Il dolore
Lascito Crudeli, c’è l’impegno per risarcire la gente di Avenza
La sindaca: proviamo a sbloccare un’impasse di tantissimi anni
CARRARA. La segreteria del Pri interviene in merito alla «felice conclusione della vicenda del lascito del maestro Carlo Baracchini», e in particolare «vuole evidenziare la fondamentale importanza del lavoro portato avanti per anni da Alberto Pincione e finalizzato dal Cda di Regina Elena con il contributo essenziale di uffici e assessori comunali. Si tratta di un risultato che è, prima di tutto, misura di tutela della terza età e quindi della dignità delle persone. In molti casi i diritti dell’individuo vengono sgretolati silenziosamente con atti che ne mettono a rischio l’attuazione, mentre devono tornare ad essere l'obiettivo delle scelte pubbliche. Ancor più in un mondo complesso come è oggi in cui le fasce sociali meno rilevanti per esempio gli anziani, tendono ad essere lasciate indietro perché rappresentano dei costi, come se la società fosse un'azienda. La conclusione di questa vicenda è dunque un fondamentale contributo a tutela della dignità dei nostri anziani. Come in effetti voleva Carlo Baracchini».
Adesso l’attenzione si sposta su un altro lascito rimasto in sospeso, quello del professor Alfonso Crudeli, anch’egli repubblicano come Carlo Baracchini. Di come cercare di recuperare almeno parte di quelle risorse finite in altri rivoli senza rispettare le volontà di Alfonso Crudeli, se n’è parlato in una riunione nei giorni scorsi con il Comitato omonimo. In merito spiega la sindaca Serena Arrighi: «L'impegno della nostra amministrazione è quello di prendere in mano la vicenda del lascito Crudeli e provare a sbloccare un’ impasse che va avanti da tantissimi anni. Si tratta di un problema non di facile soluzione perché, per l'appunto, è passato molto tempo e tante cose sono cambiate nel frattempo. Per questo motivo il nostro primo impegno sarà quello di muoverci per capire quali possibilità abbiamo a livello di regolamento comunale per porre la massima attenzione su questa vicenda. In questo momento stiamo dunque partendo con una serie di accertamenti interni terminati i quali ci rivedremo e ci confronteremo con il comitato che si è costituito. Così come siamo riusciti ad arrivare in fondo e sbloccare il lascito Baracchini la nostra volontà è sicuramente quella di fare altrettanto anche con quello Crudeli, ma per riuscirci sarà intanto necessario ricostruire con esattezza lo stato e la consistenza attuale dei beni inseriti nel lascito e cosa sia stato o meno utilizzato in questi anni».
Il professor Crudeli come si ricorderà aveva lasciato beni sostanziosi per costruire una casa di riposo ad Avenza. Con testamento del 30 marzo del 1976 il professor Crudeli lasciava all’ospedale di Carrara una palazzina di 3 piani con 4 appartamenti in via Giovan Pietro angolo via Toniolo, circa 9mila metri quadrati di terreno e una casa colonica in via Murlungo, e terreni vignati in località Forma Alta a Bonascola. Aveva disposto che la palazzina di Avenza e i terreni di Bonascola venissero venduti, e con il ricavato si edificasse una casa di riposo nei terreni di via Murlungo. Il problema è che nel 1980 nasce il Servizio sanitario nazionale e la Regione Toscana si appropria del patrimonio dell’ospedale di Carrara con vincolo di destinazione. Nei primi anni Novanta, il sindaco Alberto Pincione riuscì a vendere la palazzina di Avenza con un ricavato di circa 400 milioni di vecchie lire, e fece predisporre un progetto di casa di riposo al Murlungo firmato dall’architetto Anna Maria Zuccarino, che prevedeva anche campi di bocce. La giunta cadde e quando il patrimonio ospedaliero passò direttamente in mano alla allora Usl, del lascito Crudeli e dei soldi della palazzina se ne sono perse le tracce. Anche gli altri beni risultano venduti. L’avvocato Pincione, che già sul tema organizzò un pubblico incontro, ribadisce: «Pur comprendendo che dopo molti anni, i dirigenti e i funzionari che hanno gestito la vicenda non siano più quelli attuali, resta il fatto che i cittadini di Avenza sono stati defraudati di beni di loro spettanza. Un “delitto” apparentemente senza colpevoli e per di più esecrabile perché ai danni di una persona morta. Di conseguenza la Asl, o chi per essa, dovrebbe reperire un’area con le stesse caratteristiche ad Avenza per realizzare una struttura per anziani, penso a una struttura ricreativa, come forma di risarcimento. Apprezzo la volontà della sindaca di ricostruire la vicenda. Non credo che ci siano aspeti penalmente rilevanti, e comunque sarebbero prescritti. Ma di certo le ingiustizie non si prescrivono, e Avenza ha subìto un’ingiustizia a cui finalmente si spera che si ponga riparo».
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