Il Tirreno

Il caso

Carrara, aveva offeso e minacciato i superiori: reintegrato dopo il licenziamento perché non è mai passato alle vie di fatto

di Alessandra Vivoli
Aula di tribunale (foto d'archivio)
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Aula di tribunale (foto d'archivio)

La decisione della Corte di Appello riguarda un lavoratore della partecipata Nausicaa

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CARRARA. Aveva offeso e minacciato i propri superiori. Ma, particolar che si è rivelato fondamentale per gli esiti della vicenda, non è mai passato alle vie di fatto. E, nel codice disciplinare che si è data la società partecipata finita al centro della vicenda giudiziaria, senza vie di fatto il licenziamento non è giustificato. E così in corte di appello a Genova il lavoratore di Nausicaa, Fabio Rebecchi, assistito dall’avvocato Claudio Lalli è stato reintegrato. Non solo, dovranno essergli versati tre anni di contributi e potrà tornare subito al lavoro.

La vicenda

Tre anni fa era stato licenziato da Nausicaa e, subito aveva fatto ricorso. Il giudice del Lavoro, Giovanni Maddaleni, aveva respinto il ricorso di Fabio Rebecchi nei confronti di Nausicaa. Una prima sentenza riteneva giusto il licenziamento e aveva condannato il lavoratore a rifondere le spese di lite a Nausicaa.

Il giudice aveva quindi confermato il provvedimento reso nella fase sommaria e la conseguente legittimità del licenziamento intimato. In sede di opposizione Rebecchi, che prima del licenziamento era addetto alla raccolta rifiuti, si era concentrato sul fatto che il licenziamento sarebbe stato illegittimo in quanto sproporzionato rispetto ai fatti contestati.

Secondo la società, invece, i comportamenti del lavoratore erano di gravità tale da essere più che idonei a giustificare il licenziamento intimato. Il lavoratore, infatti, aveva insultato e addirittura minacciato i propri superiori. E minacciato in maniera particolarmente grave il direttore generale dell’azienda e aveva, comunque, posto in essere comportamenti che secondo quanto emerso nel corso della vicenda, non potevano più essere tollerati, considerata la loro gravità.

Tutto questo era stato quindi riconosciuto dal giudice che aveva ritenuto legittimo il licenziamento .

L’appello

Il licenziamento del lavoratore addetto alla raccolta rifiuti non era legittimo. E quindi dovrà tornare subito al lavoro.

In appello è stata accolta la linea dell’avvocato Claudio Lalli che, partendo dal codice disciplinare di Nausicaa, ha evidenziato che per mandare a casa il lavoratore lo stesso sarebbe dovuto passare alle “vie di fatto”.

È il terzo lavoratore licenziato e reintegrato in Nausicaa. Un conto di spese legali e il resto di circa 150mila euro.


 

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