Il Tirreno

Bonifica nell’ex Ferroleghe, interrogazione parlamentare di Iv. «Gravi rischi per la salute»

di David Chiappuella
Bonifica nell’ex Ferroleghe, interrogazione parlamentare di Iv. «Gravi rischi per la salute»

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CARRARA. «Si chiede di sapere quali iniziative i ministri in indirizzo intendano adottare e in quali tempi per provvedere ad attuare gli interventi di risanamento ambientale dell’area Sin ex Ferroleghe di Massa-Carrara, nonché quali iniziative intendano adottare per tutelare l’ambiente e la salute pubblica in un’area in cui la mortalità risulta in eccesso per i tumori del sistema linfo-ematopoietico e per i linfomi non-Hodgkin e in cui le leucemie colpiscono molti giovani, soprattutto nella fascia compresa tra i 20 e i 29 anni e sono oltre la media i dati dei bambini nati con malformazioni congenite». A domandarlo sono le senatrici di Italia Viva Raffaella Paita e Silvia Fregolent in un’interrogazione presentata al ministro dell’Ambiente Gilberto Picchetto Fratin e a quello della Salute Orazio Schillaci, su richiesta di Cosimo Ferri, consigliere comunale di minoranza ed ex deputato renziano. «La zona industriale apuana -scrivono le due interroganti- è stata sede di industrie chimiche che, nel corso di almeno 50 anni, hanno rilasciato nell’ambiente una molteplicità di sostanze inquinanti ad azione cancerogena, mutagena, teratogena e comunque nociva». A tal proposito le due parlamentari ricordano che ad oggi nei 116 ettari di Sin apuano risultano bonificati solo il 10% dei terreni ed appena il 3% della falda. «In particolare, -proseguono- l’ultimo studio per la caratterizzazione della falda, condotto a Massa-Carrara dalla Sogesid Spa, società del ministero dell'Ambiente e soggetto incaricato delle bonifiche, ha evidenziato che nel corso di due campagne di indagine è stato registrato il superamento dei livelli massimi consentiti di 35 sostanze contaminanti appartenenti a 11 diversi gruppi chimici». Più nello specifico, «nell’area Sin denominata ex Ferroleghe di Massa-Carrara sussiste un pesante inquinamento dovuto ad uno stabilimento che produceva ferrocromo e nell’area vi sono due vasconi con fanghi contenenti cromo e cromo esavalente, altamente cancerogeno». La capogruppo di Azione-Italia Viva al Senato Raffaella Paita e la collega Silvia Fregolent descrivono con dovizia di particolari la sorgente di contaminazione ancora attiva all’interno dell’ex fabbrica. «I vasconi -affermano- si estendono per una superficie di 7.200 metri quadrati, con una profondità di circa 2 metri, per 14.400 metri cubi di sedimento stimati. Al di sopra dei vasconi è presente un cumulo di depositi costituito da scarti di lavorazione con blocchi di marmo e granito, pezzame lapideo e terre sabbiose, fanghi solidificati della segagione del marmo (marmettola), materiale lapideo da demolizione, legno e vegetali». Il cumulo presenta una superficie di 12.000 metri quadrati per un’altezza di circa 18 metri, complessivamente sono stati stimati circa 113.800 metri cubi di materiale per un totale di 227.600 tonnellate. Nel sito, quindi, «persiste un gravissimo inquinamento da cromo esavalente e le iniziative volte a bonificare l’area risultano ferme per la mancanza delle risorse finanziarie necessarie per l’intervento (meno di 8 milioni, precisamente 7.682.896 milioni di euro)». Inoltre, «nella zona abitata del Murlungo, situata a valle del Sin ex Ferroleghe, è stata registrata una contaminazione della falda da cromo esavalente a partire dal 1990, come dimostrato dagli accertamenti condotti all’epoca dall’Usl n. 2 di Massa-Carrara, il che dimostra il grave pericolo per l’ambiente e per la salute derivante dalla presenza di tali materiali nocivi nell’area e la loro capacità di pregiudicare direttamente la popolazione». A sostegno di questa tesi le due parlamentari citano i dati della sesta edizione dello studio epidemiologico nazionale Sentieri, coordinato dall’Istituto superiore di sanità e presentato a Roma lo scorso 23 febbraio, che confermano «che la provincia di Massa-Carrara risulta una tra quelle con il più alto livello di tumori e patologie spesso riconducibili all’inquinamento chimico residuale del territorio». In territorio apuano, dunque, concludono Paita e Fregolent, «interventi di bonifica tempestivi ed efficaci rappresentano una priorità non più procrastinabile».

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