Massa, un istituto tecnico nell’ex Bic: ecco gli obiettivi di Ragaglini
Per il candidato sindaco occorre rivoluzionare la zona industriale apuana e rivedere molte scelte annunciate dall’Asl: a partire dalla Casa di comunità
MASSA. È a Cesare Maria Ragaglini la seconda delle otto interviste ai candidati sindaco di Massa, in vista del voto del 14 e 15 maggio: dieci domande uguali per tutti, seguendo l’ordine del sorteggio.
Ha trascorso una vita da diplomatico Ragaglini, rappresentando l’Italia nel mondo, comprese le Nazioni Unite e in Russia. Si candida con la sua lista Ragaglini Sindaco e questi sono i suoi obiettivi e le sue priorità.
Ci racconta chi è?
«Sono un massese che è partito giovane con la famiglia per studiare all’estero. Ho avuto una carriera diplomatica ricca di soddisfazioni che mi ha portato a conoscere tante realtà e a confrontarmi con i principali rappresentanti istituzionali e diplomatici, italiani e internazionali. Ho sempre portato Massa nel cuore, qui ho i miei affetti più cari, qui ho le mie radici profonde, e qui sono sempre ritornato».
Partiamo dal lavoro. Cosa metterà in campo da sindaco?
«Abbiamo il dovere di dare competitività al territorio per fare lavorare bene le aziende che ci sono e attrarne altre. Serve un grande progetto di riqualificazione della zona industriale, rigenerazione urbana, realizzazione di servizi digitali legati all’industria 4.0, recupero dell’incubatore ex Bic dove realizzare un istituto tecnico superiore per i giovani, un centro di trasferimento tecnologico e un polo di lancio per le start up».
Sempre più attività commerciali abbassano le saracinesche. .
«Dobbiamo avere una strategia a largo spettro. Incentivi e aiuti alle attività sono importanti ma non bastano. C’è una crisi dei consumi, ci sono nuove abitudini di consumo. Dobbiamo accettare questa sfida e interpretare questi cambiamenti perché si trasformino in opportunità. E, soprattutto, dobbiamo invogliare le persone, residenti e turisti, a vivere la città. Quindi penso a una destagionalizzazione del turismo con ampliamento dell’offerta: anche le montagne possono essere un polo di attrazione sempre più importante; occorre una programmazione annuale degli eventi, culturali e di intrattenimento, per attirare visitatori. Poi serve decoro urbano e sicurezza in tutti i quartieri».
Mondo marmo: quali direttive applicherebbe sui valori medi di mercato, e sui controlli; confermerà la riattivazione di sette nuove cave?
«Le aziende del marmo sono imprese produttive: devono rispettare le norme sulla tutela ambientale, la fiscalità, la prevenzione degli infortuni: quindi, più controlli con nuove tecnologie. La revisione delle tariffe e dei valori di mercato discende dalla legge e verificheremo se è congrua. Non vedo la necessità di aprire nuove cave. Occorre aprire un confronto serio con il territorio sul futuro di un’attività, non rinnovabile, che impatta sull’ambiente e soprattutto può mettere a rischio la risorsa acqua che fra non molto sarà la vera ricchezza del territorio. Sono decisioni che devono essere prese con tutta la comunità».
Come destagionalizzare il turismo?
«Occorre programmare gli eventi e lo sviluppo strutturale e urbanistico. Serve un portale che possa integrare le prenotazioni delle attività turistiche e culturali. Per la montagna, penso al recupero e alla riqualificazione dei sentieri a piedi o in mountain bike, a una riqualificazione storico-architettonica di alto livello di tutti i borghi di montagna, al sostegno alla nascita di alberghi diffusi e alle attività economiche per i residenti».
Quale impegno sulla sanità, comprese le bonifiche e il registro tumori?
«Farò tutto quanto nelle mie possibilità per rivedere la scelta della collocazione della Casa di comunità, che considero scellerata e totalmente irrispettosa delle necessità dei pazienti e del personale sanitario. Dovremo studiare altri presidi territoriali come, ad esempio, un ambulatorio mobile per i borghi di montagna. Bonifiche, una priorità: il nostro impegno sarà quello di trovare subito più risorse e non perdere altro tempo, arrivano già con 30 anni di ritardo. Così come il registro tumori che realizzeremo affiancandolo a studi di coorte».
Qual è il futuro del vecchio ospedale?
«Ci sono vincoli dettati dallo strumento urbanistico e la proprietà non è del Comune. Ma è una grande area con una vocazione molteplice che può andare dal sanitario al formativo e, magari entrambi, in un’ottica di polo in sinergia fra Asl nord ovest, Fondazione Monasterio con il vicino Ospedale del Cuore, Università di Pisa e regione Toscana».
Per il castello Malaspina?
«È nostra intenzione riaffidarlo all’Istituto valorizzazione castelli oltre ad assegnare maggiori risorse per la sua gestione. È il simbolo di Massa e deve diventare un importante centro di aggregazione per la cittadinanza».
I suoi primi 100 giorni: quali le priorità?
«Istituzione delle consulte cittadine, avvio della creazione dell’Its al polo ex Bic, affidamento delle progettazioni dei Piani di mobilità sostenibile, del traffico, della sosta e dei nuovi strumenti urbanistici della città».
Ci dica un sogno che vorrebbe realizzare nei cinque anni di mandato.
«Voglio che i cittadini tornino ad avere fiducia nelle istituzioni, efficienti e trasparenti, e voglio porre le basi perché siano orgogliosi di vivere in una città moderna, consapevole del suo passato e che guarda al futuro con rinnovato entusiasmo».
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