Toscana
Marina di Massa, onde alte fino a tre metri: la mareggiata divora la spiaggia
È la seconda nel giro di pochi giorni, i balneari si sentono in ginocchio. La furia strappa quasi tutte le boe, sparito l’arenile del centro Don Gnocchi
MARINA DI MASSA. La stragrande maggioranza delle boe è stata “scarrocciata”: non esiste più la cosiddetta Strada del Mare, bussola per la sicurezza in acqua, che segna il limite tra lo specchio di mare riservato alla balneazione e quello libero alla navigazione. Basterebbe questo per capire quanto devastante sia stato l’impeto del mare: delle sue onde, delle sue correnti. Prevista come altamente probabile dal tardo pomeriggio di martedì, la mareggiata non si è fatta attendere: è stata puntuale. E ha investito la costa massese. Partaccia, Marina di Massa, Poveromo, Ronchi. Gestori e proprietari dei bagni avevano già messo in atto la loro tattica difensiva: sia perché l’esperienza di questi anni insegna, sia alla luce di quanto già era accaduto a Poveromo tra venerdì e sabato, dove, per esempio al bagno Nando, il mare si era mangiato una trentina di ombrelloni; con un occhio alle previsioni meteo, infatti, i balneari avevano smontato – chi più, chi meno – le attrezzature, almeno per contenere le perdite economiche. C’è chi ha smantellato il bagno per intero. Ma contro la Natura, solo con le mani e la schiena piegata, si può fare poco. Per rendere l’idea: a Ronchi, il mare è giunto «in punti in cui non si era mai visto», dice chi ha visto, spingendo alla deriva anche la più pessimistica delle aspettative. La spiaggia del centro Don Gnocchi, un luogo deputato e a donare benessere a chi è malato, non esiste più. La questione, insomma, non è più solo quella del danno economico contingente misto all’imbarazzo di dover dire al cliente giornaliero: «Mi dispiace, oggi non abbiamo posto perché il mare si è mangiato un po’ di spiaggia». È qualcosa di molto più complesso, oneroso e improcrastinabile nella ricerca della soluzione definitiva.
In mezzo al guado
«È l’ennesimo colpo di grazia che ci mette nuovamente in ginocchio – interviene Itala Tenerani, presidente del Consorzio Balneari Massa – Qui non si tratta del numero di ombrelloni persi o rimasti, è una questione di tutela ambientale, di difesa del nostro patrimonio naturalistico. Il danno è dell’intero comparto turistico apuano. La mareggiata di stanotte (della notte tra martedì e mercoledì, per chi legge, ndr) ha superato ogni previsione. Il mare ha raggiunto i tre metri d’onda e per fortuna la maggior parte di noi ha smontato quasi tutte le attrezzature in spiaggia».
Gli effetti
Solo quando il mare si cheterà – forse da domani, secondo le previsioni meteo – si potrà sapere davvero quanta sabbia è sparita e dunque la geografia e il peso dell’impatto dell’ultima mareggiata: «La conta dell’arenile perso si farà nel fine settimana – spiega Tenerani – quando il mare “calerà” e potremo renderci conto di cosa si è portato via». Agli occhi degli operatori i cantieri-tampone, finanziati ogni anno da risorse regionali, appiano ormai del tutto inutili. «La sabbia posata con i lavori di riprofilatura fatti a maggio nei tratti in maggior sofferenza della costa, tra i quali il bagno Don Gnocchi e il bagno Marchini a Marina di Massa ponente, non esiste più. Un’eccellenza sanitaria come il centro Don Gnocchi – descrive ancora Tenerani – come farà a portare per persone disabile in spiaggia? Dalla Partaccia a Poveromo la situazione è davvero preoccupante. Poveromo, poi, rischia la stessa sorte delle altre zone, ormai compromesse, perché anno dopo anno continua a perdere spiaggia».
La richiesta
Chi chiede pane all’arenile cerca di scrollarsi il sudore dalla fronte, ma intanto invia anche un chiaro messaggio – l’ennesimo – alla regione Toscana che è l’unico ente competente per la tutela delle spiagge e della costa. Il joystick è nelle mani di Firenze: «È necessario che la Regione e tutti gli organi competenti pianifichino in tempi brevi progetti che possano proteggere l’intera costa – sottolinea Tenerani – altrimenti ci sarà un danno economico che, a cascata, coinvolgerà tutti gli operatori del turismo, dai balneari agli albergatori, dai commercianti alle agenzie immobiliari. Da parte nostra c’è massima collaborazione per salvaguardare l’arenile per consegnarlo alle generazioni future così che ne possano godere».
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