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Massa, non c’è tregua nel Pd: ora Tarantino si smarca dal gruppo consiliare

di Ivan Zambelli
Massa, non c’è tregua nel Pd: ora Tarantino si smarca dal gruppo consiliare

Il consigliere: pensavo di essere il valore aggiunto per cambiare il partito. Enzo Ricci intanto getta acqua sul fuoco e annuncia: io non mi ricandiderò

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MASSA. Non c’è tregua nel Partito democratico. Perché a fronte dei chiarimenti del segretario Enzo Ricci, che spiega la scelta del congresso ad ottobre e chiarendo che lui non si ricandiderà, i malumori restano, e dopo le dimissioni dei due vicesegretari Gabriele Carioli e Giovanni Ricci ora è anche Daniele Tarantino a smarcarsi dal gruppo consiliare. Resta nel partito, ma non seguirà la linea del gruppo.

Lo scenario

Le contrapposizioni sono a più livelli: in assemblea dove veniva votato con una maggioranza risicata il congresso ad ottobre e non subito; in segreteria, dove si sono dimessi i due vice. E ora anche nel gruppo consiliare, con il braccio di ferro sul capogruppo e dove un’interpellanza firmata solo da tre persone su cinque diventa un ennesimo caso.

Parla Enzo Ricci

Una situazione difficile, dove il segretario Enzo Ricci fa chiarezza. Intanto sulle parole usate dall'ex vicesegretario Giovanni Ricci nelle sue dimissioni, dove è passata l'idea che il segretario agisse d'imperio. Al contrario, «dissi una cosa molto semplice: l’azzeramento implica una congresso fatto alla conta delle tessere. Cosa fatta fino ad ora, e che ci ha portato all’attuale situazione, prigionieri dei personalismi. Anzi un percorso costituente, in previsione del congresso, con una discussione sui temi che possa riunire le tante persone coinvolte in campagna elettorale». Perché con l’elezione di Schlein, fatta grazie ai non iscritti al partito, «è arrivato un segnale chiaro. Vogliamo ignorarlo? Anche in campagna elettorale abbiamo visto un rinnovato entusiasmo, che deve essere portato ad un congresso vero, sui temi». Sulle dimissioni dei due vice le motivazioni secondo lui sono diverse. «Con Ricci non ho parlato, mentre Carioli la vede come tanti altri: diamo una scrollata al sistema affinché si riparta. Ma come ho detto anche a lui, se indichiamo subito il congresso poi parte la corsa alle tessere, senza una preparazione ordinata. Per me quella “roba” lì ha fatto solo danni. Bisogna anzi fare tesoro di quello successo a febbraio e nei mesi di campagna elettorale. Se non lo facciamo siamo inetti, o con interessi diversi da quelli di partito». Ricci fuga ogni dubbio: «Io non mi ricandiderò»; per cui anche la coincidenza di essere al tempo stesso capogruppo sarebbe solo temporanea. «Se poi tutto questo non andrà bene prenderò anche io le mie decisioni, in accordo con il segretario regionale Emiliano Fossi che ho già informato per il percorso costituente. Sulla data avevo ipotizzato ottobre, in questi giorni vedremo se alcune proposte sono state recepite. Poi torneremo in assemblea. Non sono quindi un segretario che agisce d’imperio». Infine, l'interpellanza: «Capita che a firmare sia anche solo il proponente. Non c’è nulla di strano, ma capisco che è il contorno a creare fraintendimenti».

La posizione di Tarantino

Chi si è sentito messo ai margini anche con questo episodio è Daniele Tarantino. Lui in assemblea aveva presentato la proposta di una cambiamento radicale del partito, con dimissioni del gruppo dirigente e un congresso nell'immediato. Ciò non avvenne, e da allora si è visto mettere ai margini delle decisioni, compresa quella del capogruppo. «Possono dire quello che vogliono, ma non che ci stanno coinvolgendo». Perché dal suo punto di vista, a fronte delle parole i fatti non corrispondono, ad esempio la fase costituente, «che sottintende le dimissioni del segretario, cosa che non c'è stata». Tarantino è stato eletto per la prima volta in consiglio comunale con oltre 1000 voti. Per questo, «siccome con Giovanna Santi rappresentiamo quasi la metà dei voti ottenuti, avevo chiesto di fare il capogruppo, anche perché Ricci è già segretario. Non c’è incompatibilità, ma sono due ruoli esecutivi». Tarantino fa sapere di aver chiesto più volte di discutere questa cosa, ma senza gli esiti sperati. Si è preso tempo, e si arriva alla segreteria di lunedì sera, «dove Ricci mi ha fatto sapere che sarà lui il capogruppo». Non trovando margini di discussione, e anzi sentendosi dire da qualcuno dei presenti “menomale non ti abbiamo fatto capogruppo” Tarantino ha lasciato la seduta. «Ma poi ho saputo in maniera ufficiosa che il nome di Ricci era già stato comunicato alla presidenza del consiglio comunale quello stesso pomeriggio». Poi l'ìnterpellanza, anche lì letta sui giornali. A questo punto Tarantino ha fatto la sua scelta: «Non esco dal partito, perché in questa comunità sono cresciuto. Prima delle elezioni potevo andare dove mi pareva; ma io ho i miei valori. Pensavo di essere il valore aggiunto per cambiare il partito. Servirebbe un cambio di passo, e credo che le persone che mi hanno votato questo vogliono. Resterò con Giovanna Santi nel gruppo consiliare, ma finché andranno così le cose non seguirò gli incontri e le decisioni del gruppo». Il rammarico di Tarantino «è che il valore del nostro partito è che tiene insieme tante anime. Però bisogna trovare soluzioni che uniscano, per poi metterle in pratica. Unità e rinnovamento sono belle parole, ma poi devono seguire i fatti. Anche all’assemblea venne chiesto di non votare una o l’altra mozione, ma di trovare una sintesi. Si andò anzi al voto. É corretto in un partito che si chiama democratico? Per me no, perché fa vedere che qualcuno è più forte di un altro».


 

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