Gioco
Gli anarchici sfilano in aula ma non rispondono al giudice
Interrogatorio di garanzia ieri al Palazzo di giustizia di Genova
CARRARA. Dopo la perquisizione con sequestro di riviste e documenti al circolo anarchico Gogliardo Fiaschi che ha lasciato la città attonita, si apre un nuovo capitolo collaterale alla maxi indagine condotta dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Genova e che ha portato a nove misure cautelari per altrettante persone – tutti frequentatori del circolo di via Ulivi – indagate per propaganda sovversiva.
Genova, 10 agosto, piazza Portoria, Palazzo di giustizia. È qui che ieri si sono svolti i cosiddetti interrogatori di garanzia per i componenti del gruppo che – mediante il periodico Bezmotivny-Senza Motivo – avrebbe «inneggiato all’uso della violenza – questa la prospettiva accusatoria vagliata dal giudice per le indagini preliminari – per sovvertire l’ordine dello Stato».
Quella che si è svolta è un’udienza di Camera di Consiglio, quindi “chiusa” al pubblico. Gli indagati sono entrati uno alla volta, sono comparsi davanti al giudice, hanno dettagliato le loro generalità e pronunciato le dichiarazioni di rito. L’udienza era stata fissata per tutti ma non tutti erano presenti per ragioni prettamente formali. Erano, comunque, più della metà e tutti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. «Questo è il momento in cui dobbiamo studiare per capire che cosa ci è arrivato addosso», commenta l’avvocato George Claude Botti, del Foro di Massa, difensore di Gino Vatteroni, modenese, residente a Carrara, laureato in storia, considerato uno degli animatori del circolo Gogliardo Fiaschi. «La sensazione – continua l’avvocato Botti – è che tutto questo sia esagerato. E ora, documenti alla mano, è necessario rinchiudersi nel proprio studiolo e immergersi nelle carte. Ho letto il capo d’accusa ma, in tutta sincerità, non l’ho compreso».
Oltre a quello di Vatteroni, nell’ordinanza di applicazione delle misure cautelari compaiono anche i nomi di: Paolo Arosio, lombardo; Luigi Palli di Faenza; Gaia Taino, milanese; Andrea Grazzini, empolese; Jessica Butori di Lucca; Michele Fabiani, umbro, Luca Aloisi aquilano, Veronica Zegarelli, bolognese. Nessuno degli indagati è di origine apuana, sono tutti o residenti o domiciliati o dimoranti a Carrara e li accomuna la frequentazione del circolo Gogliardo Fiaschi dove si sarebbe visti periodicamente – secondo quanto emerso dalle indagini della Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Genova – per ideare, redigere, pubblicare e quindi diffondere il periodico quindicinale Bezmotivny-Senza Motivo, il cui primo numero speciale uscì nel dicembre 2020. La rivista è considerata dagli inquirenti – titolare dell’inchiesta è il pm Federico Manotti – strumento di propaganda sovversiva perché sarebbe nei contenuti «istigatoria e apologetica», «inneggiando all’uso della violenza per sovvertire lo Stato».
Siamo ancora in una fase di indagine, si parla di prospettiva accusatoria e deve essere fatta salva la presunzione di innocenza degli indagati che potrebbero anche richiedere – a seconda della strategia difensiva – il riesame al Tribunale della Libertà.
L’indagine ha provocato clamore, tant’è che alcuni degli avvocati difensori precisa che al momento non c’è alcuna traccia di collegamento del gruppo con il recente episodio fiorentino dell’allarme bomba sulla linea dell’alta velocità.
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