Gioco
Massa, manifesti elettorali “vista muro”: sos di cinque candidati al prefetto
Per le “plance” esplode la polemica. Cavazzuti: così la campagna è falsata
MASSA. La questione è spinosa, perché sebbene la normativa sulle plance elettorali sia chiara, il risultato è che non tutti i candidati a sindaco hanno pari visibilità. Su 17 tabelloni solo dieci sono “monofacciali”, mentre gli altri sono fronte e retro, ed è proprio il retro il problema: “vista muro”, “vista binari ferroviari”, se non a sbalzo nel vuoto; questo avviene per cinque su otto candidati sindaco, e probabilmente la vicenda non si chiude con l’incontro di ieri in Prefettura.
Da questa situazione si sentono penalizzati il Polo Progressista di Daniela Bennati, ma anche la coalizione di Enzo Ricci e Guido Mussi dei Repubblicani mentre sono nella stessa condizione Marco Lenzoni di Massa Insorge ed Andrea Barotti. In pratica tutti coloro che con il sorteggio hanno ricevuto le numerazioni dall’11 a 20, tant’è che ieri dopo gli esposti della scorsa settimana Polo Progressista e coalizione di centrosinistra hanno voluto incontrare il prefetto, per chiedere di intervenire su quella che chiamano un’iniquità. «Non diamo la colpa al sorteggio», tiene a precisare Bennati. «Il problema è la collocazione delle plance elettorali, alcune troppo vicine al muro, altre con dietro piante e frasche. Per questo chiediamo il ripristino di un principio basilare di democrazia, che non interessa solo noi». Tant’è che ieri c’era anche Stefano Alberti del Pd. É il comune di Massa a individuare le zone e indicare il numero delle plance da installare; poi, il numero d’ordine dei manifesti viene sorteggiato dalla commissione elettorale circondariale. Per cui primo Marco Guidi con le sue cinque liste, poi Cesare Ragaglini, le quattro di Persiani e così via. Il fatto, però, inedito – dicevano ieri fuori la Prefettura – è che alcune plance sono bifacciali, ovvero davanti le prime dieci liste, dietro le altre. Ben inteso, tutto a norma di legge,: tutti i candidati devono essere compresi in un unico tabellone o riquadro; tuttavia, «qualora non fosse possibile destinare un unico spazio, potrà essere distribuito in due o più spazi il più possibile vicini». E la soluzione sembra esser stata quella di una plancia con manifesti fronte retro, ma – come racconta Nicola Cavazzuti di Unione Popolare – «a San Carlo il retro guarda le frasche, ad Antona si affaccia sulla valle tanto che per vederla devi scendere ad Altagnana». Simili situazioni poi alla rotatoria di via del Papino, a Mirteto, in piazza Pellerano. L’incontro non ha dato gli esiti sperati, come poi fa sapere Bennati: «Ringraziamo il prefetto vicario Andrea Leo per la disponibilità e l’ascolto, ma il problema della iniquità delle affissioni elettorali rimane e non sarà risolto da qui alle votazioni». Per questo, Cavazzuti arriva a un giudizio forte: «Questa è una campagna elettorale falsata».
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