Italia
L’anarchico Gino Vatteroni in un carcere di alta sorveglianza
È stato trasferito da Massa ad Alessandria, irritazione dell’avvocato
Carrara L’anarchico Gino Vatteeroni, 56 anni, originario di Modena ma residente a Marina di Carrara, è stato trasferito nel carcere di alta sorveglianza di Alessandria. Nel giro di pochi giorni, è passato dai domiciliari, alla reclusione in un penitenziario vicino a casa (Massa, mercoledì scorso)), ad un altro con detenuti di diverso profilo. A “scoprirlo” il suo avvocato difensore George Claude Botti, che era passato a trovarlo e al quale è invece stato comunicato il cambiamento.
Il legale è molto irritato per la decisione: «Dopo che il tribunale del riesame aveva accolto in toto il nostro ricorso ed aveva escluso dalle imputazioni il reato più grave, cioè il 270 bis (l’associazione eversiva dell’ordine democratico, ndr), adesso mi sembra davvero pretestuoso e una forzatura applicare il regime di alta sorveglianza a una persona 56enne, incensurata, che si trova trasferito lontano e in condizioni carcerarie molto difficili». Adesso cosa succede? «Intanto - replica l’avvocato - ho a disposizione l’appello, nel quale cercare di ribaltare la decisione della scorsa settimana con la quale il giudice ha deciso che il mio assistito passasse dai domiciliari rafforzati al carcere, a causa di presunti contatti con l’esterno; e quindi auspico una decisione favorevole. La verità però - aggiunge - è che il regime carcerario non ha una specifica misura di opposizione, in questo caso diventa punitivo. Il giudice aveva stabilito che fosse accompagnato in carcere, non certo ad Alessandria».
Il nodo a quanto emerge è che il tipo di reati per i quali è indagato Gino Vatteroni non sarebbero previsti nella casa di reclusione di Massa; resta da capire perché ad Alessandria e non in una struttura più vicina. A pesare sarebbe l’aggravante tuttora rimasta in piedi, ovvero quanto previsto dall’articolo “270 bis 1”, specifica per ipotesi connesse con la presunta eversione dell'ordine democratico.
Dei nove indagati, Gino Vatteroni è l’unico in carcere; tre ai domiciliari, cinque hanno obbligo di dimora. Come scritto nei giorni scorsi, sia il gip nel firmare l’ordinanza iniziale, sia successivamente la Corte d’Appello deliberando su una richiesta del pm titolare Federico Manotti, avevano escluso che vi fossero gli estremi per la custodia cautelare in carcere. Nella seconda deliberazione, i giudici d’appello avevano tenuto conto del fatto che il tribunale del riesame aveva annullato il capo d’imputazione più pesante, l’associazione terroristico-eversiva (articolo 270 bis del Codice penale, ma non l’aggravante 270 bis 1 di cui si parlava prima).
Gli indagati sono accusati di apologia aggravata e istigazione, l’inchiesta è promossa dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Genova, nel mirino il periodico Bezmotivny-Senza Motivo - di cui i nove anarchici erano ideatori, redattori e diffusori. Le misure cautelari risalgono all’8 agosto; i nove sono accomunati dalla frequentazione del circolo Gogliardo Fiaschi di via Ulivi. La rivista Bezmotivny-Senza Motivo sarebbe, secondo il pm Manotti, «istigatoria e apologetica», «inneggiando all’uso della violenza per sovvertire lo Stato». Nessuno degli indagati è apuano ma sono tutti residenti o domiciliati o frequentanti Carrara. Ai domiciliari sono Paolo Arosio, lombardo; Luigi Palli, di Faenza; Gaia Taino, milanese; gli altri indagati sono Andrea Grazzini, empolese; Jessica Butori di Lucca; Michele Fabiani, umbro, Luca Aloisi aquilano, Veronica Zegarelli, bolognese.l
M.B.
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