Il lutto
Addio a Graziella, il mestolo d’oro del ristorante Cima di Massa
Nell’85 aprì l’attività insieme al marito Giovanni. Due anni fa, con la malattia che aveva già iniziato a farsi sentire, prese il suo primo volo per andare in Sicilia a vedere la nipote sfilare al teatro antico di Taormina
MASSA. Fino all’ultimo ha continuato a lavorare dietro le quinte, a preparare i suoi famosi tordelli, le cozze ripiene e le deliziose torte di riso. Anche quando avrebbe dovuto solo riposare. Ma d’altronde lei era una donna di altri tempi, di quelle forti, tenaci, di quelle abituate a non mollare, a farsi da sole, a faticare, per sé e per gli altri. Graziella Lippi, mestolo d’oro del ristorante Cima, se ne è andata ieri a 76 anni per una malattia scoperta due anni fa e che lei aveva combattuto a testa alta.
Era la moglie di Giovanni Cima. Con lui, nel 1985, aprì quel ristorante che è diventa un’icona della cucina massese, prima in via Cocombola, poi sulle colline del Candia, dove è nata anche l’azienda agricola.
Ma prima di aprire quel sogno, Graziella lavorava tutto il giorno in strada, a Romagnano, a vendere vino e baccalà marinato. Tutti i giorni, con il caldo e con il freddo. A forza di baccalà e sacrifici era riuscita a mettere i soldi da parte per aprire l’attività insieme al marito. Era una lavoratrice instancabile.
«Stava sveglia fino alle sei di mattina per fare i tordelli e poi si svegliava alle otto per riniziare a lavorare – la ricorda una delle nipoti, Angelica -. Aveva una forza unica, fuori dal normale. Non esistono donne come lei. Una vita di lavoro, ma anche di un immenso amore che ha dato a tutti noi».
Il ristorante è diventato uno dei più noti nel territorio grazie alla sua cucina. È arrivato a fare 250 coperti al giorno, tra pranzo e cena. Non c’è massese che non ci sia passato almeno una volta. E il marchio Cima è arrivato a farsi conoscere anche fuori provincia.
Due anni fa, con la malattia che aveva già iniziato a farsi sentire, prese il suo primo volo per andare in Sicilia a vedere la nipote sfilare al teatro antico di Taormina. «Nemmeno per il viaggio di nozze lo prese – ricorda ancora Angelica-. E invece lo volle prendere per sua nipote. Si fece tutte le scale del teatro a fatica. Arrivò su stremata ma felice di essere lì. Pensi, per dirle come era, che io le dissi che il giorno dopo mi sarei lanciata con il parapendio e lei mi disse “cercami delle scarpe da ginnastica che mi lancio anche io”. Era così, una forza della natura. Poi fortunatamente non si lanciò».
Graziella Lippi aveva due figli, Aurelio e Giovanna, e tre nipoti, Angelica appunto, Gianluigi e Chiara, ed era attaccatissima alla famiglia. «Ha deciso di morire in casa proprio per stare insieme a noi – ricorda ancora la nipote -. Ci voleva accanto. Se ne è andata senza soffrire. Ha lasciato un vuoto incolmabile. Era una donna speciale, la più speciale che possa esistere al mondo. Ma sappiamo che ha vissuto la sua vita alla grande».
I funerali verranno celebrati domani pomeriggio, alle 16, nella chiesa di Romagnano.
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