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Lunigiana

Le nuove cantine di Ca’ Lunae: un investimento da nove milioni

Le nuove cantine di Ca’ Lunae: un investimento da nove milioni

Un’opera in armonia con l’ambiente

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LUNI. «Coltivare fiducia verso il futuro»: ecco uno dei messaggi chiave lanciati nel giorno dell’inaugurazione della straordinaria maxi cantina di Ca’ Lunae della famiglia Bosoni (sarà anche centro culturale), integrata perfettamente nell’ambiente circostante. Dodici anni di lavoro (cinque per la progettazione, gli altri per la realizzazione), nove milioni di euro di investimento, di cui 3,5 dai vecchi fondi europei del Programma di sviluppo rurale; il risultato, eccellente, si sviluppa su 5mila metri quadrati, di cui 3mila all’aperto e 2 mila coperti. Diego Bosoni, nel raccontare la genesi della struttura, voluta da tutta la famiglia e ovviamente in primis dal padre Paolo, ha spiegato quindi che questo è un investimento che, appunto guarda al futuro: «Non tutto va veloce - ribadisce - noi abbiamo i ritmi della natura».

L’inaugurazione con visita guidata di ieri ha permesso di apprezzare l’equilibrio, la passione, l’attenzione verso il prodotto; nelle nuove cantine sono condensati decenni di lavoro, di conoscenze ed esperienze accumulate.

Merito anche dell’architetto e designer fiorentino Andrea Del Sere, che, dopo una lunga collaborazione con l’azienda, ha progettato in simbiosi con i Bosoni questi spazi funzionali ma anche da vivere, nei quali si susseguono gli spazi degustazione con le grandi cantine in cui si affinano vini e spumanti, l’area imbottigliamento, l’area con le grandi botte, tutto a temperatura controllata grazie all’energia prodotta dal fotovoltaico sul tetto oppure da fonti rinnovabili. Altra parola d’ordine è infatti la sostenibilità, segno del rispetto verso la natura.

I numeri

La famiglia Bosoni ha sempre reinvestito gli utili in azienda, una realtà che dai 5 ettari degli anni '60, è arrivata oggi ad avere 65 ettari di proprietà, dei quali già quaranta, tutti quelli dall’Aurelia verso le colline, certificati biologici. E poi, come noto, ci sono oltre centro produttori conferitori.

Una realtà da 500mila bottiglie annue, delle quali circa il 20 per cento esportato nei mercati maturi di tutto il mondo, per un fatturato sui dieci milioni.

Una cantina integrata nell’ambiente e che regala scorci suggestivi, con installazioni artistiche e la colonna sonora con i rumori delle vigne a cura dell'artista locale Emiliano Bagnato.

Una filosofia complessiva, aggiungono Diego e Paolo Bosoni - che guarda «al rispetto dell'ambiente e delle tradizioni: qui, insieme al museo del vino e alla nostra sede di rappresentanza sull’Aurelia, proseguiamo la missione di valorizzare il territorio».

Dodici, ad oggi i vini prodotti (sette bianchi, un rosato, quattro rossi) che portano le Cantine Lvnae anche nei ristoranti stellati; cinquanta le persone impiegate.

Qualità

Aggiunge ancora Diego Bosoni: «L’esperienza di mio padre è stata parte integrante di questo progetto condiviso al quale lavoriamo da anni. L’obiettivo non è quello di aumentare drasticamente la produzione ma elevare ancora la qualità dei vini con macchinari e strumenti all’avanguardia, così da far percepire il lavoro e il nostro impegno fino alla bottiglia; e pensiamo che i nostri dipendenti debbano poter lavorare in spazi progettati per il benessere di chi li frequenta ogni giorno perché vino e uomo sono per noi due elementi fondamentali».

Il risultato sorprende perché riesce a coniugare la funzionalità necessaria a un’azienda che lavora con un impatto estetico armonioso e riuscito, nel segno di colori che ricordano la terra nelle sue sfumature, con inserti che rimandano alla vite. E quindi spazio alla pietra, all’acciaio Corten e ovviamente al cemento ma “mascherato”.

Il progettista

Sentiamo il progettista fiorentino Andrea Del Sere: che ha saputo dare corpo e fascino architettonico all’idea dei Bosoni.

«L’idea di base era quella di creare un palcoscenico unico con una propria identità culturale, abbiamo cercato di esprimerci per simboli, in un rapporto di energie e vibrazioni, in un percorso in cui ogni ambiente presagiscre l’altro. Tutte le maestranze impegnate ci hanno messo il sentimento del bello per arrivare al risultato finale». E per quanto riguarda i materiali, sono stati scelti «sotto l’aspetto ambientale e della sostenibiltà. C’è una prevalenza di acciaio Corten perché nel tempo cambia il suo aspetto. Aggirarsi in ambienti di lavoro che non sembrano tali è interessante perché come il vino ha una parte tecnica e scientifica ma anche un linguaggio metafisico interiore, anche questo luogo vuole coniugare entrambe queste due parti».




 

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