Sicurezza
Museo del marmo e reperti romani nuovo sos del professor Dolci
Il fondatore, esperto di beni archeologici, si appella alla sindaca
CARRARA. Nuovo grido d’allarme del professor Enrico Dolci, già docente all'Accademia, fondatore del primo museo pubblico di Carrara nel 1982. E proprio da lì parte la sua amara riflessione: «Preoccupa grandemente chi ha a cuore la sorte dei beni culturali legati al marmo ed alla storia di Carrara l’assoluta mancanza non dico di una progettualità di tipo professionale ma nemmeno di un minimo di idee relative al futuro del Museo Civico del Marmo e degli importanti materiali storico-archeologici ad esso collegati. Chiuso a tempo indeterminato e senza un progetto serio di riqualificazione di cui si sia a conoscenza, l’unico vero museo che la città possiede da altre quarant’anni, appositamente creato nel 1982 per conservare, studiare e valorizzare la storia del marmo di Carrara dalle origini della sua escavazione fino ad oggi, sembra non essere nell’agenda né della sindaca Arrighi, né dell’assessore alla cultura Dazzi né della direttrice del museo Compalati la quale, pur non vantando competenze professionali specifiche in merito al marmo, risulta tuttavia laureata in Beni Culturali, materia che ha tra le sue finalità proprio la tutela e la valorizzazione degli stessi».
A detta di Dolci, «Legata strettamente al futuro del Museo del Marmo è la fondamentale opera di recupero dei materiali storico-archeologici di competenza del museo stesso tra i quali si segnalano i semilavorati marmorei che incredibilmente ancora oggi vengono alla luce soprattutto nei siti di escavazione tradizionalmente più legati alla produttività di determinate qualità di marmo tra i quali l’importante area di Gioia nel bacino di Colonnata. Purtroppo da molto tempo si è inspiegabilmente interrotto questo recupero di materiali fondamentali per comprendere le modalità della produzione del marmo di Carrara in epoca romana che, tra il I secolo a.C. e il terzo d.C., fu gestita dalla colonia romana di Luna e dalle sue classi dirigenti, fortemente interessate allo sviluppo di questa industria che arrivò ad essere una delle più importanti nel suo settore nel mondo romano. La responsabilità della probabile perdita di molti materiali fondamentali non solo per la storia di Carrara ma anche di quella italiana ed europea ricade in prima istanza sui due uffici comunali a suo tempo preposti a queste operazioni: l’ufficio marmo e l’ufficio cultura. Tuttavia la responsabilità “politica” di questo gravissimo disinteresse ricade oggi soprattutto sulla sindaca Arrighi e sui suoi più diretti collaboratori che dovrebbero avere a cuore la storia di Carrara e del suo marmo». E insiste: «Il recente rinnovo di una specifica ordinanza in merito a questo settore purtroppo serve solo a tutelare dal punto di vista formale il Comune di Carrara ed i suoi operatori ma ciò non basta a salvare il salvabie. In passato la storica Ordinanza Marchetti sul recupero dei materiali inerenti la storia del marmo di Carrara fu accompagnata da un costante contatto attivato dagli uffici comunali con i gestori delle cave interessate dai ritrovamenti al fine di provvedere al recupero effettivo dei semilavorati romani e di tutti gli altri reperti che rientravano nelle competenze del Museo del Marmo. In sostanza il Comune di Carrara attivò un dialogo continuo coi gestori delle cave al fine di sensibilizzarli in merito all’importanza della pubblica tutela di questi materiali (spesso dotati anche di iscrizioni latine) evitando interventi d’autorità che certamente sarebbero stati controproducenti. Le modalità di recupero adottate allora hanno portato nel corso del tempo all’acquisizione museale di una novantina di reperti (oggi al Museo del Marmo) che si sono rivelati fondamentali per la comprensione delle attività marmifere effettuate in antico a Carrara e che sono stati pubblicati ripetutamente nel corso degli anni tanto che oggi questi lavori sono continuamente richiamati in molte pubblicazioni storiche di carattere internazionale. Purtroppo ad un certo punto questo tipo di collaborazione tra Comune e industriali è venuto a cessare per motivi incomprensibili visto che il Museo Civico del Marmo ha tra i suoi compiti, previsti dall’apposito statuto, proprio il recupero e la tutela dei materiali inerenti la storia dell’escavazione e della lavorazione del marmo di Carrara». E chiude con un appello: «Pertanto mi rivolgo direttamente alla sindaca Arrighi affinché tra le sue priorità ponga in essere al più presto azioni concrete relative al recupero di quanto oggi è ancora possibile salvare oltre, ovviamente, ad una maggiore attenzione al Museo del Marmo ed al suo immediato futuro. La sindaca ha recentemente dichiarato di sognare un “rinascimento” per Carrara ma “sognare” purtroppo non basta né sul piano politico né su quello amministrativo se non si ha ben chiaro in testa cosa occorra fare in concreto».
M.B.
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