Il Tirreno

Il lutto

Carrara, è morto a 101 anni il partigiano Giorgio Mori

Carrara, è morto a 101 anni il partigiano Giorgio Mori

Il cordoglio della sindaca Serena Arrighi, è stato un eroe della Resistenza, emigrò in Belgio

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Carrara. E’ morto oggi, lunedì 22 maggio, il partigiano Giorgio Mori. Esprime cordoglio la sindaca Serena Arrighi: “Oggi è un giorno triste per la nostra comunità: ci ha lasciato il partigiano combattente Giorgio Mori. A nome della città voglio fare anzitutto le condoglianze alla famiglia, il loro dolore è quello di tutti noi. Giorgio Mori ci lascia un'eredità importante, fatta di gesti prima ancora che di parole, l'eredità di chi ha sempre lottato per quegli ideali di libertà e uguaglianza che sta a noi ora difendere e proteggere. “Noi carrarini siamo un po' particolari, ma alle cose ci arriviamo in fondo” mi disse Giorgio Mori pochi mesi fa quando andai a salutarlo nel giorno del suo centesimo compleanno, una frase che racconta tanto di quella 'carrarinità' di cui lui incarnava gli aspetti migliori, quelli che lo hanno accompagnato nel corso di tutta la sua lunga vita durante la quale non si è mai tirato indietro fin da quando giovanissimo è salito al monte per combattere i nazifascisti. Giorgio Mori ci lascia ora il cuore colmo di dolore, ma quello che ha fatto, il suo esempio non sarà mai dimenticato.

Nominato cavaliere della Repubblica, così l’Anpi, di cui era stato presidente, l’aveva ricordato pochi anni fa: «Dopo essere stato richiamato alle armi, ha combattuto in Africa e solo per caso, dovendo cioè accompagnare un ufficiale ferito, era rientrato in Italia, poco prima dell’annientamento dell’Esercito Italiano da parte degli inglesi e dei francesi. L’8 settembre lo sorprende a Napoli, da cui scappa per non farsi catturare dai tedeschi e riesce a tornare, dopo un lungo, avventuroso e pericoloso viaggio, in gran parte a piedi o con mezzi di fortuna a Carrara. Qui si nasconde per sfuggire ai bandi Graziani e si dà alla macchia, alla ricerca di una banda partigiana che combatta non solo il nazifascismo, ma riscatti il nostro Paese dal disonore del ventennio fascista e dell’alleanza con i nazisti e abbia la prospettiva di un’Italia più giusta, libera e democratica. Durante il partigianato partecipò a numerose e note azioni, come l’assalto alla caserma delle brigate nere, lo scontro di Bardine, la prima liberazione di Carrara e quella del Memo, per citarne solo alcune. Finita la guerra lo attende l’emarginazione che colpì gli ex partigiani di sinistra e comunisti: sottoccupazione e disoccupazione. Alla fine, avendo messo, nel frattempo, su famiglia, accetta di emigrare in Belgio, sulla base degli accordi tra quel governo e De Gasperi: per ogni lavoratore che l’Italia "esportava" riceveva in cambio, come compenso, un determinato numero di tonnellate di carbone. La vita di miniera era durissima e quella di immigrato la rendeva ancora più penosa, perché i diritti fondamentali degli immigrati erano gravemente limitati, ad esempio, non potevamo fare attività sindacale, pena l’immediata espulsione dal Paese. Dopo aver partecipato attivamente ai soccorsi per recuperare le vittime di Marcinelle, rientra in Italia e finalmente trova lavoro. Da allora si è sempre impegnato nella vita politica del Paese e in particolare ha contribuito con la lucidità e obiettività che lo caratterizzano ancora, a diffondere e a mantenere viva la memoria e i valori della Resistenza e della libertà. Grazie e auguri, per sempre partigiano, Giorgio Mori», avevano concluso l’Anpi provinciale di Massa-Carrara e l’Anpi comunale di Carrara.

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