Gioco
Crisi, l’industria apuana regge: il Pil si avvicina ai livelli del 2019
Carrara, ecco secondo il neo presidente dell’Isr chi si è giocato le carte giuste per reagire
CARRARA. L’industria apuana ha saputo reagire alla “tempesta perfetta”, ovvero a quella eccezionale combinazione di fattori (non meteorologici ma) di crisi che mai era accaduto deflagrassero insieme: una pandemia; l’esplosione dei costi energetici, delle materie prime e per la logistica, effetto del conflitto russo-ucraino; l’impennata dell’inflazione a livelli che non si rivedevano da oltre 40 anni; il blocco, a livello internazionale, di alcune filiere di approvvigionamento; e, dall’estate scorsa, il ritocco all’insù del costo del denaro, dovuto ai continui rialzi della Banca centrale europea. È la lettura del post-Covid del neo presidente dell’Istituto di Studi e Ricerche della Camera di Commercio Toscana nord ovest, Sergio Chericoni.
Quali tracce, ad oggi, ha lasciato sulle imprese locali la pandemia da coronavirus?
«Gli effetti della pandemia sono stati molto impattanti per le imprese locali. I dati dell’Isr pubblicati nell’ultimo Rapporto Economia ci dicono, tuttavia, che con il 2022 si è quasi recuperato il gap: il Pil dell’economia locale è cresciuto lo scorso anno di quasi il 4 per cento e manca davvero uno zero virgola per tornare ai livelli del 2019. Le nostre imprese hanno dimostrato di avere maturato anticorpi utili a affrontare situazioni molto complicate che si sono venute a creare nel 2022 e che continuano a persistere. Quindi più che di tracce da coronavirus parlerei di tracce lasciate dall’insieme dei fattori che hanno scatenato la “tempesta perfetta”».
I singoli settori come si sono “comportati”?
«Sull’industria ha pesato il rincaro dei costi delle materie prime e dell’energia e la crisi della logistica ma, grazie alla capacità di stare sui mercati internazionali delle nostre imprese, il settore è riuscito a reggere il colpo nel 2022. Per l’edilizia il problema è più complicato perché deve fare i conti anche con il caos dei crediti fiscali da bonus che sta mettendo a serio rischio la sostenibilità finanziaria di molte imprese. Sul commercio pesa la concorrenza interna portata dall’e-commerce, favorita, questa sì, dal coronovirus che ha accelerato il cambiamento nei comportamenti dei consumatori e pesa l’impennata dell’inflazione. Per il turismo c’è la voglia di tornare a fare vacanze dopo il lockdown, ma anche questo settore ha dovuto fare i conti con i rincari dell’energia che hanno dimagrito i margini delle imprese, e la perdita delle quote di turismo straniero è ancora lontana da essere recuperata».
Qual è il settore che ha più strumenti per tamponare gli effetti della crisi energetica, quale invece corre più rischi?
«Sono esposti il cartario, le industrie alimentari e la metalmeccanica, settori dove, stando ai bilanci del 2021, il costo per l’acquisto di materie prime e per consumi di servizi di pubblica utilità incideva per il 60% sul fatturato. Tra i settori più a rischio c’è anche il commercio, dove tali spese incidono per il 70% sul giro d’affari. Tra i settori meno energivori troviamo certamente i servizi alle imprese e alle persone. Attenzione, però: non esiste un settore che riesce a tamponare meglio i costi dell’energia rispetto ad un altro, ma modelli di organizzazione dell’attività che consentono di tenere più sotto controllo i costi legati alla produzione, attraverso per esempio l’adozione di modelli di budgeting (la definizione dei badget, ndr) che favoriscono un più efficace monitoraggio del sistema dei costi presenti e futuri».
Quale, secondo lei, è il comparto apuano più promettente, con maggiori chance di crescita nell’immediato futuro?
«Da quello che ci risulta dai nostri studi, i comparti al momento più promettenti e che hanno superato bene la crisi dovuta alla pandemia sono stati chimica e farmaceutica, ma anche cantieristica e nautica che, dopo una lunga crisi scoppiata nel 2008, da ormai un lustro inanellano performance interessanti di crescita. Dalle analisi dell’Isr risultano in crescita anche l’estrazione, il legno e mobilio e i servizi di pubblica utilità (come energia, gas, acqua e rifiuti) o, per restare all’interno del settore commerciale, da comparti legati all’invecchiamento della popolazione, come farmacie, parafarmacie, rivendita di articoli medicali e ortopedici. Ma credo sia giusto parlare non solo di settori ma anche di imprese promettenti. Mi riferisco a quelle imprese che hanno innovato, investendo nel digitale e nella sostenibilità ambientale, che hanno riadattato i loro modelli di business a un mondo che cambia in maniera rapidissima, che hanno anche svecchiato e al contempo investito nella formazione della propria forza lavoro. Ecco queste organizzazioni oggi riescono a raggiungere delle performance più interessanti rispetto ad altre».
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