Il Tirreno

L’udienza

Duplice delitto di Marinella: Bedini a processo il 17 luglio

di Alessandra Vivoli
Duplice delitto di Marinella: Bedini a processo il 17 luglio

Il presunto omicida esce dal tribunale e fa la linguaccia. Rischia l’ergastolo

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LA SPEZIA.  Di quel ragazzo dai muscoli scolpiti, appeso a mo di bandiera a una sbarra di ferro, non c’è più nemmeno l’ombra. Eppure quella foto, con i tatuaggi in bella vista, per mesi è stata sulle cronache, l’immagine presa dal profilo facebook del presunto killer di Marinella.

Il Daniele Bedini che poco prima delle nove, ieri mattina, scende dal furgone della polizia penitenziaria che da Novara lo ha portato fino al tribunale del La Spezia per assistere all’udienza preliminare, è un 33enne che dimostra molto più dei suoi anni.

Pantaloni della tuta da ginnastica, una maglia ampia che non nasconde bene i chili di troppo. Quelli, hanno detto a più riprese i legali della difesa (Costanza Bianchini e Rinaldo Reboa) accumulati nei mesi trascorsi in cella.

Il falegname carrarese di 33 anni, sotto accusa per i due delitti, quello della prostituta Nevila Pjetri e della trans Carlo Bertolotti, consumati a poche ore di distanza nella zona di Marinella, è solo, scortato dagli agenti.

Non ci sono i suoi genitori e al quarto piano del tribunale spezzino, fuori dall’aula numero 14, non ci sono neppure i parenti delle due vittime che, proprio ieri mattina, si sono costituti parte civili nel processo che si aprirà il 17 luglio prossimo.

L’udienza preliminare

Daniele Bedini arriva in tribunale a La Spezia puntualissimo. Entra subito in aula, dove assiste all’udienza preliminare da dietro le sbarre.

Una udienza che dura poco più di mezz’ora. Per il falegname carrarese, proprio come previsto c’è il rinvio a giudizio. La prima udienza è fissata per il 17 luglio. Intanto gli avvocati della difesa e delle parti civili stileranno le liste testimoniali.

La difesa

Daniele Bedini è accusato di duplice omicidio. Rischia l’ergastolo.

Ma le cose, secondo i legali Reboa e Bianchini, potrebbero avere una svolta nel corso del dibattimento. Se, infatti, venisse riconosciuto il vizio di mente, potrebbe essere avanzata dalla difesa la richiesta del rito abbreviato. E quindi prevedere per l’imputato lo sconto di un terzo della pena.

Le parti civili

Proprio nel corso dell’udienza preliminare si sono costituite le parti civili: il compagno di Nevila Pjetri (assistito dall’avvocata Silvia Rossi) e la figlia di lui (rappresentata dal legale Barbara Madei) e i familiari di Carlo Bertolotti (assistiti da Mauro Boni). Una schiera di parti civili che, dalla prima udienza, saranno presenti al processo.

Le accuse

I capi di imputazione sono stati messi nero su bianco nella chiusura delle indagini della Procura che ricostruiscono i due delitti del giugno scorso. «Esplodendo tre colpi di pistola calibro 22 - si legge nell’avviso di chiusura indagini - all’indirizzo di Nevila Pjetri, attingendola al volto e al capo, ne cagionava la morte. Fatto aggravato perché commesso da persona già sottoposta in via definitiva alla misura di prevenzione personale dell’avviso orale emessa dal Questore di Massa». A Bedini viene contestato anche l’ occultamento di cadavere. Del primo cadavere secondo la ricostruzione della Procura e del secondo cadavere. Con l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di assicurarsi l’impunità del delitto.

E, ancora. Daniele Bedini è accusato anche del secondo omicidio: «perché cagionava la morte di Carlo Bertolotti attingendolo al capo con due colpi di arma da fuoco calibro 22. Fatto aggravato perché commesso da persona già sottoposta in via definitiva alla misura orale emessa dal Questore di Massa. E viene contestato l’occultamento del secondo cadavere: «gettandolo in un fossato, nascondendolo tra ì rovi indi cospargendolo di liquido infiammabile e appiccandovi il fuoco». A Bedini la Procura contesta anche l’accusa di rapina: per essersi impossessato della carta di credito, della carta prepagata, della carta d’identità intestata a Bertolotti.

La linguaccia

Il Bedini di allora, degli occhiali a specchio, i muscoli e i tatuaggi, sembra lontanissimo dal Bedini dimesso e ingrassato apparso in tribunale a La Spezia. Solo all’uscita dell’aula il gesto sfrontato: la linguaccia indirizzata ai cronisti che lo riprendono mentre viene scortato fuori dal tribunale.


 

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