Il Tirreno

Solidarietà

L’onlus del cuore per i bambini dell’ex Opa: «Ecco i risultati delle donazioni e del 5x1000»

di Daniela Marzano
L’onlus del cuore per i bambini dell’ex Opa: «Ecco i risultati delle donazioni e del 5x1000»

Le parole del presidente Mario Locatelli

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MASSA. “Dopo amare, è aiutare il verbo più bello del mondo”. Da 30 anni è questa lo spirito che guida l’Associazione di volontariato Un Cuore Un Mondo, che assiste le famiglie dei piccoli pazienti dell’Ospedale del Cuore della Fondazione G. Monasterio (l’ex-Opa).

La missione

Accoglie, ospita e assiste le famiglie nelle Case di accoglienza, anima il reparto pediatrico per i bambini degenti; contribuisce alla ricerca scientifica nel campo della cardiologia e cardiochirurgia pediatrica; finanzia la ricerca scientifica e la formazione dei medici italiani e stranieri; organizza, con il supporto dei medici dell’Ospedale del Cuore e di altre Associazione, programmi di cooperazione e missioni umanitarie che comprendono l’assistenza ai bambini con gravi cardiopatie e forma i medici dei paesi dell’Africa e dell’Asia.

Tutto nacque nel 1993 quando nove soci, oggi attivi, genitori di bambini cardiopatici, Mariella Pigoli, Tiziana Cadei Magli, Giovanni Mariani, Marco Molteni, Stefano Gerosa, Fabio Maria Palmieri, Stefano Di Sandro, Pinuccia Turla e Mario Locatelli (il presidente) decisero di unirsi per sostenere le famiglie all’ex Ospedale pediatrico. Stessa cosa stava succedendo contemporaneamente a Padova con una omonima associazione.

L’identikit

Diventata prima onlus, da marzo di quest’anno è iscritta nel Runts, il Registro nazionale del Terzo Settore, e come tale può essere destinataria della donazione del 5x1000, fonte importante del finanziamento a supporto della sua attività. Nel 1995, su iniziativa del medico Vittorio Vanini, viene costituito il gruppo delle volontarie, cuore pulsante dell’Associazione, che ha oggi più di 30 persone a turnazione e un numeroso gruppo di sostenitori occasionali. La sede di Un Cuore Un Mondo è all’Ospedale del Cuore, eccellenza apuana per la ricerca, la formazione e la cura delle patologie cardiovascolari e polmonari, gestito dal Cnr della regione Toscana, con il quale ha dato vita negli anni a una fattiva collaborazione.

L’atto d’amore

La solidarietà dell’Associazione si è concretizzata in tanti modi, a partire dall’aiuto che ha dato (e continua a dare) alla struttura ospedaliera: con l’acquisto di dotazioni chirurgiche, strumentazione diagnostica, la “terza sala” operatoria dedicata alla cardiochirurgia pediatrica, la Centrale (hub) di telemedicina, l’allestimento di strutture di accoglienza e il supporto organizzativo per le famiglie o il sostegno agli stage di giovani medici. A sua volta, Direzione e equipe medica dell’Ospedale hanno supportato l’Associazione nelle missioni umanitarie all’estero, come l’attuale Progetto in Eritrea, diviso in tre parti: “formazione” nella diagnosi delle cardiopatie anche con la telemedicina e installazione di sette unità di diagnostica, ecografica in sei ospedali regionali e il centro di coordinamento ad Asmara; “cardiochirurgia”, dal 2007, grazie alla passione e alla bravura del medico chirurgo Bruno Murzi, in collaborazione con gli ospedali di Berlino, Zurigo e Padova che prevede una missione all’anno con almeno 15 interventi di cardiochirurgia per ciascuna delle equipe mediche; la sezione “prevenzione” che dal 2012, grazie alla direzione e grande impegno di Nadia Assanta, si è occupata di eseguire screening su circa 13.500 bambini di Asmara e delle Regioni circostanti; L’attività dopo il Covid, riprenderà proprio quest’anno.

L’aiuto e la solidarietà

«Tutte le nostre attività trovano sostegno dalle donazioni di sostenitori privati – spiega il presidente Locatelli – Ospiti dell’accoglienza in ospedale, aziende del territorio, iniziative spontanee. E il contributo del 5x1000. Anche con il lavoro dei volontari e dei sostenitori che realizzano bomboniere solidali, mercatini, cene, spettacoli teatrali, gare sportive, mostre d’arte, ogni goccia è riuscita a formare un mare, considerando che il costo medio di una missione all’estero è sui 65mila euro e ogni intervento di chirurgia costa circa tremila euro. La stretta collaborazione con fondazioni e associazioni ha fatto sì che negli anni si sia costituito un network solidale per i progetti che ciascuna onlus intraprende all’estero. E questo solo per l’aspetto della cardiochirurgia. Grande soddisfazione sono le tre Case di accoglienza, costruite con l’aiuto di aziende e sostenitori privati, affidate a noi per la gestione quotidiana: una media di 30 persone al giorno ricevono supporto di mediazione linguistica, disbrigo di pratiche amministrative ma soprattutto aiuto psicologico, perché per molti genitori venire all’Ospedale del Cuore, nonostante le altissime percentuali di successo degli interventi, rimane pur sempre un viaggio della speranza».
 

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