Lutto
«Via i detriti della cava Fratteta»: le osservazioni di Legambiente
L’associazione sul progetto presentato dalla Marmi Walton Carrara srl
LUNIGIANA. Totale e «radicale» asportazione dei detriti del ravaneto e tutto nell’arco temporale dell’autorizzazione. Sono le osservazioni che Legambiente ha presentato in merito al “Progetto di coltivazione e ripristino della cava Castelbaito-Fratteta nel Bacino Monte Borla” (Fivizzano) e delle integrazioni volontarie presentate dalla Marmi Walton Carrara srl. «Nel confermare la validità delle osservazioni al progetto originario da noi già presentate il 26 agosto del 2022 e il 2 febbraio del 2023 – si legge in una nota dell’associazione ambientalista -, ci limitiamo a segnalare alcuni principi guida che, a nostro avviso, sono di primaria importanza».
Allontanamento dei detriti
«Considerato – dice Legambiente – che in passato la cava ha abbandonato quantità di detriti veramente ingenti che, direttamente o indirettamente (per dilavamento delle frazioni fini) , hanno compromesso gli adiacenti habitat di Natura 2000 – principalmente l’habitat 6210 che riguarda formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo (Festuco-Brometalia) con stupenda fioritura di or-chidee – e l’alveo del Fosso Fratteta, il loro ripristino integrale è un obiettivo assolutamente prioritario». Ciò significa che il progetto di risistemazione «deve prevedere la totale e radicale asportazione dei detriti di ravaneto, riportando alla luce il substrato originario, e ricostruire l’habitat originario con le sue caratteristiche pedologiche e vegetazionali. Le tecniche di ingegneria naturalistica sono dunque appropriate purché adottino gli accorgimenti idonei a ricostruire fedelmente l’habitat circostante sia per la natura del substrato (spessore del suolo, composizione, granulometria…) che per la composi-zione floristica e vegetazionale».
Impatto di mezzi pesanti
Per l’asportazione dei detriti (e del materiale scavato) il progetto prevede il transito giornaliero di 54 viaggi (27 camion in andata e altrettanti di ritorno) nel tratto dalla cava al bivio della Spolverina: da qui 7 camion (di blocchi) transiterebbero verso Carrara e 20 (di detriti) in direzione Marciaso-Tenerano-Monzone. In questo modo, nell’arco dei 10 anni di durata del progetto, si asporterebbe il 70% del ravaneto (465. 000 tonnellate) . La rimozione delle restanti 217.000 (rinviata ai 4 anni successivi, quindi ad autorizzazione scaduta) «appare però aleatoria o condizionata al rinnovo dell’autorizzazione», dicono da Legambiente. Considerata «l’assoluta priorità del ripristino ambientale, di cui l’asportazione totale del ravaneto è un prerequisito, queste tempistiche sono inaccettabili: asportazione e ripristino, infatti, devono concludersi entro l’arco temporale dell’autorizzazione». La Marmi Walton Carrara srl, spiega l’associazione, «motiva questa tempistica con la necessità di non appesantire il traffico pesante (che, in effetti, appare già eccessivo) . Riteniamo tuttavia che, visto che i detriti sono stati abbandonati in passato dalla società stessa, la logica soluzione sia quella di ridurre (o sospendere) per alcuni anni l’escavazione in modo da dedicare più camion giornalieri alla rimozione dei detriti. Per inciso, viste le sollecitazioni alle quali sarà sottoposta la strada asfaltata dalla Spolverina al Belvedere (già disastrata proprio dal traffico pesante) , riteniamo che debba essere prescritta alla società anche la manutenzione di tale strada».
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