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Porto di Carrara, rifiuti smaltiti “irregolarmente”: assolta l’amministratrice della Dusty
Era stata accusata di frode e gestione illecita degli scarti
CARRARA. Secondo la procura solo «periodicamente e in alcuni giorni del mese» la società conferiva i rifiuti negli impianti autorizzati dal piano e comunque prediligendo l’impianto di sterilizzazione di Livorno, anche quando era disponibile quello di termodistruzione di Ospedaletto che doveva essere la prima scelta. Gli altri rifiuti, invece, sempre secondo l’accusa, venivano smaltiti in modo illecito in impianti non autorizzati, tra cui il Cemerc, e «previo illecito stoccaggio e commistione con altre tipologie di rifiuto solido urbano non pericoloso eseguito all’interno di un capannone della ditta e sito in area portuale».
Motivo per cui Silvia Domenichini, 46 anni, all’epoca dei fatti segretaria, direttore tecnico e amministratore di fatto della Dusty srl (società di Massa che si occupava e si occupa dello smaltimento dei rifiuti nel porto di Marina di Carrara) era stata rinviata a giudizio per frode nelle pubbliche forniture, illecita gestione dei rifiuti e deposito non controllato. Ma nella mattina di martedì 12 settembre il giudice, Fabrizio Garofalo, dopo aver ascoltato due testimoni dell’accusa ha chiuso l’istruttoria e l’ha assolta per i primi due capi di imputazione (frode e illecita gestione dei rifiuti) e ha dichiarato estinto il terzo.
Si chiude così una vicenda giudiziaria iniziata nel 2015 quando la capitaneria, era aprile, segnalò un’ipotesi di illecita gestione dello smaltimento dei rifiuti alimentari prodotti dalle navi in arrivo al porto di Marina di Carrara. «Sulla base di sommari e preliminari accertamenti, - questo scrisse la procura nel decreto che dispose il giudizio -, era sorto il sospetto che i rifiuti alimentari prodotti dalle navi di provenienza extracomunitaria, che, per loro natura, devono essere soggetti a termodistruzione o sterilizzazione prima di essere conferiti in discarica per evitare la trasmissione o la diffusione di agenti patogeni, venissero in realtà trattati in modo irregolare come ordinari rifiuti urbani e conferiti in centro di smaltimento non autorizzati». Ma durante il dibattimento, i legali della donna – Dino Del Giudice e Andrea Vernazza – sono riusciti a dimostrare che così non era. I rifiuti raccolti dalle navi venivano smaltiti regolarmente dalla società. E talmente sembrava chiaro, all’avvocato Del Giudice, che adesso si dice «soddisfatto», che ieri ha rinunciato ad ascoltare anche gli ultimi testimoni.
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