuro diventa sempre più preoccupante. Sono 40 mila quelli che lasceranno il settore pubblico entro i prossimi due anni in Italia, mentre cresce l’insofferenza fra i cittadini per i continui disagi. Situazione simile avviene a Massa e provincia, spiega il presidente dell’ordine Carlo Manfredi, anche perché è stata accelerata dal fatto che molti medici sono sempre più stremati dalla fatica e dalle sfavorevoli condizioni di lavoro che sottraggono tempo alla famiglia, al riposo ed alla vita privata. Il malessere dei medici, ospedalieri e di famiglia, tra turni massacranti, surplus orario non riconosciuto, ferie non godute, carenza negli organici, difficoltà a trovare sostituti e una burocrazia sempre più asfissiante è così palpabile da sfiorare o, in qualche caso, colpire il 90% dei professionisti. Anche il prevalere fra i cittadini di un atteggiamento volto ad ottenere sempre tutto e subito e l’emergere di una propensione all’aggressività verbale e talora anche fisica, crea un clima di relazioni interpersonali di difficile gestione con ripercussioni negative. I rimedi ci sono, ma occorrono cambiamenti profondi sul piano organizzativo. Il ritorno progressivo verso il settore privato è dietro l’angolo 40 mila medici nei prossimi due anni lasceranno a vario titolo il servizio pubblico. Più che una fuga, sarebbe più appropriato chiamarlo un esodo di massa: 18 mila fra medici di base e pediatri di libera scelta, quasi 25 mila fra specialisti ambulatoriali e dirigenti medici senza contare i prepensionamenti, le dimissioni volontarie e i medici che emigrano all’estero’.

Con quale aggettivo si può definire il dato emerso dal congresso nazionale sindacale Sumai Assoprof?

«La situazione prospettata è molto preoccupante. Non è del tutto inattesa, ma è stata accelerata dal fatto che molti medici sono sempre più stremati dalla fatica e dalle sfavorevoli condizioni di lavoro che sottraggono tempo alla famiglia, al riposo e alla vita privata. Il malessere dei medici, ospedalieri e di famiglia, tra turni massacranti, surplus orario non riconosciuto, ferie non godute, carenza negli organici, difficoltà a trovare sostituti e una burocrazia sempre più asfissiante è così palpabile da sfiorare o, in qualche caso, colpire il 90% dei professionisti. Anche il prevalere fra i cittadini di un atteggiamento volto ad ottenere sempre tutto e subito e l’emergere di una propensione all’aggressività verbale e talora anche fisica, crea un clima di relazioni interpersonali di difficile gestione con ripercussioni negative. Non stupisce che tutto ciò metta a dura prova la resistenza dei medici e favorisca il fenomeno dell’abbandono che sta crescendo in modo preoccupante. Da non trascurare nemmeno il fatto che, secondo un’indagine realizzata dall’Istituto Piepoli lo scorso marzo, l’11% degli intervistati dal 2020 al 2022 ha riscontrato problemi di salute che prima non aveva correlati allo stress da lavoro».

Com’è e sarà nel prossimo futuro la situazione a Massa e provincia? È motivo d’allarme per i cittadini?

«La situazione locale presenterà momenti critici oltre quello già in essere, ma sono state gettate le basi per contenere al minimo i disagi per la popolazione. L’ampliamento degli accessi alle scuole di specializzazione e di formazione in medicina generale darà, a breve, i suoi frutti tanto attesi».

Come ordine dei Medici, cosa propone?

«Maggiore formazione all’uso delle risorse diagnostiche e terapeutiche da parte dei medici, maggiore informazione per il cittadino e, per entrambi, una sana educazione al senso del limite. La tendenza è quella a impiegare sempre più nuove tecnologie in un maggior numero di persone senza valutare bene se, a questa logica di impiego, corrispondano reali avanzamenti nello stato di salute della persona e della popolazione. In altre parole, valutare meglio se tutto quello che usiamo porta più benessere e quello che serve realmente per ottenerlo. Quasi mai a maggiori consumi di mezzi diagnostici e terapeutici conseguono migliori risultati. Raggiungere un migliore equilibrio porterebbe a un più efficiente impiego delle risorse, anche del personale medico che potrebbe lavorare in modo più selettivo e mirato sulle esigenze delle persone, abbandonando la zavorra di esami e visite inutili che intossicano inutilmente il sistema».

Si andrà quindi sempre più verso il settore privato, con maggiori costi a carico della popolazione?

«Da oltre vent’anni il servizio sanitario nazionale è sfiancato da una lenta opera di logoramento. I responsabili politici e tecnici della sanità pubblica hanno aderito acriticamente al pensiero dominante che riteneva il sistema insostenibile, inefficiente, desueto e hanno preferito contare sempre più sul privato piuttosto che operare per qualificare seriamente il sistema pubblico che resta insostituibile. È l’ora di smettere questo lungo assedio e scongiurare la privatizzazione del servizio sanitario nazionale. È necessario un maggiore rigore per arrestare il declino di un Ssn che è riuscito fino ad ora a dare risposte all’altezza delle richieste».
 

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