Toscana
Marmettola, ancora incertezze: «Venator ripartirà nel 2024»
Carrara, non è stato risolutivo il vertice fiorentino per il futuro della multinazionale. che riceve gli scarti della lavorazione lapidea: tempi lunghi e molti ostacoli
CARRARA. Arrivano cattive notizie dalle Colline Metallifere, dove ha sede Venator, la multinazionale che produce biossido di titanio e si “mangia” la marmettola delle imprese lapidee apuane, impiegandola nel suo ciclo produttivo.
Attese deluse rimbalzano dal vertice fiorentino fra Venator, Regione, sindacati, Confindustria e amministratori maremmani. Impegni generici molti, cose non dette altrettante. Soprattutto non è stata data alcuna rassicurazione sul fermo dello stabilimento industriale, né alla sua durata: e questo non può che destare preoccupazioni in terra apuana. Nonostante tutti i presenti abbiano chiesto a Venator di scongiurare la chiusura e garantire la continuità aziendale. E nonostante la Regione abbia sottolineato che è migliorato il clima nel rapporto con l’azienda. Da parte sua, ieri, Venator ha consegnato al settore regionale Via-Vas le integrazioni al progetto per l’autorizzazione del sito di stoccaggio temporaneo nella ex “area fanghi Solmine”.
«Occorreranno almeno sessanta giorni – commenta Gian Luca Fè, segretario generale di Femca Cisl Grosseto – se tutto sarà in regola, per ottenere l’autorizzazione a procedere. Purtroppo, l’incontro non ha portato novità significative come ci aspettavamo. Ciò significa che continuerà una situazione d’incertezza drammatica. Francamente, è arrivato il momento di dire che tutto questo è inaccettabile».
L’impressione è che sia la Regione che Venator – ieri rappresentata dal vicepresidente Eric Werner, e dai dirigenti grossetani Giovanni Fusco e Alessio Cappellini – per motivi opposti, ma concomitanti, vogliano attendere l’esito della procedura di concordato in continuità attivata ai sensi del capitolo 11 della legge fallimentare statunitense.
Entro un paio di mesi, infatti, dovrebbe essere chiuso l’accordo con i creditori della multinazionale, e dovrebbero entrare nuovi soci di peso nella compagine sociale. Venator aspetterebbe di capire come finirà la partita della governance aziendale prima di prendere una decisione definitiva su come dare, o meno, continuità produttiva all’impianto di Scarlino.
La Regione vorrebbe capire con chi avrà a che fare prima di rilasciare l’autorizzazione allo stoccaggio temporaneo. E quella successiva alla discarica definitiva. Impressione confermata dalle parole di Fabrizio Dazzi, segretario della Filctem maremmana. «Nonostante tutti abbiano chiesto in modo pressante di non interrompere la produzione di biossido di titanio (processo in cui viene impiegata la marmettola, ndr) l’azienda ha rifiutato di entrare nel merito. Rimanendo sul vago anche rispetto a eventuali timing e modalità di ripresa produttiva, con una, due o tre linee. Ma anche rispetto all’utilizzo dei gessi stoccati in modalità temporanea, dal momento che a oggi sembra tramontato il progetto dell’impianto di essiccamento di Ferro Duo. L’unica dichiarazione strappata, è stato un generico impegno a tenere fermo l’impianto il minor tempo possibile. Per la Cgil – chiosa Dazzi – Fabio Berni della segreteria regionale toscana ha chiesto alla Regione di monitorare il percorso di autorizzazione dello stoccaggio temporaneo, invitandola ad accelerare i tempi». Preoccupata e perplessa si dichiara la sindaca di Scarlino Francesca Travison. «Usciamo da questo incontro ancora fortemente preoccupati e perplessi: rispetto allo stop della produzione a fine giugno non ci sono novità, anzi. La Regione ha 60 giorni di tempo per valutare la documentazione integrativa di Venator. Arriviamo a fine luglio e quindi serviranno altri tre mesi per preparare il terreno. La produzione forse ripartirà a gennaio 2024, ma non abbiamo nessuna certezza».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
