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Sanità

Carrara, la paziente oncologica: «Qui abbiamo trovato il paradiso, ora non mandateci all’inferno»

di Alessandra Vivoli
Carrara, la paziente oncologica: «Qui abbiamo trovato il paradiso, ora non mandateci all’inferno»

Tiziana Fidenti sul trasferimento di oncologia: «Ho fatto la chemio guardando il mare»

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CARRARA. Questa volta, la seconda a dieci anni di distanza, la lotta contro il tumore è stata più dura. Tanto che al ristorante, lo storico “Petite cuisine” nel cuore di Carrara non c’è andata sempre, come era accaduto quando il male l’aveva aggredita la prima volta, quando aveva 49 anni. È stata una battaglia dura, condivisa (purtroppo) con il compagno di una vita, il marito Roberto. Anche lui è diventato un “paziente oncologico” come l’adorata moglie Tiziana Fidenti.

Nelle note aziendali, negli interventi che si susseguono in questi giorni, dopo l’annuncio del trasloco temporaneo del day hospital di oncologia dal quarto al piano terra del monoblocco, sono indicati così come “pazienti oncologici”.

Dietro quelle due parole ci sono uomini, donne. Storie, vita, figli, nipoti. C’è la dignità delle persone che si trovano a combattere contro il cancro.

Tiziana oggi ha 62 anni: con il tumore ha cominciato a lottare quando non ne aveva ancora cinquanta. Nel suo percorso ha incontrato degli angeli: i medici e gli infermieri dell’oncologia. E un angolo di Paradiso, al quarto piano del monoblocco. «Chi non è malato forse non può capirlo: è un mondo a colori, dove si vede il mare. Non mandateci all’inferno».

Tiziana cominciamo dall’inizio. Quando si è ammalata la prima volta?

«Avevo 49 anni, il ristorante avviato, un figlia giovane. Il tumore mi ha colpito al seno. È stato un incubo».

Ha conosciuto il reparto di oncologia del monoblocco. Cosa ricorda di quel giorno?

«Non potrò mai dimenticare la prima volta che, scesa dall’ascensore ho varcato la porta del day hospital oncologico al monoblocco. Mi hanno colpito i colori: mi sono venuti incontro i medici, le infermiere. Mi hanno sorriso: «Tiziana, la stavamo aspettando». Ho ancora la pelle d’oca se ci penso. Mi sono sentita bene, dopo giorni difficili e durissimi. Mi sono sentita come a casa».

Cosa l’ha fatta sentire come a casa?

«È difficile da spiegare. Ma tu arrivi, devi fare la chemioterapia e la fai in mezzo alla luce, davanti a un panorama che ti accarezza il cuore: io vedevo la mia Carrara dall’alto, uno spicchio di mare. E mi sentivo meglio anche nei periodi più duri. E poi c’era la musica, in quei momenti è davvero fondamentale».

Tiziana lei ha dovuto fare i conti, dopo dieci anni, di nuovo con la malattia.

«Questa volta, lo devo ammettere è stata molto più dura. Io che la prima volta avevo continuato a lavorare, quasi ogni giorno, non trovavo le energie. È stato tutto molto più complicato ma proprio nei giorni scorsi ho finito l’ultima seduta di chemioterapia.

Purtroppo si è ammalato anche mio marito e abbiamo affrontato un pezzo del cammino insieme. Non è stato facile ma adesso le cose vanno molto meglio».

Anche questa volta ha fatto ricorso alle cure dell’oncologia, al monoblocco.

«Cosa devo dire? Anche questa volta lì, al quatto piano del monoblocco, fra le pareti colorate, i sorrisi dei medici e delle infermiere, ho trovato la forza. Ce l’avevo già dentro di me, ma lì sono stata serena. Forse è molto strano da comprendere: ma in oncologia, in questo reparto che è davvero un fiore all’occhiello per la sanità, ti senti bene. Anche quando stai malissimo. Non riesco davvero a dirlo in altri modi».

Sa che si parla di un trasloco temporaneo del day hospital oncologico dal quarto al piano terra del monoblocco, per problemi organizzativi. Cosa ne pensa?

«Sono rimasta colpita, molto colpita da questa notizia. Noi malati, e mi creda, siamo davvero tanti e sempre più giovani che mi si stringe il cuore solo a pensarci, in questo reparto abbiamo trovato il Paradiso.

Abbiamo lo spazio, la luce, la vista e la musica. Quando uno fa la chemioterapia queste cose sono importantissime».

Cosa si sente di dire in proposito?

«Io vorrei fare un appello una cosa molto semplice io e mio marito siamo fatti così, non abituati ad usare i paroloni. Io vorrei dire che in questo reparto, al quarto piano del monoblocco, noi malati abbiamo trovato il paradiso. Ecco, adesso non mandateci all’inferno, quello lo stiamo già vivendo».




 

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