Il dolore
Carrara, i migranti in arrivo ma il sistema comincia a essere saturo
Accoglienza a pieno regime ma «i problemi aumentano, rischio inceppamento»
CARRARA. Slitta di 12 ore l’attracco della nave appartenente alla flotta della Ong Open Arms al porto di Marina di Carrara, che arriverà quindi per le ore 8 di domani, martedì mattina, con 195 migranti, compresi donne e bambini. «La prefettura ha sempre gestito al meglio queste situazioni, con umanità e professionalità, e a quanto mi risulta tutto è in moto perché anche questa volta le cose vengano svolte al meglio, inoltre abbiamo avuto pieno sostegno sia da parte dell’amministrazione di Carrara che da quella di Massa».
Questo il commento di Gianni Lorenzetti, presidente della provincia, che ha poi messo l’accento sul fatto che il meccanismo dell’accoglienza è tuttavia ormai in fase di inceppamento, ed è necessario che il governo Meloni intervenga al più presto a sostegno di quelle realtà, come la provincia di Massa-Carrara, che hanno deciso di intraprendere la scelta dell’accoglienza, ma poi si trovano in una situazione precaria perché prive di quelle strutture necessarie a garantire la sostenibilità. La maggior parte dei migranti fatti sbarcare, infatti, dopo aver ricevuto cure e supporto, un’attività in cui l’associazione Casa Betania è in prima fila grazie all’attività dei suoi mediatori culturali, verranno messi su pullman e indirizzati verso il Sud Italia, dove sono presentigli hotspot di accoglienza.
In questo, ci ha detto Sara Vatteroni, «ha un suo peso anche il fatto che tra governo e Ong sia in corso un braccio di ferro silenzioso, per cui noi non sappiamo ancora quali possano essere i paesi di provenienza delle persone soccorse, il che ci obbliga a mettere in allerta tutti i nostri mediatori, anche se poi non parlano le lingue adatte». Anche Sara Vatteroni di Casa Betania ha messo l’accento sulla necessità di una presa di coscienza della situazione da parte del governo, sottolineando proprio come sia fondamentale un cambio di direzione: «Gli ultimi provvedimenti presi dal governo hanno effettivamente tagliato l’investimento per i programmi di integrazione e di gestione, rendendo il lavoro di tutti noi che lavoriamo nel settore più complicato, ma non solo, con la circolare introdotta il 7 agosto è stato deciso di escludere dai progetti di integrazione quelli che, al termine di un iter giudiziario che dura anche tre anni, ottengono lo status di rifugiati e il permesso di soggiorno». Questo vuole dire che queste persone si trovano poi in una zona grigia, con il rischio, piuttosto concreto, che poi finiscano preda di organizzazioni illegali.
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