Massa, Fdi vota con la maggioranza: minoranza divisa sui primi atti
Il vicepresidente Tarantino eletto da sette consiglieri su dodici
MASSA. La maggioranza già al primo consiglio comunale si è dimostrata solida, ben oltre le aspettative. Al contrario le opposizioni si sono presentate divise, con tanto di convergenza tra la maggioranza e l’area Fratelli d’Italia. Presto per dire che i giochi siano fatti, perché a dispetto dei voti sono state le parole a segnare le distanze; ma i margini sembrano esserci.
Già all’inizio Daniele Tarantino (Pd) in quota opposizioni è stato eletto vicepresidente del consiglio con solo 7 voti su 12, cioè Pd più la Ricci sindaco. Non il voto di Daniela Bennati del Polo Progressista, men che meno dei quattro consiglieri di Fratelli d’Italia. Anzi da loro è arrivato uno dei segnali principali della seduta, dato che le votazioni sono spesso finite 25 a 8 anziché 21 a 12. Il loro contributo (posto che la votazione è stata segreta) si è visto al voto del presidente del consiglio comunale Agostino Incoronato, eletto alla prima chiama: servivano 22 voti, è arrivato a 25 compreso il sindaco. Poi questo esito si è rivisto nelle votazioni successive, come i due atti legati al Pnrr votati con somma urgenza. I tempi per approvarli erano molto stretti, ha poi spiegato il segretario generale Federico Cuccolini alle rimostranze delle opposizioni. In pratica erano due prese d’atto, che in caso contrario avrebbero potuto far saltare due progettualità legate al Pnrr, come lo spazio culturale all’ex Mercato coperto di Massa o per l’area ex Cat.
Il voto in aula
Ma a fronte dell’astensione dell’area Dem e alla contrarietà di Bennati giacché la documentazione è stata inviata tardi e in modo parziale, ha rifatto capolino il voto favorevole dei quattro d’area FdI. Si trattava di prese d’atto, e su pratiche curate in passato dall’allora assessore Marco Guidi, oggi consigliere di Fratelli d’Italia. E infatti, sul Mercato coperto hanno poi motivato che si trattava di un progetto voluto fin dal 2021 dal partito, fermo restando la necessità di tutelare le attività commerciali presenti che non dovranno essere penalizzate dai lavori di ristrutturazione. Casi isolati, spiegabili singolarmente, eppure la collaborazione c’è stata anche alla votazione dei componenti della commissione elettorale comunale. Due per la maggioranza, uno per le opposizioni. Tuttavia, dal momento che i nomi proposti vengono votati da tutti i consiglieri, il più votato dalle minoranze è stato Bruno Tenerani, di Fratelli d’Italia.
Le distanze
A quel punto, fiutando l’aria, la consigliera e presidente del Pd Giovanna Santi ha commentato dicendo che «se questo è il primo consiglio non ci sto a questo metodo». Ma pensare che i giochi siano fatti tra i due centrodestra ci passa un mondo. Basti citare gli interventi dei consiglieri Lega Eleonora Cantoni e del capogruppo Filippo Frugoli. Entrambi hanno parlato di quel «maledetto» 1° marzo, «da cui siamo risorti come la fenice, primo partito del centrodestra di Massa. Quella sera si diceva che sono i cittadini a decidere, e così è stato. Il tempo è galantuomo e restituisce tutto», ha detto Cantoni, e lo stesso ha fatto Frugoli: «Lei sindaco è stato sfiduciato dalla politica; fiducia rinnovata dai cittadini». Poi Frugoli ha virato sul Pd, dicendo che «in cinque anni non hanno proposto alcun documento, solo la cittadinanza onoraria a Mimmo Lucano o il patrocinio al Pride di Pisa», sentendosi dire che gli avrebbero dato le fotocopie dei documenti (Enzo Ricci), e che «Frugoli ha perso l’occasione di star zitto (Stefano Alberti)».
Ma gli equivoci sono stati fugati anche da Lorenzo Pascucci, della lista Guidi sindaco, che ha riconosciuto la bravura di Persiani a vincere le elezioni, ma precisando che «continuo a sostenere quella scelta di avversarla. Do il benvenuto al centrodestra “allargato”, a persone provenienti da situazioni ben lontane, ma non nel tempo».
Ovvero consiglieri che in passato stavano a sinistra, anche fino al 2018. «Persiani ha vinto la competizione elettorale, ma che sia chiusa non mi pare; si ricordi che noi -riferendosi a tutte le opposizioni- rappresentiamo 20 mila elettori che hanno fatto scelte differenti. Saremo opposizione attenta, capace, e difenderemo ancora la scelta del 1° marzo, che aveva delle motivazioni concrete e non giochi di palazzo. Sentivamo che c’era un problema, e che è stato riconosciuto da diversi cittadini». Il 20% degli elettori per l’area Fratelli d’Italia. E infatti, uno di questi temi di contrasto, portati alle estreme conseguenze con la sfiducia a Persiani, era la mancanza di ascolto. Delle minoranze, ma anche degli alleati. E anche di questo hanno parlato il resto dei consiglieri di opposizione.
Invito al dialogo
Beninteso, è stato il sindaco ad aprire al dialogo: «Auspico che si possa accettare il risultato delle urne con serenità, costruendo insieme il futuro di Massa. In un contesto di rispetto, confronto reciproco, con rispettosa dialettica senza cadere mai nel personale», gli ha detto il primo cittadino. «Spero che questa volta tenga fede alle parole e che abbia imparato», gli ha risposto per prima Daniela Bennati del Polo Progressista, «perché questa incapacità all’ascolto le è stata criticata da più parti e portò ad una certa litigiosità. Speriamo non ci siano perdite di tempo come nel primo mandato», anche se lo “spacchettamento” delle deleghe agli assessori preoccupa il Polo. Ma comunque, loro e gli altri gruppi di opposizione faranno la loro parte, senza sconti. Per un’opposizione, ha detto Dina Dell’Ertole della Ricci sindaco, «non solo su quel che vorrete fare, ma anche su come lo vorrete fare. Mi pare che lei voglia un’opposizione più di forma che di sostanza; ma questo non è quello che abbiamo intenzione di fare. Vi invitiamo a non buttare nel cestino le nostre idee, ma di far tesoro della discussione con la minoranza, perché questo è il consiglio comunale, un luogo di discussione e non di ratifica di atti e documenti». E anche il Pd, prima con Stefano Alberti, poi con Enzo Ricci e Gabriele Carioli sono rimasti su questa falsariga. «Faremo un’opposizione intransigente, non ideologica ma sui contenuti».
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