Sicurezza
Massa, altre quattro condanne nel clan che controllava la prostituzione sul litorale
Inflitte pene da uno a oltre quattro anni per il clan proveniente dalla Romania. Assolti invece in cinque, anche colui che la procura considerava a capo del gruppo
MASSA. Si è chiuso, dopo due anni, il processo sul giro di prostituzione che, secondo la procura, girava attorno alla figura di Toni Claudi Cretu, di un clan proveniente dalla cittadina di Craiova, in Romania. E si è chiuso con diverse assoluzioni. Sono stati assolti, infatti, lo stesso Cretu, Gheorghe Biosan, Ionut Florea, Erkan Aslani e Vlad Marian Dorobantu per «non aver commesso il fatto», si legge nella sentenza firmata dal presidente del collegio giudicante, Ermanno De Mattia. È stato invece condannato a quattro anni e sei mesi di reclusione (più una multa di mille euro) Adam Caldarar. Claudiu Cristian Paminond e Gheorghe Marian Turi sono stati condannati a un anno e nove mesi di reclusione più 500 euro di multa. Maurizio Chigurni alla pena di un anno e cinque mesi di reclusione e 400 di multa. Pena sospesa per Turi, Chigurni e Paminond. Il tribunale ha disposto infine l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni a Caldarar. Per lui ha disposto anche l’espulsione dal territorio dello Stato una volta espiata la pena. Il pubblico ministero aveva chiesto pene decisamente più pesanti. Per Caldarar aveva chiesto sei anni e sei mesi, più una multa di 10mila euro, per Cretu quattro anni e quattro mesi più 3mila euro, per Biosan tre anni e quattro mesi 1.500 euro, per Paimond tre anni e quattro mesi e 2mila euro, per Florea tre anni e quattro mesi e 1.500 euro, per Aslani due anni e sei mesi e mille euro di multa, per Turi due anni e sei mesi e mille euro, per Chigurni due anni e sei mesi e mille euro di multa, per Dorobanthu due anni e 3.600 euro.
La procura li accusava di favoreggiamento della prostituzione. Cretu e Caldarar, secondo l’accusa, erano i due che avevano assegnato la piazzola alle ragazze sul lungomare Vespucci. Ed è lì che, diceva la procura, avrebbero gestito il lavoro delle due giovani le quali avrebbero poi fatto capo ai due uomini per quanto riguarda i soldi che guadagnavano e l’attività da svolgere. Gli altri erano perlopiù stati segnalati come clienti, spesso e volentieri abituali, delle due ragazze. Anzi, secondo l’accusa, alcuni facevano un vero e proprio servizio di taxi per le ragazze. In particolare per un una che viveva fuori provincia. I clienti andavano a prenderla nella sua abitazione nel Pisano e la portavano nella piazzola di Ronchi. C’era magari uno che l’andava a prendere all’andata e un altro, a fine serata, che la riportava a casa dopo il lavoro.
Ma, nel corso del dibattimento, le accuse a carico di quello che, secondo la procura, era uno dei due uomini a capo del clan che gestiva la prostituzione, cioè Cretu, sono andate sgretolandosi. Come quelle nei confronti di alcuni clienti. Tanto che tutti gli avvocati difensori hanno chiesto l’assoluzione. Le motivazioni della sentenza ancora non sonno note. Ci vorranno novanta giorni, stando a quanto riportato nel dispositivo della sentenza.
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