Il dolore
Massa, gli ambientalisti bloccarono il traffico sulla Strada dei Marmi: il processo riparte da zero per vizio procedurale
La procura di Massa ha citato a giudizio i quattro ambientalisti senza passare dal gup ma per i reati contestati è necessaria un’udienza preliminare. Tutto rinviato
MASSA. Dovrà ripartire da zero a causa di un vizio procedurale il processo a carico di quattro attivisti di Ultima Generazione ed Extinction Rebellion Versilia che erano stati citati a giudizio per aver bloccato il 10 giugno 2022 a Carrara la Strada dei marmi per chiedere al governo di arginare l’estrazione del marmo «indiscriminata che devasta il territorio circostante e tiene sotto scacco la popolazione», si legge in una nota del gruppo.
La difesa degli imputati ha infatti eccepito che la Procura aveva proceduto con citazione diretta a giudizio, mentre per i reati contestati nel capo di imputazione, la legge prevede che il pubblico ministero debba richiedere il rinvio a giudizio. In altre parole si sarebbe dovuta tenere un’udienza preliminare nella quale il giudice doveva decidere se rinviare o meno a giudizio gli imputati, che sono: Guido Viero di Camaiore, Michele Giuli di Reggio Emilia, Beatrice Costantino di Domodossola e Giulio Giuli anche lui di Reggio Emilia. I quattro attivisti si sono seduti a terra sulla via che consente ai camion di raggiungere le cave, reggendo due striscioni sui quali era scritto “Basta devastazione” e “lavoro non distruttivo”. Due di loro si sono poi legati fra loro con un U-lock e un terzo si è legato a un camion per protestare «contro i crimini che settimana dopo settimana, mese dopo mese, anno dopo anno vengono perpetrati ai danni della cittadinanza: intere montagne smontate pezzo dopo pezzo, dissesto idrogeologico, distruzione delle falde acquifere, incidenti mortali sul lavoro, infiltrazioni mafiose, disoccupazione diffusa (a questo link foto e video dell’azione) ».
Lo sfruttamento delle cave, fanno sapere gli attivisti, «significa progressiva distruzione di montagne carsiche, preziosa riserva d’acqua, per arricchire pochi, scaricando enormi costi sociali sugli abitanti di Carrara, come denunciato da molti anni da Legambiente Carrara, dall’associazione “Apuane Libere” e dal Cai Toscana, che stima che ogni anno vengano estratti 4 milioni di tonnellate di marmo e denuncia: negli ultimi 20 anni si è scavato più che nei 2000 anni precedenti. Con conseguenze devastanti. Basti pensare che negli ultimi 20 anni, appunto, Carrara è stata interessata da quattro alluvioni. Nel 2014 venne accertata la responsabilità diretta dei detriti e massi abbandonati ai lati delle cave, che trascinati dalla pioggia erano finiti nell’alveo del torrente Carrione, facendolo esondare per la quarta volta in 11 anni. In questa occasione ci furono anche degli indagati tra gli imprenditori delle cave».
Nel 2014, commenta Giulio Giuli, «i cittadini assaltarono il Comune per i 450 sfollati e le decine di milioni di danni originati dall’alluvione provocata dai corsi d’acqua intasati dalla marmettola. I canoni di estrazione sono ridicoli e valgono solo se la proprietà è pubblica, mentre se privata (52 cave su 81) ancora meno o addirittura nulla, con miliardi di mancati introiti per l’Erario. Se non bastasse, fin dagli anni’80 sono note le infiltrazioni mafiose per il riciclaggio di capitali. Le responsabilità della politica, senza distinzioni di campo, sono del tutto evidenti». «Questo procedimento giudiziario vede me, Beatrice, Giulio e Michele imputati – commenta Viero – per aver fermato dei camion che portavano via, a pezzi, le montagne. Le Alpi Apuane sono devastate, ora più che mai da quella che è diventata un’industria estrattiva a esclusivo scopo di lucro di pochi industriali ma che porta un danno gravissimo alla popolazione. In tempi di sempre più frequenti siccità le cave distruggono le falde Apuane e in caso di forti piogge ne aggravano le conseguenze, come si è visto in occasione di alluvioni a Carrara».
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