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Furti al deposito dei bus di Massa, altro rinvio in tribunale
L’udienza era fissata per il 4 maggio
MASSA-CARRARA. Furti al deposito degli autobus. Era fissata stamani (4 maggio) davanti al giudice l’udienza preliminare in cui si deciderà se arrivare o meno al processo.
La vicenda, lo ricordiamo è del 2018.
I fatti contestati
C’è, secondo l’accusa, chi si era preso la briga di staccare vecchi sedili dal bus per portarseli a casa, chi a casa si portava bombolette spray dal tappo nero (probabilmente Svitol), chi ha usato il carroponte per dare un’occhiata a mezzi che del Ctt non erano. Chi invece - almeno nel periodo in cui le telecamere erano in azione nel deposito - non si faceva mancare il gasolio nella macchina.
Nove nomi finirono sul registro degli indagati nell’inchiesta sui furti nel deposito della compagnia di trasporti, con quadri indiziari ben diversi.
La vicenda giudiziaria ha già registrato alcuni patteggiamenti ma ci sono posizioni per cui si andrà all’udienza preliminare. Doveva essere stamani. è stata ancora una volta rinviata.
Il ruolo delle telecamere
La storia parte da lontanto e tutti i coinvolti scoprirono di essere stati ripresi dalle telecamere il 13 ottobre del 2018 quando venne loro notificato il decreto di perquisizione a firma di Roberta Moramarco, il pm titolare dell’inchiesta. Perquisizioni nel deposito Ctt, nelle abitazioni e nelle auto degli indagati perché proprio nelle vetture che spesso finivano le taniche di gasolio o gli attrezzi prelevati dall’officina.
Le perquisizioni secondo l’accusa erano necessarie per rinvenire «corpo del reato e tracce pertinenti il reato». In parole meno giuridiche: taniche, bidoni, o contenitori con gasolio, «registri carburante o relativi al carico scarico, cartellini di presenza e documentazione afferente il servizio e gli orari svolti dal personale».
I reati contestati sono in gran parte l’appropriazione indebita e furto.
Si contesta il peculato a chi ha agito «in qualità di pubblico servizio» considerato che come pubblico servizio è classificato il trasporto locale. E a chi ha sottratto il gasolio, il pubblico ministero aveva contestato allora anche di averlo fatto con «mezzo fraudolento». Insomma, di essersi dovuto attrezzare con tubi di aria compressa per aspirare il carburante dai bus.
L’udienza preliminare
Gli inquirenti, lo ricordiamo, contestano agli indagati reati contro il patrimonio: appropriazione indebita, furto e - nel caso fossero incaricati di pubblico servizio - il peculato.
Stamani dunque era fissata in tribunale davanti al giudice l’udienza preliminare che dovrebbe dare la svolta alle posizioni che restano in piedi della vicenda.
Ma per un problema di notifica è stato già annunciato un altro rinvio.
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