Il Tirreno

L’intervista

Clima pazzo e rischi idrogeologici: «La pianura apuana ha un vantaggio»

di Aldo Antola
Clima pazzo e rischi idrogeologici: «La pianura apuana ha un vantaggio»

Intervista all’ingegner Roberto Vercelli sullo stato delle acque

3 MINUTI DI LETTURA





MASSA. Visto che i cambiamenti climatici e soprattutto idrogeologici stanno combinando sempre più rapidamente grossi guai siamo tornati a parlare del nostro territorio con un esperto di lunga data, l’ingegner Roberto Vercelli, che lo conosce molto bene.

Nella nostra pianura piove molto poco.

«Nonostante piova poco, la pianura apuana ha un vantaggio rispetto al resto della Toscana ma anche rispetto ad altre pianure d’Italia, cioè di avere alle spalle un massiccio montuoso enorme rispetto alla corrispondente pianura, costituito da marmi e calcari ricchi di cavità e di grotte, cioè di “vuoti” che si riempiono o comunque rallentano lo scorrimento delle acque piovane, di modo che queste si rendono disponibili per molto più tempo che se scorressero negli alvei dei corsi d’acqua».

E questo però succede in montagna, basta a giustificare questa preziosa garanzia in pianura?

«Certo che sì, perché la quantità di pioggia che cade su di una montagna a 2000 m di altitudine è di 4 o 5 volte superiore alla pioggia che cade sulla costa, e questa pioggia caduta viene accumulata nelle “carage” della montagna e poi per gravità va a finire verso il mare scorrendo sotto terra, ancor più lentamente, fino a giungere alle falde di pianura».

Cioè cosa succede sottoterra a queste acque? Come fanno ad essere “potabili” se sono state sottoterra?

«Una cosa per volta perché il bello che succede è anche un po’ difficile da capire. Cioè capire cosa è una falda di pianura in pressione! Immagina una spugna che però non si strizza, fatta di ghiaie o sabbie a grana tale da far passare le molecole di acqua. Questa falda è in collegamento idraulico con l’acqua che viene dalla montagna, soggetta ad una spinta idraulica che la manda verso il mare. Ma qui incontra la controspinta del mare e quindi non tutta l’acqua va in mare, anzi, la maggior parte risale sopra il suolo e genera le risorgive di pianura, proprio quelle che sono state raccolte dai canali del reticolo di pianura».

Quindi tutta l’acqua che piove sulle Apuane ce la ritroviamo in falda e una parte allagherebbe la pianura se non ci fossero i canali .

«Esatto. E questo reticolo è stato costruito circa 400 anni fa e da allora funziona sempre, nonostante lo stato di abbandono recente. In pratica i contadini di allora si sono premurati di ricercare le emergenze e hanno scavato i canali seguendo, per comodità, la direzione parallela al mare delle “lame” naturali. Così furono realizzai in Comune di Massa i tre comparti di bonifica di: Candia-Lavello-Calatella, Brugiano-Fossone, Magliano-Poveromo con lo scopodi asciugare gli allagamenti, quantomeno nella stagione buona per un’agricoltura di sussistenza».

Quindi da 400 anni nessuno ha migliorato lo stato dei 3 reticoli di bonifica?

« Non migliorato, bensì molte cause ne hanno peggiorato in tempi recenti, con il consumo di suolo per strade, case parcheggi, con abusi di tombature ma anche l’autostrada hanno contribuito a peggiorare la situazione antica; e infine l’assenza di qualsiasi recupero funzionale alle nuove esigenze perché non dobbiamo dimenticare che 400 anni fa lo scopo era di garantirsi una coltura agricola di sussistenza estiva, non certo di eliminare gli allagamenti in tutte le stagioni».


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa