Italia
Falsi incidenti a Massa, il teste in aula: «Si accordavano in carrozzeria»
Ieri ha parlato il carabiniere che ha ascoltato le conversazioni intercettate
MASSA. Secondo lui «la persona cardine dell’inchiesta» è Federico Radicchi, all’epoca dei fatti avvocato praticante. Gli inquirenti lo avrebbero dedotto dalle intercettazioni telefoniche che lui, Antonino Maressa, luogotenente dei carabinieri oggi in servizio in Calabria ma nel 2017, l’anno dell’avvio delle indagini, alla stazione di Massa, ha trascritto per un mese. Intercettazioni come quella in cui Radicchi dice al fratello Stefano: «Oh io domani a quella lì glielo dico, ti sei già messa in sacca delle palanche per il botto falso, cosa vuoi? Sennò gli dico, oh vai da un’altra parte, tanto è così, voglio dire, più gli dai alla gente e peggio è». Conversazioni che venivano ascoltate e registrate dagli investigatori e alle quali seguivano appostamenti. «Facevamo pedinamenti e anche appostamenti per verificare quanto ascoltato», ha spiegato ieri in aula Maressa, in una delle udienze del processo partito nel 2019 sul caso dei falsi incidenti.
Il primo di due filoni (il secondo è ancora in fase di udienza preliminare) dove sono imputate undici persone tra medici, periti delle assicurazioni e avvocati. Sono accusati a vario titolo di reati come frode, corruzione, falso ideologico in atto pubblico, estorsione ed abuso d’ufficio, false certificazioni oltre al reato associativo finalizzato alla frode assicurativa. Secondo la procura la documentazione medica, per provare le lesioni riportate nei falsi incidenti, veniva prodotta, in più occasioni, proprio dai fratelli Radicchi che poi la esibivano ai medici per farla firmare. La squadra mobile, dopo gli arresti, parlò di un «vero e proprio set cinematografico» in cui venivano messi in scena i finti incidenti.
Ieri in aula ha parlato uno dei testimoni dell’accusa, il luogotenente Maressa, appunto, che ha ricostruito uno degli appostamenti, quello del pomeriggio del 21 febbraio del 2017. Una sequenza di foto ricostruiscono quello che i militari hanno visto dalla loro auto parcheggiata davanti a una carrozzeria di Massa. «Dovevamo verificare se Radicchi si sarebbe effettivamente presentato come aveva detto durante la telefonata che avevamo intercettato. E alla fine si è presentato. Lo abbiamo visto entrare nella carrozzeria e parlare con diverse persone. Nella carrozzeria sono entrate diverse auto. Secondo noi quello era il luogo in cui si accordavano sui falsi incidenti».
Lo scopo delle intercettazioni, ricorda, era anche quello di «trovare il maggior numero di persone che si incontravano con Federico Radicchi». Oltre alle intercettazioni e ai pedinamenti, i militari, durante le indagini, ricostruirono anche «il vademecum storico del mezzo». In altre parole andavano a ritroso nel tempo per capire se era stato oggetto di precedenti incidenti stradali o di rimborsi.
Il processo è stato rinviato al 22 maggio. In quell’occasione verranno ascoltati altri testimoni dell’accusa che ieri non si sono presentati. Gli imputati, come detto, sono undici: Paolo Comiotto, Jonatha Cirillo, Vincenzo Verduci, Federico Radicchi, Stefano Radicchi, Lino Stefano Palla, Cesare Tonini, Auro Fillini, Christian Mucciarelli, Emiliano Gentili e Silvia Palamidessi. La seconda tranche, sempre su falsi incidenti e frodi assicurative, conta, invece, 106 indagati (con posizioni articolate in 168 capi di imputazione) ed è ancora di fronte al giudice dell’udienza preliminare Dario Berrino che dovrà decidere chi rinviare a giudizio e per chi, invece disporre il non luogo a procedere.
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