Il Tirreno

Il "dono"

Dona gli organi a cuore battente e regala la vita a quattro persone

Una sala operatoria (foto d'archivio)
Una sala operatoria (foto d'archivio)

L’intervento all’Opa. Altro espianto “miracoloso”, lo stesso giorno, al Noa

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MASSA.  Due complessi eventi donativi hanno permesso di dare nuova vita a sette giovani pazienti: è accaduto all’ospedale Apuane e all’ospedale del Cuore. Doppio espianto realizzato in due ospedali diversi nello stesso giorno: il risultato della rete di organizzazione toscana trapianti, azienda Toscana Nord Ovest e Monasterio.

Monasterio, da tempo, è impegnata nelle attività di espianto e donazione di organi e tessuti, collaborando con l’azienda toscana Nord Ovest e la organizzazione toscana trapianti: il successo, testimoniato dai risultati, è dato dal lavoro di rete.

In particolare, a partire dallo scorso anno, l’ospedale del Cuore è impegnato con il proprio Ecmo team, muovendosi in mobilità verso gli ospedali in cui ci siano donatori selezionati: una squadra multidisciplinare, composta da professionisti altamente specializzati e da strumentazione all’avanguardia, che vede operare in sincronia anestesisti, perfusionisti e infermieri.

Ed è proprio la squadra che è intervenuta all’ospedale Apuane: quando la malattia non è più aggredibile con tutti i livelli più elevati di assistenza terapeutica, il paziente, in accordo con la propria famiglia, viene accompagnato nel percorso di fine vita. Dopo un briefing pre procedurale con gli operatori locali e l’équipe trapiantologica, il paziente viene attaccato all’Ecmo, la macchina cuore polmoni che permette di perfondere gli organi importanti. L’evento ha permesso ad una sola persona di regalare nuova vita ad altre tre persone. L’evento che si è realizzato all’ospedale del Cuore nello stesso giorno, è avvenuto a cuore battente: questo significa che il team, composto da cardiochirurghi, anestesisti, perfusionisti e infermieri, dopo aver eseguito ogni diagnosi clinica possibile, anche grazie all’utilizzo di tutte le strumentazioni a disposizione, dichiara la morte cerebrale del paziente.

A questo punto, si mette in moto la grande macchina donativa: ciò, non prima di avere appurato che il paziente in vita abbia espresso la propria volontà donativa in forma scritta o, qualora non lo avesse fatto, non prima di aver parlato con la famiglia. L’evento ha permesso ad una sola persona di regalare nuova vita ad altre 4 persone.

«Senza donatore, non esiste trapianto»: questo il motto del centro nazionale trapianti, che celebra la giornata nazionale per la donazione e il trapianto di organi e tessuti proprio oggi. Decidere in vita di donare i propri organi, dopo che la propria vita è scivolata via, è una scelta coraggiosa e un atto di altruismo. Gli organi sono un dono di vita, per la vita.

«Monasterio è da anni impegnata nella collaborazione con l'azienda toscana nord ovest per le attività di donazione e trapianto - spiega Paolo Lopane, coordinatore area vasta Nord Ovest della organizzazione toscana trapianti. La collaborazione tra le aziende sanitarie in questo settore è un preciso obiettivo della organizzazione toscana trapianti e sta dando ottimi risultati. In particolare, è opportuno ricordare lo sviluppo del programma della donazione controllata, avviato nel 2022, che vede l'ospedale del Cuore impegnato in mobilità con il proprio Ecmo Team nel reperimento di donatori individuati e segnalati dalle terapie intensive degli ospedali dell'azienda non dotati di tecnologia Ecmo. Monasterio, recependo le indicazioni della giunta regionale Toscana si è integrata nella rete regionale del Procurement adottando un efficiente modello organizzativo per il coordinamento delle attività donative. Proprio in questi ultimi giorni, si è resa protagonista in due complessi eventi donativi che hanno consentito di restituire una nuova prospettiva di vita a 7 giovani pazienti in lista d'attesa di trapianto per una grave insufficienza d'organo terminale».

«Parla di fine vita di un paziente e di donazione di organi a noi medici sembra un paradosso, perché siamo abituati a salvare vite - commenta il dottor Stefano Antonelli, anestesista e coordinatore locale della rete trapianti -. La scienza ci porta a pensare che, quando non si può salvare una vita, dopo aver fatto di tutto per salvare quella vita, si deve pensare a salvare gli organi, perché anche questi sono vita, non per questo paziente, ma per qualcuno che ne ha bisogno».
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