Il Tirreno

La contesa

Lite milionaria Paradiso-Comune di Carrara, la parola finale alla Cassazione

Lite milionaria Paradiso-Comune di Carrara, la parola finale alla Cassazione

La società di Franzoni insiste nel chiedere 50 milioni di risarcimento

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CARRARA. Dopo oltre 40 anni, si avvicina la parola fine per il contenzioso infinito tra la Paradiso Spa dell’imprenditore Andrea Franzoni e il Comune di Carrara. Dopo la sentenza di primo grado, che aveva fissato in 5 milioni, 98mila e 923 euro il risarcimento danni da pagare da parte di palazzo civico (a fronte dei 44 chiesti dall’industriale del marmo), c’è stato anche l’appello; i giudici genovesi hanno confermato quella cifra, e ora, come si apprende da una determina dirigenziale, è stato presentato ricorso in Cassazione dalla Paradiso. Nel frattempo, le richieste della Paradiso stessa sono lievitate a 50 milioni di euro; il Comune cercherà di tenere ferma la cifra fissata nei primi due gradi (la sentenza del tribunale di Massa è del 2020, quella d’Appello di Genova di gennaio 2023), e così cavarsela con un danno certamente importante per le casse comunali, ma meno della metà di quello che come noto era vicina a chiudere con una transazione l’amministrazione a Cinque stelle. In un primo momento la giunta De Pasquale aveva comunicato l’accordo da 12,5 milioni di euro, di cui 3 milioni alla fine di maggio 2020 e il resto rateizzato, 950 mila euro per 10 anni. Poi nella primavera successiva, aveva revocato l’incarico al consulente per la questione affidandone uno nuovo al professor Antonio Scudieri - presidente onorario di sezione della Corte dei Conti e docente di contabilità pubblica - per valutare l’intera vicenda. «Il professore aveva rimesso in dubbio e ridimensionato la quantificazione del risarcimento per la controversia, escludendo la possibilità per una pubblica amministrazione di sottoscrivere una transazione alla cifra individuata e smontando uno degli elementi cardine che avevano fatto prendere in considerazione l’ipotesi stessa della transazione, ovvero la possibilità di diluire in dieci anni il risarcimento», avevano scritto da Palazzo civico; poi la sentenza, l’Appello e ora ci sarà la Cassazione.

Come detto tutto parte dal 1981. C’è la gara d’appalto del Comune per la costruzione e la gestione di alcune strutture di edilizia popolare (i cosiddetti palazzi degli sfrattati) e di un centro commerciale nella zona di Avenza ovest, il centro Coop. Paradiso Spa partecipa, sulla carta la sua è l’offerta migliore, ma in realtà l’appalto non le viene affidato. Parte il contenzioso, nel 2006 la Corte di Cassazione stabilisce che la società di Franzoni aveva ragione. Successivamente comincia così, invece, l’iter legale per quantificare l’entità del risarcimento.

In Cassazione, la società immobiliare dell’industriale del marmo Andrea Franzoni insisterà come detto per ottenere 50 milioni, calcolati mettendo insieme sia il danno ricevuto sia la "mancata chance". La stima del danno che avrebbe patito la Paradiso di Andrea Franzoni si può ricostruire, come era stato messo nero su bianco in oltre 100 pagine di perizia depositata al giudice. Per rimediare all’emergenza sfratti, chi costruiva i palazzi aveva diritto ad affittarli ad equo canone per vent’anni, e poi li avrebbe potuti mettere sul mercato; aveva diritto inoltre a costruire il centro commerciale. Tutti mancati incassi, ingiustificati, quantificati in cinquanta milioni.

In Cassazione a difendere il Comune sarà l’avvocato Domenico Iaria (studio legale Lessona) con una spesa prevista di 33.801 euro (oltre Iva e cassa previdenza avvocati, quindi 39.500 euro), come stabilito nella determina del dottor Cristiano Boldrini.


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