Lutto
In trenta salvano la cagnolina Maya: era stata lasciata in auto al sole e rischiava di morire
Carrara, gara di solidarietà a Ferragosto sulla strada per Campocecina: «C’è chi la rinfrescava con l’acqua e chi al telefono chiedeva al veterinario cosa era necessario fare»
CARRARA. Siamo a Campocecina, è il pomeriggio del 15 agosto e una trentina di persone stanno impiegando il loro giorno di festa per salvare una cagnolina che è stata lasciata chiusa in auto al sole: le sue condizioni sembrano disperate, secondo i testimoni. Questa è una bella storia ferragostana (solo) per due ragioni: innanzitutto perché è a lieto fine, e poi perché testimonia che in questo mondo dove la stragrande maggioranza di noi sembra ripiegata su se stessa a “guardare al proprio orto” c’è ancora molta umanità che – quando serve – viene messa in campo. Racconta questa storia, Jutta Bologna Andresen, psicologa originaria di Carrara che vive e lavora a Parma, in questi giorni in città per le sue ferie estive.
Sono le 16, 30. C’è chi si attarda lungo la salitona di Campocecina che porta alle distese verdi e chi scende, dopo aver mangiato melone e prosciutto, focaccia e fichi. Chi dal piazzale prende l’automobile per rientrare a casa, però, dopo pochi metri deve fermarsi. «La strada era bloccata e tante persone erano attorno a qualcosa che era a terra. Un cane – racconta Jutta Bologna Andresen – Qualcuno lo aveva estratto da una macchina. Era lì, chiuso, sotto il sole. La vettura non era chiusa a chiave, fortunatamente. Non è servito rompere un vetro, ma se ci fosse stato bisogno, qualcuno lo avrebbe fatto. Fortunatamente».
«Appena visto l’animale – dice la psicologa – ho pensato al peggio. Nonostante le persone cercassero di raffreddarlo, accorrendo con bottiglie d’acqua, il cane continuava a iperventilare e ad avere tutto il corpo rigido». Parliamo di una cagnolina di media taglia, meticcia, bianca e nera che poi si scoprirà chiamarsi Maya.
«Eravamo in tanti, lì, fermi, in strada». Si parla di una trentina di persone. «Chi si occupava del cane, chi chiamava la polizia locale e l’emergenza veterinaria, chi cercava di capire chi fosse il proprietario». Alla fine arrivano tutti: «Il proprietario, che, tra mille scuse, ha cercato di giustificarsi. La polizia locale e il veterinario.
«Ancor prima che arrivasse il veterinario – prosegue il suo racconto la psicologa – il cane fortunatamente stava già meglio: c’è chi al telefono aveva chiesto al medico che cosa fosse opportuno fare per salvare la cagnolina».
E «Di venti-trenta persone che inizialmente erano lì – dice Jutta Bologna Andresen – alla fine siamo rimasti in meno di dieci, ma sempre tanti. Abbiamo aspettato ore, per verificare che il cane venisse visto dal veterinario, e che la polizia locale intervenisse con chi aveva messo in pericolo la vita della bestiola. L’ultima immagine che osservo prima di lasciare Campocecina è: il proprietario del cane che parla con i vigili e il veterinario, il cane che gironzola tra loro. Resto però con mille domande: i vigili avranno fatto almeno un verbale? O sarà finito tutto con una pacca sulla spalla? Per rispetto del cane, di tutte le persone che sono state lì, che si sono preoccupate, hanno urlato e pianto, anche. Ecco, per rispetto di questi gesti mi farebbe piacere sapere qualcosa. Nel migliore dei mondi possibili, quel cane avrebbe dovuto essere tolto a quella famiglia. Maya era stata persa nei boschi qualche giorno prima, così raccontava il proprietario, a Ferragosto dimenticata in macchina al caldo. Domani saranno i cinghiali? Comunque grazie a tutte quelle persone che si sono fermate, che hanno urlato, che si sono commosse e preoccupate».
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