Toscana
Carrara, per la Parrocchia unica avviato il percorso. In tanti alla serata voluta dal vescovo
A Carrara centro nasce l’unità pastorale nel segno della condivisione. Il vescovo Mario Vaccari: «Il Papa ci chiede una chiesa aperta all’ascolto e più spazio ai laici»
Carrara Successo per l’Assemblea dei fedeli e dei sacerdoti del centro di Carrara, venerdì sera nei locali del Centro Giovanile Diocesano. Alla presenza del vescovo Mario Vaccari, il vicario per le entità territoriali, don Piero Albanesi ha introdotto il progetto delle Unità pastorali sottolineando i fondamenti teologico-pastorali che stanno dietro a questa scelta. Successivamente i partecipanti, oltre 120, si sono suddivisi in quattro tavoli di lavoro coordinati dagli animatori sul alcune tematiche: generare e rigenerare la fede, l’identità, la “cassetta degli attrezzi”, andare oltre la soglia. Come si sottolinea in una nota, «Una bella occasione di condivisione e di confronto che ha fatto emergere la voglia di ascoltarsi e di confrontarsi in vista della creazione dell’Unità pastorale del centro della città».
All’incontro erano presenti anche il vicario generale, don Marino Navalesi, il vicario foraneo, don Leonardo Biancalani, il sindaco di Carrara, Serena Arrighi con la vicesindaca Roberta Crudeli.
Il vescovo
In particolare, il vescovo Mario Vaccari ha spiegato fra l’altro: «Come ci chiede Papa Francesco, la Chiesa deve essere sempre più aperta e non chiusa in se stessa, nel segno dello Spirito santo.Una chiesa - ha aggiunto - aperta all’ascolto dell’uomo di oggi, per annunciare il vangelo con parole di vita e di verità ma nell’umiltà, nel dialogo con le persone; ogni persona ha in sé lo Spirito santo, e quindi può esprimere concetti importanti. Da un anno sono vescovo, e subito ho sentito l’esigenza di mettere mano alle unità pastorali; sia per esigenze interne, visto che ci sono parroci dimissionari e situazioni da sistemare, ma anche per la spinta del Papa, che insiste molto sulla chiesa in uscita, che non teme di sporcarsi le mani andando verso la periferia e che è aperta a tutti. Pensate che l’altro giorno a Roma all’incontro con noi vescovi, il Papa ha ripetuto più volte la parola “tutti”, quindi davvero una chiesa che non si chiuda a nessuno, come insiste nell’Evangelii Gaudium».
Insomma, Carrara centro avrà un’unica unità pastorale, un sacerdote in sostanza “coordinatore”. Osserva ancora il vescovo: «Sarà fondamentale condividere e collaborare fra parroci, ma ci vorrà il coinvolgimento dei laici, perché c’è anche il sacerdozio battesimale, tutti con il battesimo sono sacerdoti e profeti, è stato detto chiaramente nel Concilio Vaticano II, mentre a volte i cristiani si sentono un po’ passivi, e a volte il presbitero ha un concetto troppo alto del sacerdozio ministeriale. Non ci deve essere divisione, ma collaborazione, con un maggiore protagonismo dei laici, non solo nel catechismo e nell’evangelizzazione. Non una rivoluzione - ha aggiunto il vescovo - ma un cammino».
Poi, come detto, i tavoli tematici, dai quali sono scaturiti vari spunti. A fine incontro, la sindaca ha detto: «È stata una serata molto bella, anche molto impegnativa. Mi piace questa prospettiva di puntare sulla partecipazione, di mettere assieme la comunità, ed è un po’ quello che stiamo provando ad applicare anche noi come amministrazione. Dalla diversità e dal confronto nasce la ricchezza. Qui stasera ho visto l’avvio di un percorso bellissimo, nella convinzione che chiunque ha qualcosa di grande da raccontare».
I coordinatori
I coordinatori dei tavoli hanno poi spiegato le parole chiave scaturite dai tavoli. E quindi, i cittadini hanno chiesto che la nuova Unità pastorale sia fondata sull’ascolto, sulla crescita come comunità, sulla formazione; c’è chi ha proposto dei punti d’incontro non solo per ragazzi ma anche per adulti e anziani; e ancora, un calendario unico universale, una comunicazione efficace. Si chiedono compattezza, fratellanza, una realtà inclusiva, e che i sacerdoti siano guide e non imperatori. Altri suggerimenti: una condivisione della fede nello stile dei discepoli di Emmaus, si chiede di studiare qualcosa di specifico, in collaborazione con le associazioni già presenti, per coordinare la lotta alla povertà e avvicinare alla chiesa anche i poveri. In sintesi, una chiesa che sia occasione di incontro, condivisione, una chiesa inclusiva, che sia una famiglia, nell’umiltà e che accolga e non giudichi.
Tutte le idee saranno messe in ordine in un documento conclusivo.
Nelle sue conclusioni il vescovo ha affermato: «Sono molto contento, ho percepito il desiderio di relazione, di cura, di attenzione, che è anche il desiderio dello Spirito santo». l
M.B.
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