Sicurezza
Carrara, era stata vittima di violenza la migrante che ha abortito
L’interruzione di gravidanza nei bagni di CarraraFiere. E c’è anche un’altra donna che durante la navigazione ha perso il bambino che portava in grembo
CARRARA. Sta meglio la donna che ha avuto un aborto spontaneo nei bagni di CarraraFiere. Ma, dal report di Asl sullo sbarco dalla Geo Barents, emergono dati choc: l’aborto è ritenuto frutto di violenza sessuale non precedentemente dichiarata. E c’è anche un’altra donna, che durante la navigazione ha perso il bambino che portava in grembo (era all’inizio della gravidanza).
I dati Asl
Una vera e propria task force per l’accoglienza. Tante storie, molte dolorose, e il grande impegno dei medici, delle ostetriche, del personale tutto per 1 213 migranti sbarcati a Marina di Carrara.
Per l'Asl Toscana nord ovest il coordinamento dello sbarco è stato a cura della Zona Distretto (direttrice Monica Guglielmi) e del servizio 118 (direttore Andrea Nicolini). Oltre al coinvolgimento di medici e infermieri del servizio 118, presenti medici del servizio di continuità assistenziale in supporto al 118, oltre a vari specialisti tra cui Mario D’Amico e il dermatologo Giovanni Bagnoni; molto rappresentato il settore ginecologico-ostetrico, con la responsabile dei servizi consultoriali Patrizia Monteleone e con Paola Bay, in più con 8 ostetriche dell’ospedale Apuane - coordinate da Elisa Bruschi e Veronica Giacchè - che si sono alternate nell’assistenza. Da evidenziare il coinvolgimento del comune di Carrara, anche con i servizi sociali.
L'accoglienza ostetrico-ginecologica delle donne arrivate mediante nave Geo Barents è stata organizzata basandosi sulle segnalazioni dei colleghi di Médecins Sans Frontières, pertanto dando priorità a tutte le donne con gravidanza oltre il primo trimestre e successivamente a quelle con gravidanza iniziale.
Successivamente sono state valutate le donne che avevano partorito. Alcune hanno potuto usufruire di consulenza sull'allattamento da parte delle nostre ostetriche esperte. Una donna aveva perso una gravidanza iniziale in viaggio e una donna un aborto ritenuto frutto di violenza sessuale non precedentemente dichiarata.
La donna che ha subito una perdita di gravidanza a Marina di Carrara è stata assistita costantemente e in maniera adeguata dal personale sanitario, che poi l’ha tenuta anche per un po’ di tempo in osservazione. Per lei non c’è stato bisogno di ricovero in ospedale, per un’altra donna si è invece reso necessario il trasferimento al presidio delle Apuane per trattamenti e controlli.
Tra i drammi che hanno contraddistinto questi sbarchi – si legge nella nota Asl – alcuni casi presi in carico insieme alle associazioni che si occupano di donne vittime di tratta.
I bambini e le donne vengono sempre accolti, rifocillati, vestiti (per le donne con storie complesse vengono raccolte le testimonianze) e esprimono sempre immensa gratitudine per questi piccoli gesti di generosità umana. Particolarmente toccanti, dopo un’iniziale diffidenza, le reazioni di alcuni bambini quando sono stati offerti loro cibo o giocattoli.
Il prefetto
In cabina di regia, per il quinto sbarco nel porto di Marina di Carrara, il prefetto Guido Aprea fa il punto della situazione precisando che: «Il Ministero garantisce una rotazione per quel che riguarda gli attracchi delle navi dei migranti nei porti – spiega il prefetto di Massa-Carrara –Rotazione che, è bene ricordarlo, c’è stata». «È stato risparmiato – continua – il porto di Ravenna per la vicenda dell’alluvione che ha lasciato il territorio in ginocchio».
La vicesindaca
«Questo è stato uno sbarco molto pesante dal punto di vista emotivo: vedere tanti bambini, tante donne, è stato un impatto forte». Sono le parole della vicesindaca Roberta Crudeli che commenta la macchina organizzativa che si è messa in moto e ha funzionato perfettamente per l’accoglienza dei migranti. «Tutto è andato per il meglio anche grazie al lavoro di squadra che abbiamo già sperimentato nei precedenti sbarchi – continua la vicesindaca Crudeli – Certo vedere tanti bambini e donne è stato un motivo di riflessione. Credo che tutti noi abbiamo pensato al futuro di queste persone, ai loro viaggi incubo per sfuggire dall’orrore».
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