La protesta
Ospedali lunigianesi, lo studio della Uil: «Ogni anno si possono fare 7mila esami in più»
Per il sindacato ci sono 9mila prestazioni annue dirottate altrove: «Buona parte potrebbero essere eseguite in loco»
LUNIGIANA. I piccoli ospedali «sono una ricchezza nella rete sanitaria dell’Asl nord ovest». E il pensiero va all’ospedale di Fivizzano e a quello di Pontremoli. Proprio dei presidi che non hanno lo status di hub si è parlato in una giornata di studi organizzata dalla funzione pubblica di Uil che ha preparato un documento di studio e di proposta da sottoporre alla regione; si intitola “Contributo dei piccoli ospedali nel servizio sanitario regionale”.
Chi c’era
Alla giornata di studio hanno preso parte i segretari provinciali e i componenti del coordinamento regionale; c’erano il segretario regionale Uil Fpl Flavio Gambini e il segretario provinciale Claudio Salvadori, il coordinatore del gruppo di lavoro regionale Paolo Camelli e il segretario organizzativo Uil Fpl Massa-Carrara Chiara Marsili.
Il quadro
«Siamo in un momento critico per la sanità – nota Gambini – Bisogna fare una riflessione sul modello: e per noi deve essere solo sanità pubblica. Oggi è difficile per i più deboli accedere a servizi di qualità perché scarseggiano le risorse, le liste di attesa aumentano, gli operatori sanitari sono sotto pressione».
La linea
«Mettiamo al centro i piccoli ospedali – incalza Salvadori – che devono essere potenziati e dobbiamo evitare di far scappare i lavoratori verso il privato. Ci sono spazi e possibilità per offrire migliori servizi sanitari e i piccoli ospedali possono avere un ruolo chiave grazie invece di intasare gli ospedali principali, come il Noa».
Numeri e prospettive
Lo studio della Uil Fpl va nel dettaglio dei piccoli ospedali al di sotto di tremila ricoveri all’anno che a Massa Carrara sono Pontremoli, 2. 100 all’anno, e Fivizzano, 1. 825. Tutti insieme i piccoli ospedali della Regione assorbono il 5% dei ricoveri toscani e hanno un ruolo chiave che può essere migliorato, secondo Uil Fpl. «Negli ospedali più grandi, gli hub, i blocchi operatori non sono in grado di rispettare i tempi di attesa. Pensiamo ai vantaggi che ci sarebbero spostando centinaia di interventi sui piccoli ospedali», sottolinea la Uil Fpl. Non solo: «Le aree mediche dei grandi ospedali hanno tassi di occupazioni superiori all’80% e non potrebbero far fronte ai ricoveri gestiti dai piccoli ospedali. Oggi dalla Lunigiana «sono dirottati su altre strutture 9000 prestazioni all’anno – prosegue il sindacato – Con una diagnostica che funzioni sulle 12 ore e un organico adeguato si possono avere incrementi annui pari a circa 7mila esami che non dovrebbero più uscire dalla Lunigiana». L’altro nodo è il pronto soccorso. «Fivizzano ha registrato 5. 259 accessi in un anno, Pontremoli 8. 874. Circa il 40% dei pazienti in entrambi gli ospedali viene dimesso con codice minore o non urgenza. Solo il 12-13% rappresenta accessi che necessitano di ricovero. La dimissione con minore o nessuna urgenza viene però fatta alla fine di un percorso diagnostico quindi è impossibile governare la domanda di accesso al pronto soccorso. La soluzione sta nel triage e la presenza di un infermiere con competenze avanzate in grado di eseguire o attivare pratiche cliniche o diagnostiche in grado di inquadrare lo stato di salute del cittadino. Gli ospedali piccoli sono il luogo prioritario dove sperimentare il modello dell’infermiere con competenze avanzate».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
