Il Tirreno

Mozione di sfiducia al sindaco, è il giorno della resa dei conti

Mozione di   sfiducia al sindaco,   è il giorno della  resa dei conti

Si vota in consiglio. Se l’atto passa, arriva il commissario

4 MINUTI DI LETTURA





MASSA. Questa sera, dalle 18, si terrà il consiglio comunale che deciderà se Francesco Persiani resterà sindaco fino a scadenza naturale oppure se questa esperienza terminerà prima del tempo. Otto sono i consiglieri di minoranza ad aver firmato la mozione di sfiducia e cinque quelli di maggioranza: Luana Mencarelli e Paolo Menchini (M5S), Gabriele Carioli, Stefano Alberti e Alessandro Volpi (Pd), Uilian Berti (Art. 1), Dina dell’Ertole (Iv), Elena Mosti (Volpi Sindaco), a cui si sono aggiunti Roberta Dei e Sara Tognini (FdI), Antonio Cofrancesco (Misto), Lucia Bongiorni (Persiani Sindaco) e Sergio Menchini (FI). In tutto 13, mentre “fuori” ci sono Luca Guadagnucci e Stefano Benedetti (FI), Massimo Evangelisti, Alessandro Cancogni e Bruno Tenerani (FdI), che pure dovrebbero votare – salvo sorprese – la mozione. Allora sarebbero 18 i voti a favore, che sfiducerebbero Francesco Persiani mandando così a casa il primo cittadino, la giunta e il consiglio comunale. Al loro posto un commissario di nomina prefettizia, che traghetterebbe alle urne del 14 e 15 maggio il Comune di Massa, e nel mentre porterebbe avanti la gestione “ordinaria” dell’ente, come l’approvazione del bilancio. I presupposti della mozione affondano nei mesi di crescente agitazione del centrodestra, che ha portato a variazioni di bilancio e Piano dell’arenile bocciati, la mancata approvazione del bilancio e del Piano delle opere. In mezzo la distanza tra sindaco e maggioranza sulle scelte strategiche, la riorganizzazione degli uffici comunali a pochi mesi dal voto. Per queste ed altre ragioni, già a gennaio venne ventilata dai 10 “ribelli” di maggioranza una mozione di sfiducia, a cui a stretto giro seguì quella delle opposizioni.

Tra le due, ad avere la meglio è stata quest’ultima. In pratica una messa in stato d’accusa del sindaco, oggetto della sfiducia, ma anche della maggioranza e della giunta comunale: «È nostra convinzione – recita la mozione – che la città abbia bisogno di una situazione di distesa compattezza amministrativa per gestire i finanziamenti arrivati grazie al Pnrr, perché altrimenti potrebbero esserci conseguenze gravi. Massa ha bisogno, anzi diritto – concludono – di risposte concrete e di una guida esecutiva che gestisca l’interesse comune e porti le forze politiche alle urne in un clima di serenità, senza intromissioni che niente hanno a che fare con il bene della città». Queste in sostanza le motivazioni delle opposizioni, che già avevano un giudizio negativo sull’operato dell’amministrazione Persiani. Ma a queste conclusioni sarebbero giunti, pur in forma e per argomenti diversi, anche i consiglieri di Forza Italia e Fratelli d’Italia che rimproverano a Persiani il mancato coinvolgimento nelle decisioni strategiche per la città. In pratica di essere un “uomo solo al comando”, poco incline ad ascoltare o a ricevere i contributi dagli alleati. Ne sarebbero un esempio alcune varianti urbanistiche, la maxi variazione di bilancio poi bocciata, la progettualità della piscina comunale, fino ad arrivare al rincaro dei parcheggi, i cordoli in cemento sul lungomare. Persino il posizionamento del vespasiano in piazza Pellerano. Motivazioni diverse, che messe insieme portano ad un giudizio tale dal voler far terminare anticipatamente il mandato di Persiani. Al contrario, chi ancora resta legato al sindaco, come la Lega, punta anzi il dito contro gli interessi elettorali di Fratelli d’Italia, che in scorta ai risultati ottenuti nelle recenti elezioni punterebbe allo scranno principale di Palazzo civico. Da qui, secondo Lega ed altri, nascerebbe la candidatura a sindaco del segretario Marco Guidi, già assessore poi dimessosi la scorsa settimana, e ne sarebbe una riprova l’emergere del conflitto politico all’indomani del voto del 25 settembre. Persiani, da par sua, avrebbe anzi tentato di ricucire lo strappo in maggioranza con riunioni e incontri, a cui però Fratelli d’Italia non ha mai partecipato. A nulla sono valsi i tentativi di mediazione, anche dal tavolo nazionale del centrodestra: si va allo scontro in consiglio comunale. Molti si dicono certi dell’esito del voto, ma in politica nulla va dato per scontato. Tante potrebbero essere le variabili, che pure vengono bisbigliate alla vigilia del consiglio: le eventuali dimissioni del sindaco in apertura della seduta, le assenze strategiche, persino franchi tiratori al momento del voto o addirittura intese dell’ultimo secondo. D’altronde i margini sono pochi: servono 17 voti, e sono “solo” 18.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore