Il Tirreno

Il processo

Massa, lividi sul corpo delle bimbe: padre accusato di maltrattamenti

Melania Carnevali
Massa, lividi sul corpo delle bimbe: padre accusato di maltrattamenti

Secondo la procura l’uomo aveva scatti d’ira che portavano ad atti violenti. Il giudice lo ha rinviato a giudizio

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MASSA. Sono state allontanate dalle madre con problemi psichiatrici e affidati a un padre che si scoprirà poi essere un violento. O almeno questo è quello che crede la procura che ha chiesto e ottenuto (nell’udienza preliminare che si è tenuta ieri) il rinvio a giudizio di un giovane massese accusato di aver picchiato più volte le figlie di appena tre e cinque anni.

A scoprire i lividi è stata una conoscente. Ne nota prima uno sul corpo di una delle due bimbe. Pensa a un normale colpo, a un gioco. Succede. Poi però si ripete. I lividi aumentano. Li hanno entrambe. Lei conosce la situazione familiare e si allarma. Capisce che forse li potrebbe aver provocati il padre. Così avverte i carabinieri e loro intervengono subito.

Intervengono anche i servizi sociali. Di nuovo. Le bimbe, in via precauzionale, vengono allontanate anche dal padre e collocate in un ambiente sicuro, in un’altra famiglia che si sta ancora prendendo cura di loro.

Secondo il pubblico ministero che segue il caso, Marco Mansi (uno dei due magistrati apuani che si occupano delle fasce deboli), il padre, in casa, era particolarmente manesco, aveva scatti d’ira che sfociavano spesso in atti violenti contro le due bimbe piccole.

Stando sempre alla ricostruzione dell’accusa, però, c’è almeno una nota positiva: i maltrattamenti sarebbero durati poco, dal momento dell’affidamento al padre alla scoperta dei lividi che è avvenuta poco dopo.

Non è escluso che l’atteggiamento delle piccole o qualche frase intimidatoria del genitore abbiano rivelato la situazione ricostruita poi dalle forze dell’ordine e sfociata nel procedimento in corso.

Ieri il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Massa Dario Berrino ha disposto il rinvio a giudizio dell’uomo che adesso è accusato di maltrattamenti in famiglia su minori.

Secondo il codice pena, qualificandosi, questo, come reato abituale, non sono sufficienti singoli e sporadici episodi censurabili per determinare i maltrattamenti, ma i comportamenti fattuali devono essere tra loro collegati da un nesso di abitualità e devono conseguentemente portare un avvilimento della personalità della vittima.  

 

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