Il Tirreno

Il caso

Hotel riceve un avviso di pagamento di 10mila euro dall’Inps per un errore di un ente pubblico

Melania Carnevali
Hotel riceve un avviso di pagamento di 10mila euro dall’Inps per un errore di un ente pubblico

L’albergatore aveva assunto una dipendente con sgravi fiscali a cui non aveva diritto, ma il tribunale del lavoro gli ha dato ragione: “Si è fidato delle istituzioni”

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TRESANA. Nel 2015 e nel 2016 aveva assunto una dipendente nel suo hotel usufruendo degli sgravi contributivi previsti all’epoca per chi regolarizzava disoccupati. E lo ha fatto in virtù di un certificato del centro dell’impiego che confermava lo stato di disoccupazione della donna. Eppure l’albergatore si è visto recapitare a casa un avviso di pagamento dell’Inps di 10.791, 65 euro per i contributi previdenziali di cui ha usufruito e non aveva diritto. La dipendente, infatti, aveva già un contratto in essere. Colpa, si scopre adesso, di un errore del centro per l’impiego che ha rilasciato un certificato sbagliato. Ma c’è anche la certificazione del fascicolo elettronico della stessa Inps che indicava altrettanto chiaramente l’usufruibilità degli sgravi fiscali per l’assunzione della donna. Un caso di mala burocrazia terminato però con la vittoria di Davide contro Golia. Il tribunale del lavoro di Massa ha dato infatti ragione all’albergatore sostenendo che si tratta di un caso di «legittimo affidamento», cioè «la generale fiducia dei cittadini nei dati forniti dagli enti pubblici, o comunque, facenti parti di quel complesso di istituzioni che si definisce come pubblica amministrazione. In proposito – si legge nella sentenza – la giurisprudenza di legittimità è molto precisa nel delineare la nozione e i termini del legittimo affidamento».

La pubblica amministrazione, dice il tribunale nell’accogliere le istanze dell’albergatore, «è gravata, anche per il tramite delle clausole generali di correttezza e buona fede, applicabili alla stregua dei principi di imparzialità e di buon andamento dell’obbligo di non frustrare la fiducia di soggetti titolari di interessi indisponibili, fornendo informazioni errate o anche dichiaratamente approssimative». Informazioni di questa natura, secondo il giudice, «devono ritenersi non conformi a correttezza, in quanto rese da enti pubblici dotati di poteri di indagine e certificazione, nonché incidenti su interessi al conseguimento e godimento di beni essenziali della vita, come quelli garantiti dall’articolo 38 della Costituzione; tale situazione ricorre in qualunque ipotesi in cui la pubblica amministrazione fornisce notizie o comunicazioni errate relative alla posizione di un amministrato e, dunque, pure nel caso che, sebbene non sia richiesta (e rilasciata) una vera propria certificazione, informazioni relative alla posizione di un assicurato siano contenute in un altro documento rilasciato dalla pubblica amministrazione, quale un estratto conto assicurativo».

La responsabile dei centri per l’impiego della Provincia è stata ascoltata in aula e ha riconosciuto la genuinità del documento (che quindi non era stato contraffatto) ma non è riuscita a dare una spiegazione «sull’evidente errore». L’unica spiegazione plausibile è quella di un malfunzionamento del sistema al momento del rilascio del documento.

«Resta quindi confermato, anche a livello di dati scaturiti dall’istruttoria testimoniale – si legge nella sentenza – il dato emerso da quella documentale e cioè che, in base ai documenti suddetti, risultava certificato, pur erroneamente, lo stato di disoccupazione della donna e quindi, in relazione alla sua assunzione come lavoratrice subordinata dipendente, la possibilità di usufruire degli sgravi contributivi di legge».

Il tribunale ha quindi annullato l’avviso di pagamento e condannato l’Inps a pagare le spese processuali.


 

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