Gioco
Filattiera, la pallavolista finita sulla sedie a rotelle: «Così sono tornata a vivere»
Premiata con lo Scarabello, Francesca Baldini, di Filattiera, racconta la sua storia. Era una pallavolista, poi un brutto incidente l’ha fermata: ma ha ripreso il suo volo
FILATTIERA. È ripartita dal tennis la seconda vita sportiva di Francesca Baldini, premiata nell’ambito del Premio Scarabello qualche giorno fa.
L’ostacolo
Classe 1982, originaria di Filattiera e sin da bambina pallavolista: aveva infatti praticato solo quello sport fino al giorno del brutto incidente che nel 2001, a soli 19 anni, l’ha costretta in carrozzina. «Anche il non poter più giocare per me, che ero così appassionata, è stato un trauma. Dopo l’incidente mi hanno proposto di fare altri sport, ma non ho mai accettato, sia perché mi sono autolimitata sia per difficoltà legate al problema degli spostamenti, alla lontananza da casa. A lungo mi sono rifiutata, poi nove anni fa ho provato il tennis in carrozzina ed è stata una sorpresa: ho ritrovato le emozioni della pallavolo, gioia e adrenalina». Al tempo era però difficile per lei praticare seriamente il tennis: gli allenamenti erano a Livorno, il suo fidanzato di allora a Poggibonsi, il suo lavoro a Filattiera.
Arriva il cambiamento
Nel 2019 la decisione e la svolta: «Ho ripreso e mi ci sono messa d’impegno iniziando ad allenarmi, fra Livorno e Villafranca, tre volte la settimana. Avevo scoperto che Simone Bragoni, maestro del tennis club di Villafranca, e oggi fiduciario regionale FItp per il tennis in carrozzina, aveva appena concluso un corso dedicato al tennis in carrozzina. Avrei potuto allenarmi anche a casa. Questo mi ha dato occasione e forza consentendomi poco dopo di buttarmi in tornei internazionali in tutta Europa: Tenerife, Parigi, Porto, Ungheria. Un modo per unire le mie due passioni, sport e viaggi, una bellissima esperienza».
Il futuro
E adesso? Adesso ha ripreso da poco gli allenamenti, dopo alcuni problemi alla spalla. I prossimi appuntamenti tra Firenze, San Vincenzo, Vicenza. Molto spesso queste partite sono giocate fra persone in piedi e sedute, a dimostrazione che si può giocare insieme, senza differenza. La differenza nella pratica: il doppio rimbalzo a terra, consentito nel tennis per disabili, anche per ragioni di velocità.
Lo Scarabello
Il premio è stata per lei un’occasione per far conoscere il tennis in carrozzina e le possibilità già presenti in Lunigiana: con Bragoni è infatti possibile allenarsi a Villafranca, partecipare a tornei amatoriali che lui stesso organizza, prendere parte – con gli altri professionisti, fra cui lei e Giacomo Perfigli per la zona – ai raduni mensili che si tengono in diversi circoli della Toscana. «Credo sia una bella opportunità non solo per la chance offerta a persone con diverse disabilità di tornare allo sport, come per la mia esperienza, ma anche per prendere parte a tornei come occasioni importanti a prescindere da agonismo, risultati, competitività». Da fiduciario Fitp Bragoni seleziona infatti sempre, con il Comitato Italiano Paralimpico, nuovi giocatori per il tennis in carrozzina. Sono circa 100, ad oggi, in tutta Italia. Il vero problema rimane, semmai e ancora, quello dell’accessibilità.
La speranza
«Quello che mi auguro – conclude Francesca – è che si parli sempre più di sport per tutti e che parlandone si sensibilizzino gli enti di modo che agiscano di conseguenza. Il piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche prevede che siano le Amministrazioni a occuparsi delle strutture e della loro accessibilità. Da noi c’è spesso qualcosa che manca, ma la disabilità esiste ed è innegabile che un maggiore impegno e intervento migliorerebbero di molto le nostre condizioni, la qualità della vita, gli spazi e le possibilità».
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